domenica 2 Ottobre 2022

Roghi tossici nel cantiere dell’Alta velocità: la denuncia del movimento NO TAV

Chiomonte, paese della Val di Susa nei pressi del quale si trova il cantiere dell’Alta Velocità, è stato invaso nei giorni scorsi da nubi di fumi tossici provenienti dal cantiere. La causa, secondo la denuncia del movimento No Tav, sarebbe lo smaltimento illegale dell’esplosivo utilizzato all’interno del tunnel per aprire le nicchie. Gli attivisti sono riusciti a filmare uno degli operai intento a bruciare gli scarti dell’esplosivo, operazione che causa il rilascio di una densa nube biancastra.

In Val di Susa la repressione nei confronti del movimento No Tav prosegue imperterrita, mentre sembra che gli addetti ai lavori possano procedere indisturbati anche nel mettere in atto azioni illegali e dannose per la salute dei cittadini. Per la seconda volta negli ultimi mesi, infatti, il paese di Chiomonte si è visto invaso da fitte nubi di fumi tossici e maleodoranti. L’origine sembrano essere i roghi con i quali gli operai del cantiere, sito a meno di un chilometro in linea d’aria dal paese, smaltiscono gli esplosivi utilizzati per aprire le nicchie all’interno del tunnel dell’Alta Velocità. A cogliere sul fatto uno degli operai sono stati alcuni vignaioli della zona, la cui attività può essere gravemente compromessa dalla presenza di queste nubi velenose.

Come ricorda il movimento nel proprio comunicato, nella valle è in vigore un divieto di accendere roghi a meno di 50 metri di distanza dai boschi o dai terreni coperti di arbusti. Se anche tale attività rientrasse nelle possibili deroghe giustificate da motivi di lavoro, rimangono seri dubbi riguardo al fatto che quella filmata costituisca la corretta procedura di smaltimento dei materiali. Come specificato nel comunicato, infatti, “nelle linee guida di questi materiali si sconsiglia vivamente di farli bruciare vicino ad aree popolate e di transito, come di evitare di smaltirli in terra senza alcun tipo di protezione in quanto altamente inquinanti”.

Nei giorni scorsi hanno avuto luogo diverse operazioni di polizia nei confronti degli attivisti No Tav, tra i quali l’arresto di Stefano Mangione, giustificato dal tentativo di appendere uno striscione in sostegno a una militante sotto processo al di fuori del Tribunale di Torino. Il 10 marzo, inoltre, 2 arresti e 11 misure cautelari sono stati messi in atto contro 13 attivisti, per fatti avvenuti nel 2020. In quest’occasione sono anche stati perquisiti i presidi di San Didero e dei Mulini, ma non è chiaro cosa le forze dell’ordine stessero cercando. Mentre è evidente una certa solerzia nell’intraprendere azioni contro il movimento, rappresentato a livello mediatico come un gruppo composto da violenti che lottano senza una causa, non si può dire che lo stesso trattamento sia riservato nei confronti di coloro occupati nella costruzione della grande opera.

“In Val Susa ormai sembra valere tutto: dalla militarizzazione, alla repressione dei manifestanti, alla violazione delle norme, anche quelle che sono finalizzate a tutelare i cittadini” dichiara Francesca Frediani del Movimento 4 Ottobre, il progetto politico nato in Piemonte in seno al Movimento 5 Stelle. “Ci aspettiamo che gli enti preposti si attivino con celerità e approfondiscano la situazione, per chiarire se e come siano state eseguite le procedure di smaltimento dei rifiuti”.

[di Valeria Casolaro]

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