sabato 10 Dicembre 2022

Vaccini Covid: il BMJ rilancia la protesta dei medici che chiedono trasparenza sui dati

Con un articolo pubblicato sulle proprie colonne, il British Medical Journal ha ospitato la protesta di numerosi ricercatori e medici contro la mancata pubblicazione dei dati sugli eventi avversi dei vaccini anti-Covid da parte della Food and Drug Administration (FDA), l’ente del farmaco statunitense. Secondo quanto riportato, la FDA aveva rivelato nel luglio 2021 il potenziale aumento di 4 tipi gravi di eventi avversi negli anziani: infarto miocardico acuto, coagulazione intravascolare disseminata, trombocitopenia immunitaria e embolia polmonare. 18 giorni dopo aveva annunciato la pianificazione di uno studio epidemiologico di follow-up volto a indagare a fondo la questione. Tuttavia, a distanza di un anno lo stato e i risultati dello studio risultano sconosciuti. L’Ente non ha pubblicato un comunicato stampa, né informato i medici, né pubblicato i risultati o aggiornato l’etichetta del prodotto del vaccino. Una situazione definita nell’articolo «grave e ingiustificata».

Numerosi ricercatori e medici hanno parlato al British Medical Journal (BMJ) – una delle riviste mediche più prestigiose al mondo – delle loro preoccupazioni sui dati relativi agli eventi avversi dei vaccini anti-Covid, invitando la FDA a renderli noti. Dopo la notizia, risalente al luglio 2021, del potenziale aumento di conseguenze pericolose per la salute degli anziani in seguito alla somministrazione del vaccino, la FDA non è ritornata più sul tema, nonostante il lancio di uno studio epidemiologico volto a indagare in modo approfondito la questione. «Tenere queste informazioni nascoste alla comunità scientifica e impedirci di analizzarle noi stessi è irresponsabile. Presume che queste organizzazioni siano perfette e non possano beneficiare di un controllo indipendente», ha dichiarato Joseph Fraiman, uno dei medici che hanno fatto appello al BMJ per amplificare la voce della protesta. Gli esperti criticano il comportamento della FDA che, come sottolinea il medico epidemiologo Dick Bijl, «è riuscita a determinare l’efficacia dei vaccini in un breve periodo di tempo, ma non ha analizzato i dati di farmacovigilanza con la stessa velocità. Dopo i segnali del luglio scorso, l’ente avrebbe dovuto analizzare e pubblicare le informazioni entro pochi mesi».

Nel frattempo, diversi gruppi di ricerca hanno lavorato sulla relazione tra vaccinazione ed eventi avversi. Uno studio condotto da Danimarca, Finlandia e Norvegia ha rilevato aumenti statisticamente significativi degli esiti tromboembolici e trombocitopenici a seguito dei vaccini mRNA di Pfizer e Moderna. Il rapporto di rischio di emorragia intracranica era di 2,2 per Moderna, un valore statisticamente significativo.

[di Salvatore Toscano]

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