lunedì 3 Ottobre 2022

La soia nascosta nel piatto e le sue conseguenze

La soia, un legume ricco di proteine e per questo molto utilizzato nelle diete vegane e vegetariane è anche un ottimo mangime. È per questo che, indirettamente, anche chi non ha mai mangiato soia e derivati in realtà ne consuma una grande quantità. Negli ultimi 40 anni, la produzione del legume è quintuplicata e il motivo è strettamente legato al crescente consumo di carne, pesce uova e latticini. Il legume finisce ovunque, trasformando l’alimentazione dei cittadini europei in una delle cause maggiori della deforestazione e dell’inquinamento, senza che essi ne siano pienamente coscienti. Ogni cittadino europeo consuma in media 60,6 kg di soia ogni anno, di cui oltre 55 kg (90 %) si insidia nella carne, nel pesce e in altri cibi derivati dagli animali. E l’uso diretto della soia come alimento vero e proprio? Soli 3,5 chili l’anno.

Una realtà di cui si è sentito parlare ma non tanto nel dettaglio come invece è possibile comprendere attraverso la nuova ricerca Mapping the European Soy Supply Chain (Mappatura della catena di approvvigionamento della soia europea), commissionata dal WWF per la campagna Food4Future. Un progetto volto a sensibilizzare sempre più i consumatori, specialmente su alcuni ingredienti di cui non si ha idea possano essere presenti in determinati alimenti. La ricerca sottolinea come appunto il 90% della soia consumata dai soli cittadini europei sia ingerita “inconsapevolmente”. Perché nella gran parte dei mangimi utilizzati negli allevamenti, c’è appunto il legume tanto ricco di proteine. E vista la richiesta sempre maggiore che è andata di pari passo al consumo di alimenti derivati dal mondo animale, le coltivazioni di soia hanno iniziato a rappresentare un grave problema. Basti pensare che in Sud America foreste e savane essenziali per la biodiversità sono state distrutte per la creazione di terreni coltivabili. Tra il 2019 e il 2020, il raccolto mondiale di soia ha raggiunto un volume di 340 milioni di tonnellate, occupando una superficie totale di 123 milioni di ettari. E dell’ingente quantità di soia coltivata, circa il 75%  è destinato alla sola produzione di mangimi.

Una tendenza che non sembra potere cambiare direzione. In Sud America c’è stata una crescita sempre maggiore che è destinata a raddoppiare entro il 2050. Un altro problema legato alla coltivazione della soia è poi relativo al “necessario” uso di pesticidi: ne consegue che il legume è per oltre l’80% geneticamente modificato. Questo il “lato oscuro” della soia, solitamente coltivata in monocolture in spazi dove prima sorgevano importanti foreste naturali, per potere poi produrre mangimi tanto richiesti col fine di creare ciò di cui si nutrono gli animali da allevamento. Gli stessi che poi finiscono nei piatti della stragrande maggioranza della popolazione, non abbastanza informata da rendersi conto quale sia la storia “nascosta” dietro ai propri pasti.

[di Francesca Naima]

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