lunedì 4 Marzo 2024

In Italia stanno chiudendo diecimila negozi ogni anno

In soli 11 anni, tra il 2012 e il 2023, in Italia sono scomparsi oltre 111mila negozia al dettaglio (un crollo del 20,25%), nonché 24mila attività di commercio ambulante. La tendenza è invece opposta per le attività di alloggio e ristorazione, che sono ben 9.800 in più. Ad ogni modo, in tutti i settori menzionati sono nettamente aumentate le imprese straniere, in crescita del 30,1%, mentre progressivamente si riducono le imprese italiane, che segnano un -8,4%. A fornire questo spaccato sono le statistiche frutto dell’analisi “Demografia d’impresa nelle città italiane”, svolta dall’Ufficio Studi di Confcommercio in collaborazione con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. Dati che, in combinato disposto, non fanno che delineare in maniera chiara come le città italiane siano soggette a una “sempre più preoccupante” desertificazione commerciale, nonché a un sempre più spedito processo di turistificazione. A testimoniarlo, in particolare, il fatto che la riduzione delle attività commerciali risulti molto più accentuata, in ogni macro-zona dello Stivale, nei centri storici rispetto alle periferie.

I dati diramati da Confcommercio consegnano un’importante chiave di comprensione per comprendere in che modalità si sta modificando la fisionomia delle città italiane attraverso la struttura del commercio al dettaglio – in calo, in termini assoluti, del 17% tra il 2012 e il 2021 –, che rappresenta la spia dei cambiamenti più profondi del modo di intendere i centri urbani da parte della popolazione. Nello specifico, sono in caduta libera i numeri delle attività tradizionali – carburanti -40,7%, libri e giocattoli-35,8%, mobili e ferramenta -33,9%, abbigliamento -25,5% -, mentre sono in aumento servizi e tecnologia – le farmacie segnano un +12,4%, computer e telefonia crescono dell’11,8% -, come anche le attività di alloggio (+42%) e ristorazione (+2,3%). Nel complesso, la densità commerciale, ovvero il numero di negozi per mille abitanti, nei centri medio-grandi è calata del 15,3%. Dal rapporto emerge come molti di questi negozi abbiano preferito abbassare le serrande dopo essere stati sovrastati dal web. L’e-commerce, infatti, non fa che crescere, costituendo il principale attore responsabile del calo del numero dei negozi sul territorio. Negli ultimi cinque anni, gli acquisti di beni online sono infatti quasi raddoppiati, passando da 17,9 miliardi del 2019 a 35 miliardi del 2023, mentre nell’ambito dei servizi si è passati da 13,5 a 19,2 miliardi. In totale, sui consumi online e offline, l’incidenza delle vendite sul web ha raggiunto l’anno scorso il 17% per l’abbigliamento e il 12% per il beauty.

Al fine di disinnescare le conseguenze più drammatiche della desertificazione, la soluzione avanzata da Confcommercio agli esercenti è quella di “puntare su efficienza e produttività, anche attraverso l’innovazione e la ridefinizione dell’offerta“, prendendo in particolare dimestichezza con l’omnicanalità, ovvero con il parallelo utilizzo di un efficace canale online per la pubblicizzazione e il commercio di prodotti e servizi. “Prosegue la desertificazione commerciale delle nostre città, un fenomeno che riguarda soprattutto i centri storici dove la riduzione dei livelli di servizio è acuita anche dalla perdita di commercio ambulante. Il commercio rimane comunque vitale e reattivo e soprattutto mantiene il suo valore sociale – ha dichiarato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli -. Rimane, in ogni caso, prioritario contrastare la desertificazione commerciale con progetti di riqualificazione urbana per mantenere servizi, vivibilità, sicurezza e attrattività delle nostre città. In questa direzione vanno il progetto Cities di Confcommercio e la rinnovata collaborazione con l’Anci a conferma del nostro impegno per favorire uno sviluppo urbano sostenibile e valorizzare il ruolo sociale ed economico delle attività di prossimità nelle città”.

[di Stefano Baudino]

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