mercoledì 19 Giugno 2024

Cortina 2026: chiesti nuovi fondi pubblici per l’evento che doveva essere a costo zero

Occorrerà stanziare ancora molto denaro per le Olimpiadi invernali di Milano e Cortina 2026. A causa dell’aumento del costo delle materie prime, dell’energia e dell’inflazione, Enti Locali e Regioni interessate hanno infatti rivisto a rialzo il valore delle infrastrutture, per cui serviranno circa 180 milioni in più rispetto agli oltre 2 miliardi e mezzo già destinati ai Giochi dai governi Draghi e Meloni. Il tutto per una manifestazione che, almeno secondo le iniziali rassicurazioni, avrebbe dovuto essere “a costo zero” per i cittadini.

A fine settembre 2022, con un anno di ritardo, la presidenza del Consiglio approvò il Piano degli interventi dei Giochi invernali. Dall’esame operato dal governo, nel progetto complessivo risultavano 73 opere da realizzare: 26 da concludere entro il 2026, le altre da far partire entro la data di inizio delle Olimpiadi per ottenere, con l’avvio dei lavori, i finanziamenti per l’evento. Se 2,2 miliardi erano già stati stanziati dall’Esecutivo, il fabbisogno complessivo veniva indicato in 2,7 miliardi.

A colmare la differenza ci ha pensato allora il governo Meloni, appena insediatosi, che a fine novembre ha predisposto altri 400 milioni di euro – 120 per il 2024, 140 per il 2025 e altri 140 per il 2026 – per garantire la realizzazione del piano complessivo delle opere. Un ulteriore somma di 150 milioni è stata invece stanziata attraverso fondi interministeriali.

Ora, però, si richiede un altro maxi-finanziamento, poiché imprese e istituzioni lamentano un incremento dei costi – quantificato attorno al 20-30% -, su cui pesa a livello determinante l’aumento delle materie prime. Le nuove voci sono definite dalla cabina di regia dedicata all’evento, che sta svolgendo una raccolta dati che verrà ufficialmente presentata a fine mese. La valutazione dei valori aggiuntivi potrà essere allora oggetto di un DPCM del governo, cui dovrebbe seguire un decreto interministeriale atto a ripartire le risorse.

Enormi punti interrogativi emergono poi sul capitolo sprechi. Lo stesso Comitato olimpico internazionale (CIO), lo scorso marzo, ha fortemente criticato l’utilità di alcune opere in costruzione per i Giochi. In particolare, il CIO ha ritenuto “non necessaria” la realizzazione di una pista da bob dal costo di circa 120 milioni di euro, potendosi invece utilizzare “quella della confinante città austriaca di Innsbruck”. Perplessità simili sorgono rispetto all’impianto che a Milano dovrebbe ospitare la pista di pattinaggio: per la sua costruzione da zero, su cui punta molto il sindaco Sala, si dovranno spendere almeno 30 milioni. Rimettendo in sesto le piste che hanno ospitato le gare di pattinaggio ai Giochi di Torino nel 2006, per cui basterebbero soltanto 4 milioni di Euro, si potrebbe al contrario risparmiare molto.

Ad oggi, le opere “indifferibili” e “necessarie” per i giochi rappresentano un costo di quasi 3 miliardi per le casse pubbliche, ma l’ammontare complessivo è destinato ad aumentare ulteriormente. Infatti, ad oggi manca la valutazione degli extracosti per tre opere considerate essenziali: la variante di Cortina (per cui si stimava un costo di 483,7 milioni) in Veneto, la galleria a Ponte di Legno (33 milioni) e la variante di Vercurago (119 milioni) in Lombardia. L’unica cosa davvero certa è che le Olimpiadi 2026 non saranno affatto “a costo zero” e nemmeno lontanamente “low cost”. E alla partenza ufficiale mancano ancora 3 anni.

[di Stefano Baudino]

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