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venerdì 17 Settembre 2021

Brasile, gli indigeni denunciano Bolsonaro alla Corte internazionale per genocidio

L’Articolazione dei popoli indigeni del Brasile (Apib) è attiva da anni per riuscire a fare valere i diritti degli indigeni brasiliani, i quali subiscono più di ogni altro le conseguenze delle decisioni prese dal presidente Jair Bolsonaro. Lunedì 9 agosto, l’Apib ha così  presentato un’istanza alla Corte penale internazionale per denunciare il genocidio da parte del governo di Bolsonaro. Ai giudici sono stati presentati, da parte dell’Apib, diversi documenti volti a dimostrare alcuni provvedimenti del presidente, che sono la prova di come Bolsonaro abbia applicato «Un’esplicita, sistematica e intenzionale politica anti-indigena». L’accusa per il presidente brasiliano è dunque quella di genocidio ma anche di ecocidio, visto che il tipo di scelte prese dal 2019 – anno in cui Bolsonaro si è insediato – remano contro qualsiasi forma di tutela ambientale e rispetto del territorio; il progetto  Monitoring of the Andean Amazon, con uno studio pubblicato lo scorso aprile, ha dimostrato che nel 2021, oltre 1.700 i chilometri quadrati di foresta pluviale amazzonica sono stati abbattuti o bruciati in Brasile.

Le conseguenze delle scelte politiche di Bolsonaro hanno portato a una sempre minore attenzione per i territori brasiliani, dove il tasso di deforestazione è, nell’anno corrente, aumentato del 17 per cento rispetto al 2020. Una noncuranza per il tema ambientale di tale portata, non va solo a discapito di flora e fauna – oltre ad avere conseguenze riflesse sul Pianeta intero – ma chi paga in primis sono i circa 900mila indigeni brasiliani. Senza reale difesa da parte delle istituzioni e con leggi sempre più malleabili, volte a dare spazio ad attività illegali come quella mineraria, con i continui incendi e con l’avvento del Covid-19, i popoli indigeni sono stati sottoposti ai più grandi rischi. Se un contesto di questo tipo dovesse perdurare, le conseguenze saranno irreversibili; e si parla della vera e propria sopravvivenza degli indigeni, completamente e continuamente minacciata. Così gli indigeni si sono mobilitati per far sì che gli attacchi da loro subiti, le deforestazioni, le concessioni minerarie e l’assenza di aree protette per i popoli originari, possano avere una fine.

Per farlo, l’unica soluzione per l’Apib – vista l’inazione della giustizia locale – è portare Bolsonaro nel tribunale della Corte penale internazionale, che deve ora decidere se aprire o meno un’inchiesta. Il materiale presentato dall’Apib dimostra che da quando Bolsonaro ha preso il potere nel 2019, il presidente ha attuato specifiche politiche contro gli indigeni, privandoli dei loro territori; già nel gennaio scorso, Raoni Metuktire e Almir Narayamoga Surui, due leader indigeni, avevano presentato un dossier in cui si palesava quanto deforestazioni, trasferimenti di comunità intere, omicidi, violenze e attività illegali sui territori brasiliani avessero raggiunto picchi mai visti prima dal momento in cui Bolsonaro è diventato Presidente del Brasile. Tutto ciò che gli indigeni hanno nuovamente presentato alla Corte è per loro un vero e proprio crimine contro l’umanità e, intanto, un reale ecocidio. Nel caso in cui la Corte decida di aprire un’inchiesta ufficiale, sarà per la prima volta indagato, dal Tribunale internazionale dell’Aja, un presidente brasiliano.

[di Francesca Naima]

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