martedì 27 Febbraio 2024

Le multinazionali dei pesticidi convincono Bruxelles: altro via libera al glifosato

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), pur ammettendo di non aver potuto adeguatamente valutare i rischi per i consumatori e la biodiversità, ha dato un nuovo via libera all’erbicida glifosato assicurando che l’uso della sostanza non solleva “preoccupazioni critiche”. “Una preoccupazione – precisa l’Agenzia – è definita critica quando riguarda tutti gli usi proposti della sostanza attiva oggetto di valutazione, impedendone così l’approvazione o il rinnovo”. Eppure, tra le altre cose, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato il dibattuto principio attivo come “probabilmente cancerogeno per gli esseri umani”. Una decisione quindi controversa, ma non inaspettata considerando le ormai decennali interferenze delle aziende produttrici della sostanza in questione. Ad ogni modo, quel che sconcerta è che l’EFSA abbia dato l’ennesimo parere favorevole al rinnovo dell’autorizzazione senza che sia stato possibile risolvere in via definitiva delle questioni chiave, come il rischio alimentare per i consumatori e l’impatto sulla biodiversità. Al riguardo, infatti, non si avrebbero metodologie di valutazione armonizzate e le informazioni disponibili risulterebbero carenti. In barba al principio di precauzione, secondo l’agenzia, l’erbicida però “non desta preoccupazioni critiche”.

D’altronde, l’intera vicenda che ruota attorno al glifosato è da molto tempo caratterizzata da scandali e conflitti d’interesse. Varie istituzioni pubbliche, già tra il 2012 e il 2015, avevano ad esempio plagiato le valutazioni della multinazionale Monsanto relative agli impatti dell’erbicida. In altre parole, le conclusioni tratte dall’azienda che ha brevettato il principio attivo sono state utilizzate e diffuse dalle autorità pubbliche facendole passare per proprie. Bisogna aspettare però il 2017 per lo scandalo vero e proprio. In quell’anno vengono infatti resi noti i cosiddetti Monsanto papers, dei documenti che hanno evidenziato quanto la multinazionale, ora totalmente acquisita dal colosso Bayer, abbia interferito sugli studi finalizzati a promuovere la sicurezza del glifosato. Una volta scaduto il brevetto dell’allora Monsanto, gli interessi nei confronti dell’erbicida più utilizzato al mondo si sono poi estesi a quasi tutte le aziende dell’agrochimica. Di riflesso, queste hanno iniziato a condurre degli studi con l’obiettivo di smontare la tesi secondo cui il glifosato fosse pericoloso per l’uomo e l’ambiente. Al riguardo, nel 2020, due ricercatori dell’Istituto di Ricerca sul Cancro dell’Università di Medicina di Vienna, valutando la qualità degli studi sulla genotossicità del glifosato presentati alle autorità dell’UE, hanno provato però a fare chiarezza. La conclusione? La maggior parte delle analisi è stata ritenuta “non affidabile” o solo “parzialmente affidabile”.

Ad oggi, sono numerose le ricerche indipendenti che hanno invece supportato la scelta della IARC di includere il principio attivo tra le sostanze probabilmente cancerogene per l’uomo sebbene, al riguardo, la comunità scientifica non sembra essere ancora unanime. Lo stesso non si può però dire degli effetti negativi del glifosato sull’ambiente e la biodiversità: una revisione della letteratura scientifica del 2021 ha persino sottolineato che l’erbicida può essere tossico per le api. Considerando gli impegni dell’UE nel tutelare gli impollinatori, già questo dovrebbe essere sufficiente a vietarne l’impiego in agricoltura. In sostanza – come ha denunciato una esponente del Pesticide Action Network Europe – «lo scandalo del glifosato continua, il parere dell’EFSA è fuori da ogni logica». Difatti molti studi scientifici indipendenti, da ora tutti disponibili sul sito della coalizione Stopglyphosate, mostrano gli impatti negativi del glifosato sulla salute umana e l’ambiente. L’uso del glifosato, allo stato attuale, è approvato nell’UE fino al 15 dicembre 2023. All’EFSA, è stata infatti concessa una proroga di un anno affinché possa finalizzare il parere espresso. Una volta che questa lo avrà formalizzato, la Commissione europea dovrà presentare una proposta che gli Stati membri dovranno discutere e votare.

[di Simone Valeri]

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