sabato 3 Dicembre 2022

In Francia debuttano le restrizioni sociali contro “l’emergenza caldo”

In diversi dipartimenti francesi, negli scorsi giorni sono state imposte alcune restrizioni sociali allo scopo dichiarato di tutelare la salute pubblica durante l’ondata di caldo estremo. Ad esempio in quello della Gironda, situato nella regione della Nuova Aquitania, a partire dalle ore 14:00 di venerdì 17 giugno e fino a domenica 19 giugno (quando è terminata l’ondata di caldo) con un decreto prefettizio sono stati vietati tutti gli eventi pubblici all’aperto così come quelli da svolgersi in locali non climatizzati. Proibiti inoltre i fuochi d’artificio fino alla mattina di lunedì 20 giugno e posticipate a domenica le cerimonie commemorative dell’appello del generale de Gaulle del 18 giugno 1940. La Gironda, però, non è stato l’unico dipartimento ad aver imposto divieti. Ad imboccare tale strada, infatti, è stato anche il dipartimento della Charente Marittima, dove sempre a causa dell’ondata di caldo estremo e sempre con decreto prefettizio “tutte gli eventi pubblici, in particolare quelli festivi, culturali e sportivi, all’aperto o in locali aperti al pubblico non climatizzati” sono stati “vietati venerdì 17 giugno dalle 14.00 alle 20.00 e nei giorni successivi dalle 10.00 alle 20.00 fino alla fine dell’ondata”, mentre i fuochi d’artificio sono stati proibiti “da venerdì 17 giugno alle 14:00 a lunedì 20 giugno a mezzanotte”. Meno dura invece la risposta del dipartimento della Vandea, dove il prefetto si è limitato a vietare lo svolgimento delle manifestazioni sportive pubbliche all’aperto venerdì 17 giugno dalle 14:00 alle 19:00 e sabato 18 giugno dalle 10:00 alle 19:00.

Certo, non si può dire che i timori circa l’ondata di caldo non fossero motivati, dato che il servizio nazionale meteorologico francese Météo-France aveva in quei giorni posto i dipartimenti citati in “Vigilanza Rossa” a causa delle temperature previste intorno ai 40°C. Tuttavia, non si può non notare che se fino a poco tempo fa il modus operandi generalmente adottato dalle autorità per fronteggiare le elevate temperature estive era quello di consigliare agli individui fragili di tutelarsi, suggerendo ad esempio di non uscire nelle ore più calde, adesso le istituzioni non sembrano farsi troppi problemi ad imporre veri e propri divieti a tutta la popolazione. Tra il diffondere consigli ai soggetti potenzialmente a rischio e l’imporre restrizioni in maniera indistinta a tutta la popolazione c’è una differenza abissale, che evidentemente l’abitudine all’imporre restrizioni generalizzate durante la pandemia ha reso più sfumate.

Le misure imposte durante l’emergenza sanitaria, infatti, sembrano sostanzialmente aver aperto la strada ad un nuovo modo di gestire le emergenze da parte delle autorità pubbliche. E quanto deciso da alcuni dipartimenti francesi testimonia il rischio concreto che l’imporre restrizioni generalizzate diventi una vera e propria consuetudine da applicare alla bisogna. Evidentemente, dopo l’esperienza della pandemia il pericolo è che le autorità politiche o prefettizie si sentano in diritto di introdurre indistintamente restrizioni alla cittadinanza per tutelare la salute pubblica, pur essendo solo alcune le categorie realmente a rischio.

[di Raffaele De Luca]

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5 Commenti

  1. Nell’ultimo paragrafo mi sembra di notare un errore grossolano. “Le misure imposte durante l’emergenza sanitaria, infatti, sembrano sostanzialmente aver aperto la strada ad un nuovo modo di gestire LA NORMALITA’ da parte delle autorità pubbliche” è chiaramente più corretto. Questo è un passo verso la dichiarazione dello stato d’emergenza climatica, che solo quei dissennati di extinction rebellion possono richiedere a gran voce, non rendendosi conto di quale nuova arma si doterebbero in questo modo le autorità statali e sovrastatali.

  2. La pseudo emergenza Covid è stata solo la via per abituare la gente ad atteggiamenti sempre più autoritari da parte delle istituzioni. Stiamo vivendo una deriva verso la negazione delle libertà di base in nome di un falsamento esposto “bene superiore comune”.
    Orwell docet.

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