sabato 21 Maggio 2022

Rosignano: la Solvay autorizzata a sversare scarti in mare per altri 12 anni

Sono passati appena tre giorni dall’inserimento in pompa magna della tutela ambientale in Costituzione, e già si propone dirompente l’obiezione posta da molti movimenti ambientalisti: serve a poco inserire mirabolanti propositi in Costituzione se poi nella prassi quotidiana non se ne dà seguito. Il Ministero della transizione ecologica ha infatti rinnovato l’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) alla multinazionale Solvay, permettendole di continuare a realizzare prodotti chimici nello stabilimento di Rosignano Marittimo (Livorno) e a sversare i residui della produzione in mare, con un limite di 250.000 tonnellate l’anno.

Il decreto, risalente al gennaio scorso, ha confermato l’AIA anticipando di cinque anni la sua scadenza naturale, prevista per il 2027. La decisione ha provocato le ovvie proteste dei comitati locali che da anni chiedono la chiusura dello stabilimento, parole di accusa sono giunte anche dal deputato Francesco Berti (del Movimento 5 Stelle) che, riferendosi alla decisione del Ministro Roberto Cingolani, ha parlato di una «fretta quantomeno sospetta e inusuale, visto che solo un mese e mezzo fa l’impianto livornese è stato messo sotto la lente di ingrandimento dalle Nazioni Unite».

A rispondere all’accusa con una nota al sapore di scaricabile lo stesso ministero: “Si precisa che la revisione dell’AIA è stata disposta dal precedente governo nel marzo 2018 e che l’autorizzazione non viene elaborata dal ministro, ma da una commissione indipendente composta interamente da tecnici”. Interessante notare che, per il 2027, non era soltanto fissata la ridiscussione del rapporto con la Solvay, ma anche e soprattutto il raggiungimento da parte dell’Italia dello status “buono” di tutte le acque, superficiali e di falda, da conseguire entro il 31 dicembre 2027, come disposto dalla Direttiva europea 2000/60/CE. Evidente che per Rosignano Marittimo se ne riparlerà più avanti.

Il Gruppo Solvay, fondato in Belgio da Ernest Solvay nel 1863, è oggi attivo nel settore chimico e delle materie plastiche in ben 64 paesi, con un numero di dipendenti complessivo pari a circa 24.100 unità (1.900 in Italia) e un fatturato, relativo al 2019, di 10.2 miliardi di euro. Nonostante l’accordo di programma firmato nel luglio del 2003 con gli enti locali, con cui la Solvay si impegnava essenzialmente a ridurre il proprio impatto sull’ambiente, la salute della costa livornese non è migliorata, anzi.

Nel maggio 2013, dopo quattro anni di indagini, la Procura di Livorno ha accertato lo scarico illecito di fanghi da parte di Solvay nell’area delle spiagge bianche attraverso “un sistema di scarichi non mappati che permettevano all’azienda di diluire sostanze come mercurio, piombo, selenio e fenoli affinché nel momento in cui questi arrivavano a valle risultavano in regola con i parametri previsti dalle normative di legge”.
Secondo le stime realizzate dal Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche) di Pisa nella sabbia bianca la Solvay avrebbe scaricato 337 tonnellate di mercurio e altri veleni tra i quali figurano arsenico, cadmio, nickel, piombo, zinco, dicloroetano. All’inquinamento del mare si aggiungono poi un uso sconsiderato di acqua dolce e numerose emissioni in atmosfera. Il Rapporto Cheli-Luzzati (Università di Pisa) stima nel 48% l’uso di acqua dolce del territorio da parte di Solvay. L’altra metà della risorsa idrica deve soddisfare i consumi prioritari di popolazione e agricoltura. Per quanto riguarda, invece, le emissioni in atmosfera, Solvay nel 2016 ha dichiarato 168 tonnellate di ossidi di azoto, 327.000 tonnellate di anidride carbonica, 6.260 tonnellate di ossido di carbonio e 365 di ammoniaca (NH3). Il mercurio disperso in atmosfera, inoltre, è stato rilevato in 4 grammi per 1000 kg di cloro prodotto, corrispondenti a 480 kg di mercurio l’anno in atmosfera.

Tutto questo ha conseguenze sulla salute dei cittadini. Gli abitanti di Rosignano, infatti, sono esposti a un rischio maggiore di mortalità rispetto alla media nazionale, con tendenze a sviluppare malattie croniche come il diabete mellito o la demenza.

[di Salvatore Toscano]

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