sabato 20 Luglio 2024

Il governo Meloni inventa un nuovo reato per reprimere gli ambientalisti

La maggioranza lancia ufficialmente il guanto di sfida contro gli attivisti per il clima. Al Senato è infatti partito l’esame di un provvedimento, ideato dalla Lega di Matteo Salvini, che amplierebbe la possibilità di arresto in flagranza degli ambientalisti in caso di imbrattamento di beni culturali o paesaggistici. Dall’altra parte della barricata, l’organizzazione di disobbedienza civile nonviolenta contro la crisi climatica Ultima Generazione, che da due anni compie azioni dimostrative estremamente divisive (di recente, i suoi membri hanno imbrattato la Barcaccia di piazza di Spagna, palazzo Vecchio a Firenze e il Senato: abbiamo parlato direttamente con loro di tali pratiche in un’intervista) – manifesta sdegno per la nuova mossa della maggioranza e chiede un tavolo di confronto con il governo.

La proposta della Lega, giunta ieri in Commissione Giustizia al Senato, prevede nello specifico l’introduzione del reato di danneggiamento di beni culturali e artistici e l’inserimento dei reati di distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni che appartengono al patrimonio artistico e culturale tra quelli che prevedono l’arresto facoltativo in flagranza.

Il testo, che ha visto la luce lo scorso novembre e porta la firma del senatore leghista Claudio Borghi, punta a intervenire sull’articolo 518 duodecies del codice penale, introducendo una nuova fattispecie di reato che punisca con la reclusione fino a un anno e una multa fino a 1.500 euro chi venisse colto ad imbrattare beni culturali, consentendo il suo arresto in flagranza. Oggi, infatti, l’arresto può scattare solo in caso di accusa di danneggiamento, mentre per l’imbrattamento – accusa che molto più frequentemente viene rivolta agli attivisti per il clima – ciò non è ancora previsto.

In Commissione, il disegno di legge è stato preso in carico dalla presidente ed ex ministro Giulia Bongiorno, che ne sarà relatrice. Allegata al testo vi è una relazione in cui si legge che, essendo necessario “prevenire il reiterarsi di nuovi atti di vandalismo nei confronti del patrimonio artistico culturale italiano”, si vuole “rispondere a una precisa scelta di politica criminale: rafforzare ulteriormente la tutela, anticipando la soglia di punibilità, del bene giuridico protetto dalla norma, ossia la conservazione del nostro inestimabile patrimonio culturale”.

Sentita dall‘Indipendente, Maria Letizia Ruello, attivista di Ultima Generazione e Ricercatrice in scienze e tecnologie dei materiali presso l’Università Politecnica delle Marche, ha detto: «Commento i fatti con una mitica frase di Ghandi, che da sempre ci guida: “prima ti ignorano, poi i deridono, poi ti reprimono, e poi vinci”. Questo passaggio segna l’inizio della repressione, mescolata a tanta derisione». Rispetto ai rapporti con il mondo partitico e istituzionale, Ruello tiene a sottolineare come Ultima Generazione «continuerà a rivolgersi ai decisori politici con richieste concrete e realizzabili, sulle quali il governo si è impegnato a mettere mano ma alla fine non ha fatto nulla. Chiediamo un incontro a Giorgia Meloni, un tavolo di trattativa finalizzato alla riduzione dei finanziamenti alle fonti fossili e al no a nuove centrali a carbone e a nuove trivellazioni».

Dunque, dopo il “decreto Rave” e il “decreto Cutro“, il centro-destra sembra voler perseguire su un binario ormai nitidamente tracciato: la costante creazione di nuove fattispecie di reato. Oltre al disegno di legge contro l’imbrattamento del patrimonio pubblico, infatti, la maggioranza ha intenzione di proseguire nel suo percorso con nuove proposte: da quella contro le occupazioni e l’omicidio nautico a quella contro l’istigazione all’anoressia, da quella contro la maternità surrogata all’estero a quella contro i cellulari in carcere.

Eppure, a stonare nella narrazione “legge e ordine” del governo, ci sono ad esempio la proposta per l’abolizione del reato di tortura – concepita al fine di andare incontro agli elementi delle forze di polizia che si trovano a ricorrere a mezzi di coazione fisica – e i 12 condoni entrati nella Legge di Bilancio 2023, che favoriranno invece gli evasori fiscali. Insomma, a prescindere da quel che si possa pensare sul merito delle condotte degli attivisti per il clima, non sempre foriere di giudizi positivi da parte dell’opinione pubblica, il governo pare sapersi scegliere bene le categorie contro cui utilizzare il suo pugno di ferro.

[di Stefano Baudino]

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8 Commenti

  1. Ma scusate, mi sembra ormai evidente che i cosiddetti ambientalisti che hanno recentemente effettuato diverse azioni dimostrative fanno parte del sistema che prevede continue emergenze. Vedi un esempio a caso la vicenda del senato di Roma con un solo carabiniere che “tentava” di fermare gli imbrattatori.
    Svegliamoci una buona volta……

  2. L’articolista sposta la discussione su altro…restiamo sul pezzo per favore: i beni culturali sono patrimonio indisponibile della collettivita’ e NESSUNO puo’ permettersi di imbrattarli/danneggiarli per scopi di propaganda: che la causa sia condivisibile o meno. Ognuno ha il diritto di manifestare/protestare, ma restando nell’alveo del rispetto del bene privato e pubblico, altrimenti finiremmo per dare ragione ai vari “black blocks” che usano la violenza per istigare lo stato e le sue frange violente a reprimere anche chi manifesta pacificamente: una causa buona, se gestita male, puo’ diventare sbagliata…

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