mercoledì 1 Febbraio 2023

Il Parlamento ha autorizzato il governo a inviare armi all’Ucraina per tutto il 2023

A inizio dicembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità un decreto-legge recante “disposizioni urgenti per la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina”. Il rinnovo fino al 31 dicembre 2023, come si legge nel testo della norma, era subordinato a un “atto di indirizzo delle Camere”. Così ieri sia la Camera dei Deputati sia il Senato della Repubblica hanno completato la previsione, approvando le risoluzioni di maggioranza, Partito democratico e Terzo Polo. Respinte, invece, le risoluzioni avanzate da M5S e dall’alleanza Verdi-Sinistra Italiana, che chiedevano di “interrompere immediatamente la fornitura di armi” a Kiev.

«Tutti, sia all’interno che al di fuori di quest’Aula, siamo per la pace e tutti ripudiamo la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Tutti, nessuno escluso», ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto in Senato, per poi aggiungere: «gli aiuti militari finiranno quando ci sarà un tavolo di pace, che tutti auspichiamo ora e sempre, non soltanto adesso». A ribadire il concetto nell’aula di Montecitorio è stato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, durante le comunicazioni alla Camera in vista del prossimo Consiglio europeo, ha dichiarato: «Tutti ci rendiamo conto delle conseguenze generate dal conflitto in Ucraina e tutti vogliamo lavorare affinché si risolva ma ciò deve avvenire lavorando su una pace giusta». L’obiettivo del nuovo esecutivo è di terminare, entro le prime settimane del 2023, il decreto interministeriale che dettaglierà le armi da inviare in Ucraina. Così come per i cinque decreti precedenti, targati governo Draghi, il testo sarà secretato e non necessiterà di un nuovo voto da parte di Camera e Senato, che saranno informati mediante audizioni ministeriali presso il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR).

Nelle ultime settimane, nonostante la non pubblicità dei decreti, sono emerse diverse informazioni sulle armi italiane inviate a Kiev. Tra queste, vi sarebbero i semoventi MLRS, versioni aggiornate degli Himars statunitensi, che possono trasportare 12 razzi con guida satellitare GPS e portata di 70 chilometri muovendosi su di un veicolo cingolato e corazzato. A riguardo, il vice capo del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev ha dichiarato: «La strada più veloce per far degenerare il conflitto in Ucraina fino alle irreversibili conseguenze di una guerra mondiale è quello di fornire agli psicopatici di Kiev le armi a lungo raggio MLRS». Insieme ai MLRS, l’Italia avrebbe inviato anche i PZH2000, obici semoventi che dispongono di un cannone da 155 millimetri a caricamento automatico e direzione di tiro computerizzata, capaci di colpire obiettivi fino a 40 chilometri di distanza. Secondo i dati forniti da Milex, l’osservatorio indipendente sulle spese militari italiane, il nostro Paese ha speso più di 450 milioni di euro per l’invio di equipaggiamenti all’Ucraina.

[di Salvatore Toscano]

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4 Commenti

  1. Tutti ripudiamo la guerra. Giustifichiamo l’invio di armi perché manca un tavolo di pace.
    Non mi pare tuttavia che ci adoperiamo per mettere in piedi tale tavolo.
    Manca la parte attiva del ripudiare la guerra.

    Inoltre, una “pace giusta” cosa significherebbe?
    Che esistono paci sbagliate, o forse guerre giuste?

    Giustificarsi giocando con le parole non aiuterà certo a far terminare la guerra, né questa né altre.

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