giovedì 2 Febbraio 2023

Ghana: l’ex stella nascente d’Africa è sull’orlo del collasso

Il Ghana, un paese descritto dalla Banca Mondiale come la stella nascente dell’Africa, oggi non sembra essere più il manifesto economico dell’Africa occidentale. Negli ultimi anni, il Ghana aveva raddoppiato la sua crescita economica e nel 2019 era il Paese con il più alto tasso di crescita economica al mondo. La battuta d’arresto subita negli ultimi due anni, anche a causa della crisi scatenata dall’emergenza pandemica e dal conflitto in Ucraina, rischia non solo di rendere vano quanto di buono fatto in precedenza ma di far affondare l’intera economia.

Dal 2017, con il governo guidato dal Presidente Nana Akufo-Addo, il Ghana aveva abbassato significativamente l’inflazione, dal 15,4% del 2016 al 7,9% alla fine del 2019. Il deficit di bilancio del Ghana, che era di circa il 6,5% del PIL, era stato ridotto a meno del 5% alla fine del 2019. Il Ghana sta ora combattendo la sua peggiore crisi finanziaria degli ultimi decenni, con un’inflazione che si aggira attorno al 50% e con il valore della moneta (il cedi) che si è deprezzato del 57% in un anno. Tra il 2000 e il 2019, il PIL del Ghana è cresciuto a un tasso medio annuo del 6%, mentre adesso, trascinato al ribasso da una contrazione della produzione, si attesta al 2,9% nei tre mesi fino a settembre, in calo rispetto al 4,7% rivisto nel secondo trimestre. Il settore industriale è cresciuto dello 0,9%, quello agricolo del 4,6% mentre quello dei servizi del 3,9%, rispetto all’anno precedente. Come riferito dallo statistico del governo, Samuel Kobina Annim, una contrazione dello 0,9% nel settore manifatturiero è stata la ragione principale del rallentamento della crescita nel settore industriale, che comprende l’estrazione mineraria e l’edilizia. Mentre il governo cerca di frenare la spesa, è probabile che la crescita sia molto esigua nel 2023. Il Ghana sta affrontando una crisi del debito per cui deve raggiungere un accordo di ristrutturazione con i creditori al fine di sbloccare un pacchetto di sostegno da 3 miliardi di dollari da parte del Fondo Monetario Internazionale.

Oltre ai maggiori costi di importazione, l’aumento del dollaro ha reso più costoso il debito in dollari USA del Ghana, stimato in oltre la metà delle passività totali del paese. Solo lo scorso anno, per il semplice deprezzamento del cedi ghanese, il debito del Paese è salito di 7 miliardi di dollari. Il 19 dicembre scorso, il Ghana ha interrotto i pagamenti agli obbligazionisti esteri (fino a 13 miliardi di dollari). Il Ministero delle Finanze ha sottolineato che è pronto a impegnarsi con i creditori mentre molti analisti credono che il governo voglia che gli obbligazionisti accettino un taglio del 30% sul capitale e rinuncino ad alcuni pagamenti di interessi. La riduzione dei costi del servizio del debito attraverso un piano di ristrutturazione sostenuto dal FMI sarà integrata da dure misure di austerità; mentre l’entità della stretta sarà misurata rispetto alle perdite imposte ai creditori, il FMI ha già prospettato che saranno necessari almeno cinque anni di taglio della spesa pubblica e tasse più elevate per portare il debito del Ghana a livelli ritenuti sostenibili.

I tagli chiesti dal FMI intaccheranno certamente i programmi di riforma sociale ed economica del governo guidato da Akufo-Addo, come l’istruzione gratuita nelle scuole superiori pubbliche o i pasti gratuiti agli studenti delle scuole primarie e secondarie, sanciti nel 2017. Nello stesso anno il Nuovo Partito Patriottico aveva anche eliminato diverse tasse definite “socialmente fastidiose”. Tra il 2017 e il 2018, il governo di Akufo-Addo aveva utilizzato più di 2,1 miliardi di dollari per quella che era stata definita la “pulizia del settore bancario”, la quale sarebbe servita a ridare fiducia nel settore bancario. Lo Stato è il più grande datore di lavoro del Ghana, principalmente nei settori dell’istruzione, della sanità e della sicurezza, spendendo quasi la metà del suo bilancio per i salari dei dipendenti pubblici.

Lo scorso anno, Akufo-Addo ha annunciato l’avvio dell’Agenda 111, «progetto ambizioso che deve essere fatto e che creerà circa 33.900 posti di lavoro per i lavoratori edili e, una volta completato, circa 34.300 posti di lavoro per gli operatori sanitari», per un costo di circa 1 miliardo di dollari e che si concluderà nel 2025. Per far fronte alla forte crisi economica, nel dicembre scorso, il Ghana aveva già annunciato l’intenzione di sganciarsi dal dollaro nelle transazioni per l’acquisto di petrolio, utilizzando il proprio oro, col fine di rallentare il deprezzamento del cedi ghanese. In merito ai piani di costruzione di infrastrutture nel Paese, la Cina, attraverso Power Construction Corporation of China, sta stringendo accordi per la costruzione di infrastrutture per il trasporto. Inoltre, per l’ultimo trimestre di questo anno è atteso il lancio della nuova compagnia aerea di bandiera, Ghana Airlines Limited, la quale opererà inizialmente su tratte nazionali e regionali per poi espandersi a tratte continentali e intercontinentali.

Il Ghana sembra quindi di fronte ad un grande bivio tra una ristrutturazione del debito, che sacrificherebbe le politiche di investimento sociale in favore di una riduzione della spesa pubblica e dell’aumento delle tasse, e il proseguimento della spesa in settori economici che permettano lo sviluppo del paese in termini sociali, oltre che economici. Il FMI, oltre al Ghana, segnala il Kenya, la Nigeria e il Marocco come Paesi prossimi alla sofferenza del debito, così come Tanzania e Benin. Tutti questi Paesi sono visti come recenti storie di successo nel panorama economico africano ma le recenti congiunzioni internazionali, con conseguenza ondata di crisi del debito, possono mettere in discussione l’intero modello di finanziamento dello sviluppo basato sul mercato.

[di Michele Manfrin]

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