sabato 27 Novembre 2021

Total ha nascosto gli effetti devastanti del petrolio su ambiente e clima per 50 anni

Uno studio recentemente pubblicato ha mostrato come il colosso francese Total fosse a conoscenza dell’impatto catastrofico delle proprie attività sull’ambiente già all’inizio degli anni ’70, ma abbia deciso di ignorare gli avvertimenti degli scienziati e proseguire nello sfruttamento dei combustibili fossili. Il tutto mascherato da abili manovre di retorica e false promesse.

L’impatto del diossido di carbonio sull’effetto serra è stato discusso sin dall’800. I primi studi scientifici vennero pubblicati negli anni ’50 del ‘900, con lo scopo di rendere note alle industrie petrolifere le conseguenze delle proprie attività. Tra gli anni ’60 e ’70 tali studi si intensificarono, portando all’attenzione del mondo il problema del cambiamento climatico. In particolare nel 1971, sulla rivista Total Information, è stato pubblicato un articolo dal titolo Inquinamento atmosferico e clima. In esso viene riportato come l’aumento di CO2 nell’atmosfera sia “preoccupante”, in quanto “l’aria ricca di CO2 assorbe più radiazioni e si surriscalda”, fattore che può causare “un aumento nella temperatura media”. L’aumento è “piccolo (1-1.5 °C)” ma con possibili “enormi conseguenze”, come “un parziale scioglimento delle calotte polari”, le cui “conseguenze catastrofiche sono facili da immaginare”.

In seguito a questo studio, Total non ha più menzionato la crisi climatica, riconoscendone l’esistenza solamente a metà degli anni 2000. Tra gli anni ’70 e ’80, in risposta alla crescente preoccupazione mondiale per le questioni ambientali, le maggiori compagnie petrolifere reagirono organizzando meeting internazionali (come il CONCAWE e l’IPIECA) per discutere delle problematiche ambientali, con l’obiettivo di far perdere di credibilità gli studi sull’ambiente. Nel frattempo Total e tutte le principali compagnie continuavano a investire pesantemente nell’industria del carbone. La costruzione di una facciata pubblica di impegno e ricerca è stata fondamentale per mantenere credibilità e lo è ancora: proprio quest’anno Total ha dichiarato il proprio rebranding in TotalEnergies.

Ancora negli anni ’90 il direttore ambientale di Total scriveva sulla rivista dell’azienda (curiosamente rinominata Energies) che la relazione tra CO2 e atmosfera non autorizzava la previsione di “scenari catastrofici”. Solamente nel 2006 Total cambierà la propria strategia, ammettendo l’esistenza dei cambiamenti climatici, appoggiando l’IPCC e ospitando anche una conferenza sul cambiamento climatico. Tuttavia, come scrive il report, questa era “teoricamente diagnosticata dalla scienza ma praticamente risolta dal business, senza che queste due sfere si incrociassero mai”. La compagnia investì infatti 60 miliardi nell’estrazione del gas e del petrolio tra il 2005 e il 2009, senza che vi sia mai stato un parallelo, soddisfacente investimento in fonti di energia sostenibili.

Ancora oggi tali investimenti sono molto bassi. Tra il 2010 e il 2018 la compagnia ha investito appena il 4% del suo capitale in fonti di energia sostenibili, come quella solare o eolica. Inoltre il programma dell’azienda è di aumentare la vendita dei propri gas fossili entro il 2030, quando prevede costituiranno il 50% delle proprie vendite. L’azienda non ha insomma alcuna intenzione di raggiungere gli obiettivi di zero emissioni né a breve, né a medio, né a lungo termine. Come mostrano gli studi, le scelte dell’azienda sono in conflitto con gli obiettivi degli Accordi di Parigi. La narrativa della “transizione energetica”, mantra ormai proprio della maggior parte delle industrie dei combustibili fossili, permette alla Total di mostrarsi come azienda responsabile, pubblicamente sensibile alle questioni climatiche, distogliendo l’attenzione dalle proprie politiche reali.

[di Valeria Casolaro]

 

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiano né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di “The Week” prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

Correlati