mercoledì 17 Aprile 2024

Le proteste dei trattori continuano in tutta Europa: in Catalogna occupata la piazza del Parlamento

Proseguono anche in questi giorni le proteste degli agricoltori europei, che non desistono dalle loro rimostranze dopo mesi di contestazioni e nonostante la Commissione europea sia andata apparentemente incontro alle loro richieste. Negli ultimi giorni, le proteste hanno interessato in particolare la Catalogna, ma anche in altri Stati europei gli agricoltori stanno proseguendo la loro lotta contro le normative ambientali e burocratiche di Bruxelles. Nella comunità autonoma spagnola, il 5 marzo i rappresentanti di quattro organizzazioni agricole e zootecniche sono intervenuti in Parlamento per esporre i problemi del settore, mentre nella piazza un centinaio di dimostranti manifestava in loro sostegno. Le richieste dei coltivatori sono molteplici e si differenziano anche a seconda degli Stati e delle regioni. Le principali, comuni a quasi tutti gli Stati europei, riguardano l’abrogazione della norma che impone di lasciare incolto il 4% dei terreni, la riduzione della burocrazia, l’uso dei pesticidi, i sussidi sul carburante, un regolamento europeo più rigido sulle importazioni di prodotti esteri per contrastare la concorrenza sleale e, in alcuni casi, la contestazione della promozione dei cibi sintetici, degli insetti come cibo e della destinazione dei terreni agli impianti fotovoltaici.

Nel caso della Catalogna, i rappresentanti delle organizzazioni di categoria hanno chiesto la riduzione della burocrazia, evitando la duplicazione delle informazioni e il controllo delle loro attività, e hanno lamentato le aggressive restrizioni idriche per i terreni, causate dalla situazione di siccità, nonostante, a loro dire, il settore agricolo sia quello «più coscienzioso». A tal proposito, Imma Puigcorbé, rappresentante della “Piattaforma dei contadini”, è stata molto dura nei confronti dell’Agenzia catalana per l’acqua (ACA), accusandola del «saccheggio dei fiumi Ter e Muga», nonché «della concessione di grandi quantità di acqua a società come ICL dei Bages [una società israeliana multinazionale mineraria] e il famoso Hard Rock», il mega progetto di svago basato sui casinò che è fondamentale nelle trattative sul bilancio catalano. Per queste ragioni, il settore rurale ha chiesto una ristrutturazione dell’ACA in modo che la sua industria abbia «peso e rappresentanza» all’interno dell’organismo. Un altro punto fondamentale su cui hanno posto l’accento i rappresentanti degli agricoltori è quello della concorrenza sleale di prodotti originari di Paesi terzi che non devono sottostare alle rigide normative europee. «Se vuoi un Paese ricco e con sovranità alimentare, devi metterti al lavoro», hanno avvertito gli esponenti delle associazioni di categoria.

Anche in Italia sono in corso o sono previste nuove proteste: il collettivo di Asti e Alessandria si sta riorganizzando, mentre, secondo media locali, a Frosinone da ieri gli agricoltori sono tornati a marciare in strada con i trattori. Un’altra grande manifestazione si è svolta ieri a Varsavia: organizzata dal sindacato agricolo Solidarietà, ha come obiettivo quello di portare l’attenzione sulle criticità che affliggono il settore agricolo, ottenendo colloqui con il primo ministro Donald Tusk e contestando aspramente il Green Deal europeo.

Le manifestazioni proseguono nonostante le concessioni della Commissione europea: quest’ultima ha adottato ufficialmente una deroga di un anno alla norma che impone di lasciare il 4% dei terreni incolti per promuovere la biodiversità e la fertilità dei terreni. Invece di lasciare i terreni a riposo, gli agricoltori potranno coltivare colture che fissano l’azoto (come lenticchie, piselli o fave) e/o colture intercalari senza prodotti fitosanitari sul 4% dei loro seminativi. La deroga è entrata in vigore il 14 febbraio e si applicherà retroattivamente dal primo gennaio per un anno, ovvero fino al 31 dicembre 2024. Per quanto riguarda la burocrazia, invece, la Commissione UE, per ora, ha solo proposto delle misure per allentare il monitoraggio, i controlli e i requisiti ambientali al fine di alleggerire la burocrazia della Politica agricola comune (PAC). Relativamente all’uso dei pesticidi, invece, l’esecutivo comunitario ha annunciato il ritiro del regolamento sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (Sur), presentato nel giugno 2022, che mirava a dimezzare l’uso di pesticidi chimici nell’Unione entro il 2030, segnando la prima battuta d’arresto per il Green Deal europeo. Ha promesso, inoltre, maggiori sussidi al settore. «I nostri agricoltori meritano di essere ascoltati», aveva affermato Ursula von der Leyen agli inizi di febbraio in un discorso al Parlamento di Strasburgo, aggiungendo tuttavia che «gli agricoltori sanno anche che l’agricoltura deve passare a un modello di produzione più sostenibile, in modo che le loro aziende rimangano redditizie negli anni a venire».

Nonostante le aperture dell’esecutivo europeo, gli agricoltori non demordono e continuano a denunciare un impianto normativo, secondo loro, destinato a far collassare l’intero comparto: le concessioni europee, infatti, sono viste dai lavoratori del mondo agricolo come “contentini”, come meri palliativi – anche in vista delle elezioni europee – che non contribuiranno minimamente a salvare il settore da quella che, a loro dire, si configura come la sua completa distruzione.

[di Giorgia Audiello]

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