giovedì 25 Luglio 2024

L’ultima trovata della Lega: carcere per manifesti e pubblicità con la foglia di cannabis

Vietare il consumo della cannabis, anche nella sua forma priva di THC, non basta. Ora la Lega vorrebbe addirittura vietare «l’utilizzo di immagini o disegni, anche in forma stilizzata, che riproducano l’intera pianta di canapa o sue parti su insegne, cartelli, manifesti e qualsiasi altro mezzo di pubblicità per la promozione di attività commerciali». La pena, per chi violi tale disposizione, potrebbe prevedere «la reclusione da 6 mesi a 2 anni» e una multa «fino a 20 mila euro». Le disposizioni sono contenute nel subemendamento, depositato dal deputato leghista Igor Iezzi alla Camera, all’emendamento sulla cannabis al ddl Sicurezza voluto dal governo. Il pacchetto Sicurezza si trova attualmente in discussione presso le commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera.

La proposizione di questo subemendamento è solo l’atto conclusivo di una battaglia spietata portata avanti dai partiti della maggioranza contro la cannabis. Nell’aprile del 2023, la deputata di FDI Augusta Montaruli aveva presentato formalmente una proposta di legge in cui si prevedeva di alzare a 5 anni la pena massima per chi produce, traffica e detiene sostanze stupefacenti o psicotrope quando il fatto è “di lieve entità”, con l’obiettivo di dare «alla magistratura giudicante questo ulteriore strumento per arginare la reiterazione del delitto quando gli elementi de facto a seguito di una puntuale e attenta valutazione siano tali da richiederne l’applicazione». Nell’estate dello scorso anno, poi, il governo aveva ulteriormente alzato il tiro, emanando un decreto che equiparava i prodotti per uso orale a base di cannabidiolo a sostanze stupefacenti, vietandone il commercio. Dall’entrata in vigore del testo, pubblicato il 20 settembre in Gazzetta Ufficiale, essendo diventata illegale anche la detenzione all’interno dei punti vendita, erano scattati perquisizioni e sequestri da parte delle forze dell’ordine. A reagire era stata l’associazione Imprenditori Canapa Italia (Ici), che aveva avanzato un ricorso definendo “illegittimo” il decreto a causa della mancanza del parere dell’Iss, contestando la decisione di ricondurre il cannabidiolo tra le sostanze stupefacenti o psicotrope. Il TAR del Lazio, a ottobre, ha bocciato il decreto del governo, accogliendo il ricorso di Ici e rendendo nuovamente consentito il commercio dei prodotti. Solo pochi giorni fa, è andato in scena un nuovo blitz: con un emendamento al Ddl Sicurezza, l’esecutivo ha proposto il divieto della produzione e del commercio della cosiddetta cannabis light, stabilendo il ritorno all’equiparazione della cannabis light, ovvero quella con quantità di Thc inferiore allo 0,2% (che attualmente può essere venduta nei negozi commerciali), alla cannabis ‘normale’, che figura nella lista delle sostanze stupefacenti citate nel Testo Unico sulle Sostanze Stupefacenti. Federcanapa, associazione del settore, ha indirizzato una lettera alla commissione di Giustizia della Camera dei Deputati per sollecitare un dietrofront, scrivendo che il divieto “non danneggerebbe solamente il commercio della cosiddetta ‘cannabis light’, ma andrebbe a colpire l’intero comparto agroindustriale della canapa da estrazione, in particolare della produzione di derivati da Cbd o da altri cannabinoidi non stupefacenti per impieghi in cosmesi, erboristeria o negli integratori alimentari”, ricordando che “tali impieghi sono riconosciuti dalla normativa europea come impieghi legittimi di canapa industriale”. Ciò non è evidentemente bastato a frenare l’azione repressiva della maggioranza, che ieri ha partorito il subemendamento per vietare i manifesti e le pubblicità con la foglia di cannabis.

Per cannabis light si intende la sostanza ricavata dalle infiorescenze femminili della pianta di cannabis, che vengono selezionate proprio per il loro basso contenuto di THC e per la ricchezza di CBD, composto che non ha effetti psicotropi. Nel novembre 2020, in un’importante pronuncia la Corte di giustizia dell’Unione Europea aveva affermato che i prodotti a base di CBD non devono essere considerati come stupefacenti, sottolineando che “il divieto di commercializzazione del CBD costituisce una misura di effetto equivalente a restrizioni quantitative delle importazioni, vietata dall’articolo 34 TFUE”. La stessa Organizzazione mondiale della sanità, in un report di pochi anni prima, aveva asserito che il CBD, non provocando effetti collaterali sulla salute degli esseri umani, è ben tollerato dall’organismo, evidenziando la sua potenziale applicazione in ambito medico. Gli effetti analgesici e antinfiammatori della sostanza, in grado di ridurre la percezione del dolore e di agire come ansiolitico, calmante e anticonvulsionante, sono ormai attestati da anni. Mentre l’Italia fa la guerra alla cannabis, l’Europa e il mondo si muovono in maniera sempre più chiara verso la regolarizzazione del suo mercato. In ultimo, lo scorso febbraio, la Germania ha approvato il provvedimento sulla legalizzazione parziale della cannabis ad uso ricreativo, permettendo il possesso e la coltivazione di cannabis alle persone maggiorenni, che potranno portare con sé fino a 25 grammi di cannabis, possederne in casa fino a 50 grammi e coltivarne fino a tre piante. Si consentirà inoltre ai componenti dei “cannabis club”, che saranno autorizzati a partire dal mese di luglio, di acquistare la cannabis per finalità ricreative.

[di Stefano Baudino]

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