domenica 14 Agosto 2022

L’economia della felicità, al lavoro per un altro mondo possibile (documentario)

Un documentario del 2011 della durata di 67 minuti diretto da Helena Norberg-Hodge, Steven Gorelick e John Page visibile liberamente su YouTube che descrive con estrema precisione e una chiarezza didattica che cos’è la globalizzazione e quali effetti negativi ha operato sia sull’intero pianeta che nelle vite di ognuno di noi. Celebrata come l’unica speranza per un futuro migliore per tutta l’umanità, una maggior comprensione e collaborazione fra i popoli e l’unico sistema per combattere la fame nel mondo, di fatto la globalizzazione è diventato un mero processo economico governato dalle grandi multinazionali che hanno come unico scopo un aumento sempre maggiore dei loro profitti e che, con il loro incontrastato potere anche politico, condizionano le decisioni del governi.

Ecco dunque come l’attivista, produttrice e co-autrice svedese Helena Norberg-Hodge, fondatrice e direttrice di Local Futures, spiega, con l’aiuto di analisti economici, attivisti, scienziati e gente comune, «le 8 scomode verità riguardo all’economia globale». Partendo da immagini suggestive, girare nel Ladakh (Piccolo Tibet) remota località sui monti dell’Himalaya occidentale, e dalla vita di quella popolazione un tempo tranquilla e serena anche se apparentemente arretrata, ci mostra poi tutti i danni causati dagli “aiuti” e dalle “sovvenzioni” erogati dalla Comunità Internazionale, unitamente ad un pesante bombardamento di pubblicità consumistica, quando negli anni 70 la globalizzazione raggiunse anche quei luoghi. “Le 8 scomode verità” raccontano tutti gli aspetti, alcuni veramente insospettabili, di che cos’è la globalizzazione e quali sono i reali interessi che muovono un meccanismo così ben congegnato che sembra non avere vie d’uscita. Un sistema che disattende quelle che forse erano le iniziali premesse e contraddice con fatti tangibili quanto ci viene propinato dai governi e da economisti conniventi.

La verità è che: «Non si può avere crescita infinita in un pianeta finito. Siamo arrivati a un punto dove realmente non ci sono più risorse per continuare a crescere». Nonostante  questa inoppugnabile realtà si continua ad affermare insistentemente che la crescita è la soluzione di tutti i problemi. Il PIL, “bestia nera” di ogni governo, domina e determina ogni decisione sul nostro futuro, rafforza la globalizzazione e di conseguenza aumentano l’inquinamento, le guerre, le disuguaglianze sociale, la disoccupazione e l’infelicità dell’uomo rendendolo confuso e insicuro in quanto si tende a colpevolizzarlo come l’unico responsabile degli sprechi e dell’ inquinamento stesso. “L’Economia della Felicità” è un film importante, utile a incoraggiare la riflessione per dare una nuova forma al nostro futuro. Una profonda e attenta analisi sulla crisi economica che si identifica con una crisi profonda dello spirito umano. In maniera forse un po’ utopistica è anche il manifesto di una nuova coscienza collettiva che si impegna a cercare un modo diverso di “consumare”, con valori legati alla comunità, all’autoproduzione, alla famiglia, mettendo l’uomo e lo sviluppo sostenibile al primo posto, non l’economia del profitto e della crescita ad ogni costo.

[di Federico Mels Colloredo]

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2 Commenti

  1. grazie F.M.C., documentario fondamentale
    merita forse ricordare che più ad est, non molto distante dal Ladakh, nel piccolissimo Bhutan, esiste il FIL (Felicità Interna Lorda) valore che il governo ha sostituito con il PIL (Prodotto Interno Lordo). Quindi tenderei ad usare meno il termine Utopia, che viene inteso come Bello-Impossibile!
    Certo è che un governo del genere non sia stato messo lì dalle multinazionali, dalle grandi banche d’affari o dalla NATO… come avviene in tutto il mondo Occidentale, nel quale l’Italia, da “faro della cultura” si è ridotta ad essere fanalino di coda, tappetino etc. (per essere gentili).
    Non mi sembra utopistico immaginare che il governo ed il primo ministro siano eletti dal popolo(termine in disuso) aggiungendo ovviamente il vincolo di mandato…
    Approposito, ma Draghi, chi lo eletto?

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