giovedì 18 Luglio 2024

La Scala dei Turchi è finalmente diventata di proprietà pubblica

Dopo circa dieci anni di contenziosi, la Scala dei Turchi, un’imponente parete di roccia bianca a picco sul mare lungo la costa di Realmonte, vicino a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, diventerà un bene pubblico. Ferdinando Sciabarrà, dichiarato legittimo proprietario di una parte della scogliera da una sentenza del 2021 che aveva revisionato alcuni documenti catastali risalenti all’Ottocento, ha comunicato di volerla cedere gratuitamente al comune interessato, quello di Realmonte. Intenzione che l’uomo aveva già manifestato in passato, chiedendo all’Amministrazione, in cambio, di impegnarsi a istituire in loco una riserva naturale. Richiesta che, stando alle parole dell’associazione ambientalista di Agrigento ‘Mareamico’, potrebbe in qualche modo essere accontentata nei prossimi mesi: «Il Comune si attiverà per costituire una fondazione, per la gestione di questo importante bene, probabilmente in collaborazione con l’Ente Parco Valle dei Templi, l’Università di Agrigento ed il Libero Consorzio Provinciale di Agrigento», si legge.

La notizia ha, per l’isola, una notevole rilevanza. La Scala dei Turchi è infatti uno dei simboli più importanti e conosciuti di tutta la Sicilia. Il suo nome, secondo la tradizione, deriverebbe dai pirati Saraceni – che le popolazioni locali chiamavano erroneamente Turchi – che ne sfruttavano la posizione strategica, riparata dai venti, per approdare e saccheggiare i villaggi sparsi lungo la costa. E dalla forma. La Scala dei Turchi presenta infatti una forma ondulata e irregolare, con linee dolci e rotondeggianti, che le conferiscono un particolare aspetto a ‘gradoni’.

La sua fama è dovuta principalmente alla naturale bellezza del luogo. Il Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI) la descrive come una parete che “si erge fra due spiagge di sabbia fine e dalla sommità si scorge tutta la costa agrigentina”. Facile, dunque, intuire il motivo per cui nel tempo è diventata un’attrazione turistica. La singolarità della scogliera bianca costituita di marna, una roccia sedimentaria di natura calcarea e argillosa e le sue peculiari forme hanno inoltre fatto da sfondo ai romanzi di Andrea Camilleri e del suo Commissario Montalbano.

Una bellezza tuttavia estremamente fragile, che ha spinto il comune di Realmonte, nell’agosto del 2007, a presentare all’UNESCO una richiesta ufficiale affinché il sito, insieme alla villa romana, venga inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità. Negli anni, infatti, la falesia della Scala è stata deturpata più volte, da persone diverse: prima un cantiere messo su per la costruzione di un complesso alberghiero – bloccato dalle denunce di Legambiente. Poi il ripetersi di numerosi episodi di maltrattamenti. Nel 2022, per esempio, la scogliera è stata imbrattata con una sostanza rossa, poi rimossa grazie all’intervento di alcuni volontari.

Secondo molti, per controllare e proteggere la parete potrebbe essere utile contingentare gli ingressi, come già succede altrove. Ad oggi, infatti, il sito può arrivare a contare circa 700mila visitatori all’anno, persone quindi che inevitabilmente si arrampicano sulle fragili rocce, le toccano e le calpestano. Neppure il sequestro della parete da parte della procura di Agrigento, nel febbraio del 2020, per rischio di crolli, è riuscito a interrompere il flusso di turisti. Una situazione che all’epoca ‘Mareamico’ descrisse come “un fallimento dello Stato”, da “controllare per bene”.

Non è escluso che il comune, in futuro – soprattutto ora che possiede la totale proprietà della Scala – possa effettivamente optare per un ingresso su prenotazione e\o a pagamento.

[di Gloria Ferrari]

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