martedì 25 Giugno 2024

Gaza: Hamas accetta la tregua, Israele in cambio scatena l’attacco su Rafah

Il movimento di resistenza palestinese Hamas ha dichiarato ieri di avere accettato un accordo in tre fasi per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, nell’ambito dei negoziati mediati dall’Egitto e dal Qatar al fine di trovare un’intesa con Israele e fermare il massacro di civili che ormai da sette mesi insanguina l’enclave palestinese. Tuttavia, non solo Israele non ha accettato l’accordo, ma per pronta risposta ha dato il via all’attacco su Rafah, la parte più a sud della Striscia dove sono rifugiati 1,4 milioni di civili palestinesi sfollati dalle altre zone dell’enclave per sfuggire ai bombardamenti delle forze israeliane. Hamas ha fatto sapere che il suo capo politico, Ismail Haniyeh, aveva informato i mediatori di Qatar ed Egitto di avere accettato la loro proposta di cessate il fuoco, provocando reazioni di giubilo da parte dei civili palestinesi. Proposta respinta, invece, da Israele: l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ha, infatti, affermato che la proposta di tregua non è adeguata alle richieste di Tel Aviv e il gabinetto di guerra ha quindi approvato l’avvio dell’operazione a Rafah, nonostante la contrarietà degli Stati Uniti. Tale rifiuto ha scatenato la rabbia degli stessi israeliani: ieri sera, infatti, centinaia di manifestanti hanno bloccato l’autostrada Ayalon allo svincolo Hashalom nel centro di Tel Aviv in segno di protesta contro la gestione della questione degli ostaggi da parte del governo e per fare pressione su Netanyahu affinché concluda un accordo, come ha riferito il media israeliano Haaretz.

La proposta di tregua accettata da Hamas avrebbe compreso tre fasi: la prima prevedeva un periodo di cessate il fuoco di 42 giorni per effettuare lo scambio di 33 ostaggi israeliani con prigionieri palestinesi e durante i quali Israele avrebbe dovuto ritirare parzialmente le truppe da Gaza e consentire la libera circolazione dei palestinesi dal sud al nord di Gaza. Nella seconda fase, un altro periodo di 42 giorni sarebbe servito a ripristinare una “calma sostenibile” e ad effettuare il ritiro completo della maggior parte delle truppe israeliane da Gaza, oltre che a rilasciare i riservisti israeliani e alcuni soldati in cambio di altri prigionieri palestinesi. La fase tre, infine, prevedeva il completamento degli scambi tra ostaggi e prigionieri palestinesi, l’avvio della ricostruzione di Gaza – secondo un piano supervisionato da Qatar, Egitto e Nazioni Unite – e la fine del blocco totale della Striscia di Gaza. Nonostante il piano in tre fasi fosse stato concordato con i mediatori internazionali, un funzionario dello Stato ebraico ha dichiarato che non è chiaro quale piano Hamas abbia accettato, poiché alcuni termini differirebbero sostanzialmente da quelli mostrati dai mediatori a Israele e concordati dal governo israeliano la scorsa settimana. L’ufficio di Netanyahu ha fatto sapere che Israele invierà comunque una delegazione per incontrare i negoziatori al fine di raggiungere un accordo. Prima però ha deciso di attaccare Rafah costringendo circa 100.000 persone ad abbandonare l’area, rischiando di provocare l’ennesima mattanza dall’inizio della campagna militare israeliana nella Striscia. Dopo avere emesso l’ordine di evacuazione, Israele ha effettuato attacchi nella parte orientale di Rafah e l’IDF ha affermato di aver preso il controllo del valico di Rafah – al confine con l’Egitto – dal lato di Gaza. Secondo il Guardian, un attacco a una casa ha provocato l’uccisione di cinque palestinesi. In totale, lunedì 22 persone sarebbero state uccise negli attacchi, tra cui diversi bambini e alcuni neonati.

Diverse sono state le reazioni internazionali di sdegno per l’aggressione israeliana: l’Arabia Saudita ha parlato di “genocidio” e il ministero degli Esteri saudita ha messo in guardia dai «pericoli delle forze di occupazione israeliane che prendono di mira la città di Rafah come parte della loro sistematica e sanguinosa campagna per assaltare tutte le aree della Striscia di Gaza e sfollare i suoi residenti verso l’ignoto». Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, aveva già esortato Netanyahu a non lanciare un’offensiva a Gaza e un funzionario americano ha detto che gli Stati Uniti sono «preoccupati» per gli ultimi attacchi israeliani su Rafah, ma «non credono che rappresentino un’operazione militare di grande portata». Da parte sua, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha ribadito l’«appello urgente al governo israeliano e alla leadership di Hamas affinché raggiungano un accordo e mettano fine alle sofferenze», affermando sulla piattaforma X di essere «profondamente preoccupato dalle indicazioni secondo cui un’operazione militare su larga scala a Rafah potrebbe essere imminente».

[di Giorgia Audiello]

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4 Commenti

  1. grazie G.A.
    Le tenebre dell’orrore sono calate su di noi. Il colonnello Kurtz di Apocalisse Now, non arrivava a tanto. Sembrava un Film, abbiamo sperato che fosse un film.
    Il male che non hanno potuto fare le SS al povero popolo ebraico, lo sta facendo il governo israeliano e l’IDF. Ed i loro fratelli Palestinesi sono considerati NIENTE. Sono considerati meno dei parassiti da eliminare…
    Eppure, ogni mattina, sempre più persone acquistano questa consapevolezza. Anche questo non era mai successo nella storia.

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