sabato 10 Dicembre 2022

Guerra in Ucraina, trapelano le prime informazioni sulle armi inviate dall’Italia

Tra le armi che l’Italia ha donato all’Ucraina vi sarebbero alcune delle dotazioni più moderne a disposizione del nostro esercito e della NATO. Tra questi figurerebbero anche i MLRS, armi a lunga gittata che, nelle dichiarazioni del vice capo del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev, avrebbero sensibilmente aumentato il rischio di un’escalation verso un conflitto mondiale. Intanto, è atteso per metà novembre il sesto pacchetto di armi che Roma dovrebbe inviare a Kiev, che dovrebbe comprendere anche i sistemi di difesa antiaerea dei quali il presidente ucraino Zelensky aveva fatto domanda alla premier Giorgia Meloni.

Le indiscrezioni circa la natura delle armi inviate all’Ucraina dal governo Draghi sono state riportate da un articolo del quotidiano La Repubblica, che spiega come gli ultimi pacchetti inviati a Kiev contenessero alcune delle dotazioni più moderne delle quali il nostro esercito dispone. Tra questi vi sono i semoventi MLRS, versioni aggiornate degli Himars americani, che possono trasportare 12 razzi con guida satellitare GPS e portata di 70 chilometri muovendosi su di un veicolo cingolato e corazzato. L’Italia, che dispone di 18 MLRS, ne ha donati a Kiev 2. Riguardo a tali armi si era espresso qualche settimana Dmitry Medvedev, che aveva dichiarato: «La strada più veloce per far degenerare il conflitto in Ucraina fino alle irreversibili conseguenze di una guerra mondiale è quello di fornire agli psicopatici di Kiev le armi a lungo raggio MLRS».

Insieme ai MLRS, l’Italia avrebbe inviato anche i PZH2000, obici semoventi che dispongono di un cannone da 155 millimetri a caricamento automatico e direzione di tiro computerizzata, capaci di colpire obiettivi fino a 40 chilometri di distanza (che arrivano a 70, se caricati con munizioni speciali) sparando venti proiettili in tre minuti. Dei 68 PZH2000 dei quali dispone il nostro Paese, 6 stanno per essere inviati a Kiev, che avrebbe intenzione di schierarli a Bakhmut, città chiave dei combattimenti di questi giorni.

Con l’ultimo decreto Draghi, poi, sarebbero stati messi a disposizione anche armamenti pesanti di più vecchia data, quali venti o trenta (non si conosce con certezza il numero) semoventi M109L, fotografati lungo le autostrade del Nord con il simbolo del reggimento di Torino ben visibile. Si tratta anche in questo caso di cingolati corazzati con cannoni da 155 millimetri. E poi veicoli di trasporto truppe M113, obici Fh70, fuoristrada blindati Lince, mortai da 120 millimetri e mitragliatrici pesanti e leggere (questi ultimi donati a fine primavera).

A coordinare il trasferimento di tutto l’arsenale è stato il Comando Vertice Interforze (il COVI), diretto dal generale Francesco Paolo Figliuolo. Ora è atteso, per metà novembre circa, il sesto pacchetto di armi all’Ucraina, che dovrebbe comprendere i sistemi di difesa antiaerea chiesti da Zelensky alla Meloni. La gittata dei nuovi armamenti non dovrebbe permettere agli ucraini di attaccare in territorio russo, secondo quanto dichiarato da fonti della maggioranza. A fine anno, inoltre, scadrà il decreto legge riguardante l’invio di armi siglato da Mario Draghi, rendendo necessaria una nuova risoluzione, un nuovo voto parlamentare e quindi un nuovo decreto (o il rinnovo di quello attuale) per proseguire con tale politica nel 2023.

[di Valeria Casolaro]

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