lunedì 24 Giugno 2024

La riattivazione dei fondi all’UNRWA da parte del governo italiano è una farsa

Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha comunicato che il governo ha disposto la riattivazione dei fondi destinati all’Agenzia dell’ONU per i rifugiati palestinesi (UNRWA,) che erano stati sospesi dopo le accuse israeliane, poi rivelatesi infondate, sul presunto coinvolgimento di alcuni suoi addetti con gli attacchi lanciati da Hamas lo scorso 7 ottobre. La mossa del governo italiano, tuttavia, si profila come niente di più che una farsa: da un lato, infatti, non è stata specificata con certezza l’entità dei finanziamenti che verranno erogati (Tajani si limita a riferire di «star valutando» una cifra di 5 milioni); dall’altro, una somma di certo ben più corposa andrà alla controversa iniziativa Food for Gaza, una operazione umanitaria lanciata con il beneplacito dello stesso governo israeliano, che può quindi fare da filtro agli aiuti.

L’annuncio è stato fatto nella giornata di sabato 25 maggio, durante un incontro tra il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il primo ministro dell’Autorità Palestinese, Mohammed Moustafa, svoltosi a Roma. Nel corso dell’incontro, il ministro Tajani ha riferito come abbia disposto la ripresa dei finanziamenti all’Agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi, senza parlare di cifre certe. Il ministro si è limitato ad affermare di «star valutando» una cifra di 5 milioni di euro: 2 milioni dovrebbero essere destinati a «progetti in Cisgiordania», mentre 3 milioni potrebbero andare ai rifugiati palestinesi in Siria, Libano e Giordania. I finanziamenti all’Agenzia erano stati interrotti dopo le accuse lanciate da Israele, secondo le quali alcuni membri dell’UNRWA sarebbero stati coinvolti nell’attacco del 7 ottobre. Lo scorso 22 aprile è stato tuttavia pubblicato un rapporto indipendente, redatto da una commissione delle Nazioni Unite, il quale, al termine di oltre due mesi di indagini, spiegava come Israele non avesse fornito alcuna prova in merito alle accuse mosse. Nonostante ciò, la scorsa settimana il governo israeliano avrebbe comunque inserito l’UNRWA nell’elenco delle associazioni terroristiche riconosciute come tali dal Paese.

I finanziamenti all’UNRWA da parte del nostro Paese sono drasticamente calati dopo l’insediamento del governo Meloni. Se nel 2021 l’Italia ha versato 15,8 milioni di dollari (valuta usata dall’ONU), collocandosi al 16° posto tra i donatori, e nel 2022 ne sono stati stanziati oltre 18 milioni (14° posto), nel 2023 (quindi ben prima che Israele muovesse le proprie accuse contro l’UNRWA) i fondi erogati sono stati poco più di 1,4 milioni di dollari, facendo crollare l’Italia al 47° posto tra i donatori. E, stando alle comunicazioni del governo, non vi è certezza in merito all’entità delle donazioni per l’anno corrente. L’Italia ha preferito dirottare i propri finanziamenti sull’iniziativa Food For Gaza, realizzato su volontà di Tajani in collaborazione con la FAO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), il PAM (Programma Alimentare Mondiale) e la Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (FICROSS), presentato lo scorso 11 marzo. Non vi sono molti dettagli disponibili circa lo svolgimento di tale programma: ciò che è certo è che, prima di diventare effettivo, questo ha ricevuto il beneplacito del governo israeliano, con il coinvolgimento diretto del ministro degli Esteri israeliano Katz. A questa iniziativa, sulla quale Israele potrà dunque effettuare una qualche forma di controllo, l’Italia destinerà ben 30 milioni di euro (in parte già erogati), ovvero l’ammontare degli arretrati non erogati all’UNRWA – e non, come lasciato intendere dal governo, fondi aggiuntivi.

L’UNRWA costituisce storicamente un unicum nella galassia delle agenzie e dei fondi delle Nazioni Unite, rappresentando l’unica agenzia dedicata a un gruppo etnico specifico e delimitato. L’esistenza dell’UNRWA, il cui mandato viene rinnovato ciclicamente, rappresenta per i palestinesi la garanzia i della sopravvivenza del diritto al ritorno alle proprie terre sancito dalla risoluzione 194 del 1948. Da anni Bibi Netanyahu chiede la chiusura dell’agenzia proprio perché essa permette la trasmissione dello status di rifugiato da una generazione all’altra, mantenendo di fatto in vita la questione del destino dei rifugiati palestinesi anche per chi non ha subito in prima persona l’esodo del 1948. Qualora dovesse cessare il lavoro dell’UNRWA, i rifugiati palestinesi passerebbero sotto il controllo di UNHCR (l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati), il cui mandato mira all’integrazione dei migranti nel Paese di destinazione e non al ritorno verso le terre di origine. La mossa del governo italiano, dunque, costituisce un assist non da poco nei confronti di quello israeliano, in quanto delegittima l’autorità della stessa Agenzia puntando su programmi alternativi che godano dell’approvazione del governo di Netanyahu. Il tutto sulla pelle dei civili palestinesi, tra i quali le vittime hanno superato ormai le 36 mila unità. L’offensiva israeliana non accenna infatti ad arrestarsi, anzi: all’indomani dell’appello della Corte di Giustizia Internazionale, che chiedeva lo stop delle operazioni a Rafah, l’IDF ha compiuto l’ennesimo massacro, scagliando diversi missili su un campo per sfollati recentemente istituito vicino a un magazzino dell’UNRWA, radendo al suolo gli insediamenti e causando almeno 40 vittime, molte delle quali arse vive. Dopo 235 giorni e con 1,7 milioni di sfollati interni, 815 mila dei quali solo a Rafah, la ferocia del conflitto non sembra che aumentare.

[di Valeria Casolaro]

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