martedì 19 Marzo 2024

Roma: 100.000 firme per salvare gli animali dalla Sfattoria dall’abbattimento

L’Unità Operativa (UOC) Sanità Animale, parte dell’area dedita del Dipartimento di Prevenzione ASL Roma 1 ha disposto l’abbattimento immediato di tutti i suini e i cinghiali che si trovano alla Sfattoria degli ultimi, il santuario che ospita oltre un centinaio di maiali e cinghiali salvati. Una impresa senza scopo di lucro, che grazie all’aiuto economico dei cittadini e al lavoro di volontari, aiuta gli animali e anche la città e gli abitanti di Roma, alle prese con il problema dei cinghiali inurbati. Gli animali della Sfattoria sono liberi in un’area protetta di 5.000 metri di giardino, sono censiti, sani, controllati dalle Asl, e registrati come animali non a uso alimentare. Tuttavia l’ordine impartito dalla UOC prevede il loro abbattimento immediato per rischi sanitari giudicati inesistenti dai volontari. Per questo è nata una raccolta firme per salvarli che in poche ore ha già superato le centomila adesioni.

In poche ore tanti cittadini hanno reagito alla notizia anche dimostrando fisicamente la loro idea, occupando pacificamente il luogo in cui si trovano suini e cinghiali ora a rischio. Tutto è iniziato lo scorso lunedì, quando i volontari della Sfattoria degli Ultimi hanno visionato il provvedimento impositivo di abbattimento immediato di più di 130 animali che vivono in un luogo creato appositamente per salvarli da precedenti maltrattamenti o da una sorte fatale.

Nonostante ogni ospite de La Sfattoria degli Ultimi sia assolutamente in salute, iscritto alla banca dati nazionale come animale di affezione (Pet), dotato di microchip e registrato come non DPA, ovvero non destinato ad uso alimentare, la scelta dell’ASL è comunque quella di scongiurare ogni possibile rischio abbattendo tutti i suidi presenti nel rifugio creato invece proprio per salvarli da situazioni spiacevoli o perché prossimi all’abbattimento. I gestori del santuario, specialmente dalla diffusione della Peste suina africana, sono stati ancora più accorti di quanto non fossero precedentemente per assicurarsi il mantenimento in salute degli animali di cui da anni si prendono cura. Ma dopo la decisione dell’ASL, a cui è subito seguito il ricorso degli attivisti presso il TAR del Lazio, le autorità potrebbero presentarsi in loco e mettere fine alla vita di tutti e 130 i mammiferi grandi e cuccioli, attraverso l’eletroshock.

Maiali e cinghiali sono regolarmente vaccinati proprio come indica la legge vigente e se già di base spostamenti non sono previsti proprio perché il rifugio rimane tale e non somiglia in nessun modo a un allevamento, sono state altresì adottate efficaci misure di biosicurezza. Eppure ciò su cui l’ASL si appoggia è proprio il potenziale rischio che gli animali rappresentano, nonostante la normativa vigente per contrastare la diffusione della Peste suina africana non preveda il cieco annientamento di animali, perlopiù se non DPA. Un abbattimento di massa che potrebbe essere scongiurato, specialmente considerando i progressi dell’Unione Europea e dalla stessa Italia su argomenti quale il benessere animale di cui è stata finalmente riconosciuta l’importanza.

[di Francesca Naima]

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