mercoledì 17 Aprile 2024

Cosa sappiamo del video sul soldato che irrompe nelle cabine elettorali in Russia

Un soldato in mimetica, con il volto coperto da un passamontagna e un kalashnikov in mano, entra ed esce dalle cabine elettorali di un seggio in Russia, mentre all’interno si trova un elettore evidentemente spaesato. È quanto mostra un breve video, lungo circa 15 secondi, diventato virale sui social, diffuso anche sul canale Telegram dell’agenzia ucraina Unian. In un secondo video, è possibile riconoscere un seggio molto simile al precedente, ma da un’altra angolazione. Questa volta, la scena viene ripresa dall’alto e mostra un uomo che viene bloccato e tenuto a terra, arrestato da due soldati in mimetica (uno dei due perde la pistola per poi riprenderla) e trascinato via.

I filmati hanno molti dettagli in comune, a partire dai soggetti coinvolti che non vengono mai ripresi in volto e dall’ambientazione (il pavimento, le cabine elettorali, le tende, la scrivania dello scrutatore). Sebbene sia impossibile, a oggi, verificarne l’autenticità, i due video sono diventati virali (in particolare il primo sull’irruzione del militare nella cabina elettorale), sono stati ripresi dall’Ansa, discussi nei salotti televisivi e condivisi dalle maggiori testate italiane con i consueti titoli altisonanti, poi modificati quando dopo qualche giorno ci si è resi conto che i filmati non erano verificabili (Come i soldati controllano i voti è stato emendato, per esempio, diventando, Elezioni Russia: militari ai seggi. Polemica per un video virale non verificato). I filmati sono stati un’occasione ghiotta per i media di massa occidentali per rilanciare la narrazione secondo cui le elezioni in Russia sarebbero avvenute in un clima di violenza, tra frodi e brogli, irruzioni violente di militari ai seggi e persino “rastrellamenti”.

I dubbi e gli accesi dibattiti riguardo la veridicità dei due video hanno spinto Facta e Open a pubblicare due articoli di fact checking in cui non si arriva, però, a nessuna conclusione certa, se non che i video non sono verificabili. Giunti entrambi a questo epilogo, Open cerca però di contestare il debunking di alcuni siti russi, come War on Fakes, che hanno smontato i video in questione, sostenendo che non solo siano falsi, ma che le scene siano state ricreate ad arte in Ucraina per screditare le presidenziali russe. Per sviare dalla possibile matrice ucraina, Open conclude che le “prove” fornite dalla “propaganda russa” risultano “deboli”. Similmente, Facta ammette che «Al momento in cui scriviamo non esiste tuttavia una verifica da parte di fonti indipendenti che confermi o smentisca l’autenticità della scena», ma chiosa: «A prescindere dalla veridicità o meno di questo filmato, le elezioni in Russia si sono svolte in un Paese in cui la maggior parte degli oppositori politici di Putin sono in esilio all’estero, sono in prigione in Russia o sono morti ed è presente una dura e capillare repressione del dissenso».

Tra i principali diffusori del primo video troviamo il canale Telegram russo Выборы, всем ЦЫК! dove vengono pubblicati svariati contenuti che denunciano attività sospette durante le elezioni in Russia. In un aggiornamento al post del 16 marzo 2024, gli admin dichiarano di non essere certi dell’origine del filmato, citando una utente VK di nome Lydia Skripnik, la quale avrebbe condiviso la clip per la prima volta sul social network russo in un post del canale Izvestia. Il commento, però, così come l’account di Lydia Skripnik, non sono più presenti

Su X numerosi utenti hanno sollevato dubbi sulla veridicità delle immagini, facendo notare molteplici e macroscopiche anomalie, come l’assenza di ripiani o mensole, all’interno delle cabine su cui appoggiarsi per scrivere il proprio voto sulla scheda elettorale. 

Noi abbiamo interpellato Pino Cabras, ex vicepresidente della Commissione affari esteri della Camera dei deputati, che è stato Mosca come osservatore in una ventina di seggi durante le elezioni russe. Cabras ci ha parlato di «un divario totale tra quello che viene diffuso dai media e la realtà dei fatti» e ha biasimato il fatto che i media italiani abbiano dato credito e diffuso video evidentemente “farlocchi” che, a suo dire, si possono smontare sia da un punto di vista tecnico, sia dal punto di vista logico-politico. Secondo Cabras sono numerosi i dettagli nei video che farebbero propendere per una messinscena: per iniziare, manca qualunque indicazione sul seggio e sulla città in cui sarebbe avvenuta la scena, inoltre, nessun militare girava armato e col passamontagna all’interno seggi. Nei due filmati non vengono mai ripresi i volti delle persone coinvolte; si intravedono gli scrutatori senza essere inquadrati e sul tavolo manca un apparato elettronico omologato che ciascuno scrutatore aveva per registrare i documenti di riconoscimento. Inoltre, le tende davanti alle urne sono diverse da quelle usate nei consueti seggi (in alcuni seggi mancavano del tutto o erano semplicemente bianche) e le urne avevano un sigillo di plastica diverso da quello che si vede nei video. E ancora, ogni seggio elettorale era dotato di almeno tre macchinette elettroniche per il voto, posizionate vicino alle cabine, che mancano invece nei filmati, così come non si vedono le valigette per la raccolta dei voti per le persone invalide o impossibilitate a votare di persona.

Come abbiamo visto, nel secondo video le riprese vengono registrate dall’alto, da una telecamera fissa: le telecamere ai seggi, però, non potevano essere indirizzate verso le cabine. Lo spoglio, spiega Cabras, è stato fatto esibendo le schede davanti a una camera, che non si trovava mai di fronte alle cabine. Ogni elemento dello spoglio è stato, infatti, registrato e chiunque può richiederne la registrazione. In tutti i seggi, oltre agli scrutatori e agli osservatori, erano presenti i rappresentanti di lista dei diversi partiti come ulteriore elemento di controllo sull’andamento delle elezioni. 

Dal punto di vista logico-politico, invece, è bene osservare che Putin non aveva bisogno di “rastrellare” malamente i voti contrari, se non nell’immaginazione di certi politici e giornalisti occidentali: la notizia di eventuali disordini sarebbe stato solo un problema d’immagine per lo zar. Milioni di persone sono andate spontaneamente a votare, con un’affluenza altissima (che l’Europa si sogna) e con un risultato scontato. Che bisogno aveva di raccattare dei voti marginali quando era certo che la stragrande maggioranza dei seggi gli avrebbe tributato un plebiscito?

Domande, dubbi, anomalie e perplessità che non vengono però nemmeno presi in considerazione dai giornalisti occidentali, che preferiscono diffondere notizie allarmanti e video non solo non verificabili, ma anche presumibilmente falsi, pur di avvalorare la criminalizzazione del nemico russo.

[di Enrica Perucchietti]

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