giovedì 1 Dicembre 2022

Covid: Draghi annuncia la fine dello stato di emergenza, ma solo per finta

In data 23 febbraio il premier italiano Mario Draghi ha annunciato l’intenzione del Governo di non voler prorogare lo stato di emergenza oltre il 31 marzo. Draghi stesso ha infatti riconosciuto come il numero dei contagi sia in discesa, fattore che può portare alla rimozione delle restrizioni imposte ai cittadini in ragione dell’emergenza sanitaria. Di fatto, tuttavia, la dichiarazione del premier non si traduce in atti concreti in modo sostanziale: alla fine dello stato di emergenza non corrisponde infatti l’abolizione delle restrizioni imposte ai cittadini proprio in ragione dell’emergenza, tra le quali l’obbligo vaccinale per  determinate categorie di lavoratori over 50, che rimarrebbe in vigore addirittura fino al 15 giugno.

«Voglio annunciare che è intenzione del Governo non prorogare lo stato d’emergenza oltre il 31 marzo»: sono queste le parole con le quali il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha annunciato, mercoledì 23 febbraio, il termine dello stato di emergenza, a ben due anni dalla sua introduzione dovuta allo scoppio della pandemia da Covid-19. Il premier ha dichiarato che a questa decisione seguirà la graduale rimozione delle restrizioni quali l’obbligo di certificazione sanitaria per accedere a determinati eventi (per lo più di intrattenimento  e sportivi), l’obbligo di mascherine FFP2 nelle classi e l’obbligo di quarantena da contatto. «Il nostro obiettivo è quello di riaprire tutto e al più presto» ha dichiarato il premier.

Tuttavia è evidente come le dichiarazioni fatte siano percorse da una contraddizione lapalissiana, che di fatto sancisce la mancanza di una reale intenzione del Governo di allentare più di tanto le restrizioni. Di fatto, qualsiasi misura eccezionale di riduzione della libertà dei cittadini presa in questi due anni è stata giustificata dal persistere di uno stato di emergenza sanitaria, che permette l’introduzione di norme per l’appunto “eccezionali”. Con il suo decadere, la libertà individuale dovrebbe essere pienamente restaurata e le misure eccezionali perdere di legittimità. Tra queste, dovrebbero rientrare a pieno titolo provvedimenti quali l’obbligo di vaccinazione per i lavoratori over 50 (pena canzoni e sospensione dal luogo di lavoro senza stipendio) e l’uso diffuso del green pass.

Pochi giorni fa, tuttavia, il Governo ha bocciato un emendamento che proponeva l’abolizione del green pass contestualmente alla fine dell’emergenza, stabilita per il 31 marzo. La mossa, seppur non andata a buon fine, ha portato alla luce le profonde crepe presenti nella maggioranza di Governo rispetto a tale tematica, mostrando come il fronte politico a favore del green pass sia tutt’altro che unito.

L’Italia è rimasta la sola in Europa ad essere ferma su posizioni che impongono stringenti misure di limitazione della libertà personale: quasi tutti i Paesi europei hanno infatti annunciato l’eliminazione della quasi totalità delle restrizioni contestualmente alla fine dell’emergenza o ne hanno allenato la severità. La prudenza del Governo italiano si colloca quindi in una posizione isolata di eccezionalità, al punto che la stampa internazionale ha iniziato a definirne le politiche come “inutile tirannia”.

[di Valeria Casolaro]

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2 Commenti

  1. Credo che non possano perdere la faccia tutta d’un colpo e devono ricorrere alla “gradualità” anche perchè così la percezione della gente viene distolta dagli errori di gestione e rivolta verso la tutela della salute di tutti tenendo desta la paura, strumento principe per governare sopprimendo diritti. Inoltre, si creerebbero situazioni paradossali tra i vaccinati e non poche occasioni di conflittualità difficili da gestire.

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