venerdì 12 Aprile 2024

Patto tra Regione Friuli e AstraZeneca: la multinazionale collaborerà alla ricerca pubblica

Il presidente della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, e l’amministratore delegato di AstraZeneca Italia, Claudio Longo, hanno firmato un Protocollo d’intesa che prevede l’avvio di una collaborazione tra settore pubblico e privato per sviluppare la ricerca e l’innovazione nell’ambito delle “scienze della vita”. Scopo della partnership è quello di incrementare le attività innovative mediante lo scambio di conoscenze, la creazione di reti di collaborazione e la condivisione di competenze tra l’azienda e gli enti del Servizio sanitario regionale del Friuli-Venezia Giulia. In particolare, AstraZeneca Italia, attiva nel settore della ricerca in ambito biofarmaceutico, fornirà le proprie competenze per l’avanzamento della ricerca in ambito farmaceutico e degli studi clinici di Fase I, Fase II e Fase III attraverso la collaborazione con le Strutture Sanitarie regionali, all’interno delle proprie aree di competenza, ossia oncologia, malattie rare, cardiovascolare, metabolico e renale, respiratorio e immunologico, infettivologia. Come affermato da Longo, l’accordo consentirà “di realizzare studi clinici, favorendo processi di trasferimento tecnologico, di individuare iniziative di prevenzione e supporto della fragilità ed esplorare progetti di salute digitale”. Ulteriore obiettivo del progetto è sviluppare iniziative per la prevenzione delle malattie e la promozione di corretti stili di vita unitamente “all’implementazione di soluzioni per il supporto della fragilità”. L’iniziativa ricalca fedelmente il modello propugnato dal World Economic Forum (WEF): lo sviluppo della collaborazione pubblico-privato, infatti, è uno dei cardini strategici dell’agenda del WEF che si inserisce all’interno della più ampia logica del “capitalismo degli stakeholders”, teorizzato dai filantrocapitalisti di Davos. Il modello pubblico-privato, tuttavia, non è esente da criticità a partire dall’attribuzione del rischio imprenditoriale, da potenziali conflitti d’interesse e dall’influenza che le multinazionali possono esercitare sugli Stati.

«La storia recente, legata all’emergenza sanitaria da Covid-19, ci ha dimostrato quale sia il valore della ricerca e dello sviluppo di soluzioni terapeutiche innovative, mettendo in evidenza come le Scienze della vita rappresentino un fondamentale pilastro non solo di salute pubblica ma anche di competitività economica e sicurezza nazionale. Nei prossimi anni, i territori dovranno competere per attrarre significativi investimenti in tale settore» ha dichiarato il governatore Fedriga, mentre Longo ha posto l’accento sulle “iniziative di salute digitale e applicazione dell’intelligenza artificiale nella genomica e nella medicina di precisione” come risultati auspicati della collaborazione tra l’azienda e la regione. Anche in questo caso, è possibile notare come si stia attuando pienamente l’agenda di Davos, in quanto quelle citate da Longo sono parte delle tecnologie della Quarta rivoluzione industriale (QRI), di cui il fondatore del WEF, Klaus Schwab, è uno dei più accaniti sostenitori: “Le innovazioni sbalorditive innescate dalla Quarta Rivoluzione Industriale, dalla biotecnologia all’intelligenza artificiale, stanno ridefinendo cosa significa essere umani” aveva asserito Schwab nel suo libro “La Quarta Rivoluzione industriale”.

Sempre l’AD di Astrazeneca, con riferimento al Protocollo, ha affermato che si tratta del «frutto di una collaborazione di lunga durata e un esempio concreto di come le partnership pubblico-privato siano elemento imprescindibile per il futuro dei sistemi sanitari». La collaborazione, infatti, rientra in un percorso iniziato due anni fa dalla regione Friuli-Venezia Giulia per potenziare il comparto delle Scienze della vita e della ricerca scientifica. Per quanto riguarda la collaborazione pubblico-privato, quest’ultima sta diventando sempre più spesso lo strumento attraverso cui le élite economiche e i grandi gruppi industriali riescono a promuovere e a realizzare i loro progetti con il contributo di finanziamenti statali, riducendo così anche i rischi d’impresa, spesso addossati al settore pubblico. Si tratta peraltro di iniziative che non sempre corrispondono alle reali necessità dei cittadini, ma mirano a realizzare gli investimenti di una ristretta cerchia economico-finanziaria che è in grado così di modellare i principali ambiti di azione politica: dall’agricoltura al clima, dalla salute all’energia. Un esempio recente è quello degli affari nucleari di Bill Gates che alla COP 28 ha chiesto esplicitamente il contributo dei governi nazionali e la loro collaborazione con le aziende private per espandere un settore – quello dell’energia nucleare – in cui il filantrocapitalista sta investendo dal 2008.

La regione Friuli-Venezia Giulia risulta, dunque, quella che più velocemente delle altre sta attuando il partenariato pubblico-privato in ambito sanitario, insieme allo sviluppo nel settore delle nuove tecnologie della QRI, coerentemente con il cosiddetto “transumanesimo sanitario” accelerando così lo sviluppo della “sanità 4.0”. Consapevolmente o meno, l’amministrazione di centro destra della regione risulta così perfettamente allineata ai programmi del WEF di Davos, espressione, quest’ultimo, degli interessi e dei “disegni” delle élite plutocratiche internazionali.

[di Giorgia Audiello]

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15 Commenti

  1. D’accordissimo con Mirko. Ormai sono anni che ho abbandonato il vecchio sistema basato sull’ignoranza di Sé e sulla verità da Tg e dell’stituzione a cui rivolgersi per la “salvezza”. Contento di sentire anche qui qualcuno così. Esiste una sola Scienza della Vita e non è quella di Multinazionali, enti, regioni o stati.

  2. Abbiamo una responsabilità in tutto quanto sta accadendo, quella di abdicare al nostro potere di persone e cittadini e lasciare che i mentecatti si approprino del potere politico, del quale non sanno altro fare che vendere la loro mediazione in favore delle aziende private.
    Non abbiamo ancora capito, perlomeno la maggioranza di noi, che la nostra salute dipende dalla conoscenza del funzionamento del nostro proprio corpo.
    Per spiegare la mia posizione faccio una metafora: a nessuno di noi verrebbe in mente di chiedere ad un estraneo di occuparsi della nostra casa. Eppure quando si tratta della casa più intima, il nostro corpo, chiediamo ad altri di occuparcene o di spiegarci come funziona. Una tale ignoranza è quella che rende tanto importante la delega della nostra salute al servizio sanitario.
    Se fossimo più coscienti di cosa ci serve per mantenerci in salute sarebbe molto difficile per il servizio pubblico venirci a raccontare immonde panzane come quelle che sono state dette, ad esempio, durante il periodo del covid. E di certo non permetteremmo di spendere miliardi in inutili e dannosi vaccini.

    Rispondo in particolare anche a Luigi Marchiorello.
    La collaborazione fra enti pubblici ed enti privati non è in sé un problema. Anzi, in un sistema virtuoso sarebbe auspicabile.
    Semplicemente, allo stato attuale, questo sistema virtuoso non c’è. Non c’è perché non c’è un ente pubblico che operi con il senso del servizio ai cittadini, come stiamo ben vedendo. Forse sei illuso che questi politici, soprattutto quelli veneti, siano dalla tua parte. Ti faccio i miei migliori auguri.

  3. Ha “combattuto come David contro due Golia” con i soldi dei cittadini della comunità europea, comunità che ha fatto con David contratti milionari secretati e poi ha imposto con il ricatto i “prodotti”di David, e i ricavi li ha tenuti David…🤔 fatico a capire l’analogia…🤷

    • David=Astra zeneca, vaccino COVID di tipo tradizionale, ritirato dal commercio per un gran numero di morti cardiovascolari, stranamente a carico del sesso femminile. Costo di pochi euro. Golia = Pfizer e Moderna, vaccino di tipo mRNA, sperimentale e almeno dieci volte più costoso ( tra l’altro temperatura di conservazione di quasi meno 80 gradi, chissà mai quando rispettata. Anche perché con una fiala vennero ricavate 5 o più dosi, e mantenere quella temperatura aprendo e chiudendo la fiala non è così semplice) . Per il vaccino Pfizer i conti sono secretati, non mi risulta per quello Astra zeneca, ottenuto tra l’altro tramite una collaborazione con l’università di Oxford e soldi pubblici europei. In ogni caso , pensando male? , potrebbe esserci stata una operazione di killeraggio del vaccino Astra , ad opera di Pfizer, visto che la differenza di prezzo è notevole ( basta dare il contentino appropriato anche ad Astra). Non sarebbe la prima volta che succede in ambito farmaceutico. Ho visto altre situazioni simili in passato, per esempio il caso Aulin, secondo me.

  4. Non sono d’accordo con gli altri co-lettori e me ne scuso, ma trovo questa collaborazione buona ed oltretutto amo AstraZeneca che aveva combattuto come David contro 2 Golia nei vaccini contro il Covid.
    Ormai Eretico aggiungo persino che non vedo l’ora che anche il Veneto diventi Stato indipendente solo Federato all’Italia e possa in futuro lanciare simili collaborazioni, Crofiggetemi pure e così sia.

    • Di buone intenzioni è lastricato l’Inferno. La collaborazione pubblico-privato va bene solo fintanto che il privato non prevale sul pubblico, come invece è insito nel modello capitalista, come abbiamo ben visto al di là di ogni dubbio proprio durante gli anni del Covid, con gli accordi presi direttamente fra Von Der Leyen e Burla, i cui termini ancora oggi vengono tenuti segreti nonostante riguardino la salute di molti milioni di Europei, evidentemente perché se venissero dischiusi creerebbero risentimento, perché se creassero maggiore consenso li pubblicherebbero sicuramente. Per non parlare dell’OMS, sulla carta volta al bene dell’umanità ma di fatto finanziata solo per il 15% dal pubblico, il resto da privati, gli stessi privati che finanziano la ricerca farmaceutica. L’unico Paese dove questa collaborazione funziona è la Cina, nella quale non appena una realtà privata diventa tanto grande da rappresentare un potere tale da minacciare il pubblico, lo Stato entra nel capitale e ne prende il controllo (vedi Alibaba). Il mercato lasciato a sé stesso conduce inevitabilmente al monopolio e al superamento della politica, come dimostra la incredibile concentrazione del potere economico e finanziario ormai nelle mani di 2 o 3 grandi fondi di investimento ai quali fa capo praticamente tutto. La verità nel caso di accordi come quello in articolo è che il pubblico ormai è succube del privato, con quest’ultimo che decide quali accordi vadano stipulati e a quali condizioni, e con il primo che li annuncia e li firma.

  5. Sicuramente mi sbaglio, ma una simile imbecillità politica (inteso nel senso di una politica sana – quella che cerca il bene dei cittadini) mi fa subito dubitare di corruzione. Non avessimo abbastanza tasse da pagare dobbiamo anche finanziare chi ci usa come cavie. Fantastico.
    Mia nonna avrebbe detto: “Povera Italia!”

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