venerdì 2 Dicembre 2022

In Europa ritorna la fauna selvatica: le misure di protezione stanno funzionando

In Europa, grazie a molte azioni di conservazione, la fauna selvatica sta dando segnali di ripresa, dimostrando che la natura selvaggia è resiliente e capace di riprendersi se le condizioni lo permettono. Difatti, la caccia e la perdita degli habitat hanno portato molti esemplari sull’orlo dell’estinzione ma oggi, fortunatamente, si sta assistendo a un loro ritorno, e animali come il lupo grigio, l’orso bruno, l’alce, il castoro, la lontra e l’aquila dalla coda bianca, sono in netta crescita nei territori del continente. Lo conferma l’aggiornamento del rapporto Wildlife Comeback in Europe commissionata da Rewilding Europe, in cui gli esperti di Zoological Society of London, BirdLife International ed European Bird Census Council, hanno riportato i cambiamenti avvenuti negli ultimi 40/50 anni, nel numero e nella distribuzione di cinquanta specie selvatiche.

Ma cosa ha causato questa notevole ripresa? Indubbiamente il porre fine o comunque delle limitazioni ad azioni dannose, quali caccia e distruzione degli habitat. Ad esempio, il profondo sfruttamento del suolo a fini agricoli è ultimamente diminuito notevolmente in Europa, e ciò ha permesso a particolari ambienti di ripristinarsi e tornare a com’erano un tempo. Di conseguenza sono aumentate le aree a disposizione per molti animali. Per quanto riguarda invece le attività venatorie, le quote di caccia e l’introduzione di vere e proprie pattuglie per setacciare determinate aree e proteggerle dal bracconaggio, hanno fatto la differenza. Infine, a completare il tutto, è stato l’inserimento di alcune specie in veri e propri programmi di protezione basati su regolamenti rigorosi, quali la Convenzione di Berna, che intende promuovere la cooperazione tra i paesi firmatari al fine di conservare la flora e la fauna selvatiche e il loro ambiente naturale, e proteggere le specie migratorie in via di estinzione; o la CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione), un accordo internazionale con l’obiettivo di proteggere piante e animali a rischio estinzione, regolando e monitorando il loro commercio.

Quanto comunque emerge dalla ricerca è incoraggiante. Esempio lampante della ripresa si ha con l’orso bruno. Il numero di esemplari di questo grosso carnivoro è aumentato del 44% dal 1960. Ciononostante è giusto specificare che i conflitti uomo-orso non sono cessati, e che la convivenza con esemplari del genere rimane sempre una sfida. Anche il numero di lupi grigi è aumentato notevolmente. Questi, presi di mira dall’uomo soprattutto negli anni Settanta in cui si contavano pochi branchi e più che altro nell’Europa orientale, sono aumentati dell’1,87%, e oggi si contano almeno 17mila esemplari. Anche tra gli erbivori la situazione è più che positiva. Il castoro euroasiatico (Castor Fiber), ad esempio, sta mostrando segnali di ripresa. Il roditore infatti, se nel XX secolo era sull’orlo dell’estinzione con poco più di mille esemplari – a causa della caccia estrema per la pelliccia, la carne e le secrezioni utilizzate in alimenti e profumi -, negli ultimi anni è arrivato a contarne oltre un milione. Situazione analoga per l’alce euroasiatico, il quale ha mostrato un incremento del 17%, e il bisonte europeo, tornato a ripopolare le sue terre con un tasso di crescita del 16%.

L’aumento di questi animali in Europa dimostra che il recupero della fauna selvatica è possibile. Fattori come una maggiore tutela giuridica, l’allargamento delle aree protette e il loro collegamento, le reintroduzioni mirate di alcune specie, e altre misure di preservazione hanno contribuito a questo importantissimo recupero. Un recupero che contribuirà a ripristinare il funzionamento degli ecosistemi. Non bisogna dimenticare che un sano ecosistema è sinonimo di acqua e aria pulita, prevenzione di incendi e inondazioni, e qualità di vita indubbiamente migliore per le comunità locali.

[di Eugenia Greco]

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