giovedì 25 Luglio 2024

Il PIL prima di tutto: le Regioni padane contro la direttiva europea anti-inquinamento

È scontro tra Unione Europea e quattro Regioni del Nord Italia sul tema inquinamento. Le istituzioni europee hanno infatti imposto a tutti gli Stati membri nuovi vincoli sulla direttiva per la qualità dell’aria – puntando a una significativa riduzione dell’inquinamento atmosferico entro il 2050 -, ma le Regioni della Pianura Padana sono sulle barricate e, in risposta, hanno deciso di inaugurare una mobilitazione. «È sostenibilità o follia?», ha detto a riguardo il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, presentando a Bruxelles la posizione comune condivisa da Piemonte e Veneto, governate dal centro-destra, e dall’Emilia-Romagna, guidata dal dem Stefano Bonaccini.

I Paesi europei sono chiamati ad adeguarsi ai nuovi limiti delineati dalla Commissione Ue, che prevedono soglie più rigorose per gli inquinanti. L’obiettivo delle istituzioni europee è quello di abbassare, entro gennaio 2030, del 55% gli impatti sulla salute derivanti dall’inquinamento atmosferico – che vengono misurati in termini di riduzione dei decessi prematuri attribuibili all’esposizione – e del 25% sugli ecosistemi, rispetto ai livelli registrati nel 2005. Si richiede, dunque, una forte riduzione delle emissioni dei principali inquinanti, tra cui i PM10, i PM2.5 e gli ossidi di azoto. Inoltre, viene concessa ai cittadini la possibilità di chiedere un risarcimento per i danni alla salute causati dall’inquinamento atmosferico. Tutti questi valori dovranno essere rivisti a partire dal 2028, ogni 5 anni, sulla base delle nuove evidenze scientifiche e alle tecnologie disponibili.

Il contenuto delle direttive Ue ha fatto mandare su tutte le furie i governatori delle regioni della Pianura Padana. Per Attilio Fontana, l’impatto delle nuove regole sarebbe economicamente devastante, poiché «bisognerebbe chiudere il 75% delle attività produttive, impedire la circolazione dei tre quarti dei veicoli, chiudere il 75% degli allevamenti e delle attività agricole del territorio». «La nostra audizione – ha dichiarato a supporto il Presidente del Veneto Roberto Ciambetti – ha l’obiettivo di sensibilizzare il Parlamento Ue sulla necessità di tenere in considerazione le peculiarità dei singoli territori nel raggiungimento degli obiettivi fissati dalla direttiva», che «devono essere concreti e raggiungibili attraverso strumenti realmente utilizzabili e azioni praticabili da parte di tutti i soggetti, a livello europeo, nazionale e locale». A dar loro manforte anche l’eurodeputato Forza Italia Massimiliano Salini, che sostiene sia «incomprensibile ostinarsi su nuove soglie di emissioni che, per essere raggiunte, implicherebbero una sostanziale desertificazione industriale, per di più nel cuore della manifattura italiana ed europea».

Contro i governatori si sono scagliati scienziati, ricercatori, medici e operatori della sanità pubblica, che hanno indirizzato una lettera al governo italiano al fine di chiedere di fermare la loro iniziativa. “Ogni ulteriore flessibilità e deroga nell’attuazione di misure, anche radicali dove necessario, per la riduzione delle emissioni di inquinanti non fa altro che aggravare i danni per la salute dei cittadini in termini di malattia e morte“, scrivono i firmatari, convinti che, senza una nuova direttiva “ambiziosa”, il nostro Paese “potrebbe determinare un autogol clamoroso perdendo la partita più importante per il futuro dei suoi cittadini”. Nella missiva si legge che ogni ritardo nella severa applicazione delle nuove norme non fa che “acuire la crisi ambientale, quella climatica e degli eventi estremi che ne derivano e aumentare in modo insostenibile i costi sanitari e i danni conseguenti agli eventi estremi come alluvioni, siccità e frane”.

Rispetto alla questione inquinamento nella Pianura Padana, i dati sono impietosi. Le ultime rilevazioni sulla qualità dell’aria diramati dall’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) confermano quanto già risaputo: la Pianura Padana è la regione più inquinata dell’Europa occidentale. Secondo una classifica stilata dall’EEA, le dieci città più inquinate nel 2021 – tenendo conto delle concentrazioni di PM2.5, sono, nell’ordine, Cremona, Padova, Vicenza, Venezia, Brescia, Piacenza, Bergamo, Alessandria, Asti e Verona.

Il rapporto di Legambiente “Mal’aria di Città”, pubblicato nel 2022 e riferito al 2021, ha sancito come nessuno dei 102 capoluoghi di provincia italiani è riuscito a rispettare i nuovi limiti soglia d’inquinamento atmosferico imposti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Lo scorso anno, infatti, l’Italia è stata condannata dalla Corte europea di giustizia per non aver rispettato gli obblighi della direttiva Ue sulla qualità dell’aria: il nostro Paese non è stato in grado di contenere i valori limite annuali di biossido di azoto (No2), che sono invece stati “sistematicamente e continuativamente oltrepassati” dal 2010 al 2018 nelle città di Torino, Milano, Bergamo, Brescia, Firenze, Roma, Genova e in altre aree dello stivale, tra cui Catania tra il 2010 e il 2012 e tra il 2014 e il 2018.

Nonostante l’allarmante spaccato, le regioni padane promettono battaglia. A criticarle aspramente è anche la coalizione ambientalista – cui aderiscono l’Associazione culturale pediatri, Cittadini per l’aria, l’Associazione medici per l’ambiente (Isde) – che punta in particolare il dito contro l’appoggio ai governatori di Lega e Forza Italia di importanti esponenti del centro-sinistra: «La novità di questa fase di serrata discussione sulle nuove norme europee è che anche la regione Emilia-Romagna ha deciso di affiancare l’azione lombarda in Europa – scrivono gli attivisti in un comunicato -. Preoccupa inoltre che anche un europarlamentare del Pd, l’ex sindaco di Vicenza Achille Variati, abbia proposto in sede di revisione del testo della direttiva due emendamenti molto simili a quelli proposti dalla Lega, nel silenzio e quindi con l’apparente assenso della delegazione del PD a Bruxelles. Nel silenzio dei principali media e nell’opacità del complesso processo di formazione delle leggi europee si consuma insomma un’inedita alleanza tra forze politiche che, almeno sulla carta, dichiarano di avere posizioni molto diverse su ambiente e transizione ecologica».

[di Stefano Baudino]

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1 commento

  1. “aumentare in modo insostenibile i costi sanitari e i danni conseguenti ”

    Ma i fasci il problema lo risolvono privatizzando la sanità, cosicchè chi può permetterselo si cura e gli altri che muoiano pure, così abbiamo meno poveracci che rompono i coglioni no!?

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