Continua il bombardamento incessante di Gaza da parte di Israele. Almeno 37 persone sono state uccise negli attacchi di domenica nella Striscia di Gaza, tra cui sei fratelli che erano volontari e fornivano cibo ai palestinesi affamati. L’agenzia di stampa Wafa riporta inoltre che stamane le forze israeliane hanno bombardato un’abitazione nella cittadina di Khuza’a, a Khan Younis, uccidendo almeno cinque palestinesi e ferendone molti altri. Una donna incinta è stata invece estratta viva dalle macerie di Jabalia, nel nord di Gaza, dopo che un attacco israeliano ha ucciso sette persone, tra cui la figlia più piccola, il marito e la madre.
L’annuncio di Tajani: l’Italia aumenterà le spese militari al 2% del PIL
Per quanto riguarda le spese militari, l’Italia è pronta «ad arrivare al 2%» del PIL, tanto che, «presto, ci sarà l’annuncio ufficiale del presidente del Consiglio». Ad annunciarlo è il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, mentre si trovava in Giappone, a Osaka, per presenziare all’inaugurazione del Padiglione Italia all’Expo 2025. Tajani ha spiegato che la scelta intende soddisfare le sollecitazioni statunitensi, «giuste, peraltro», che chiedono all’Europa «di fare di più e meglio» per quanto riguarda le proprie spese militari. Attualmente, l’Italia destina l’1,5% del proprio PIL alla spesa militare, e la NATO ha chiesto a tutti i Paesi membri di raggiungere proprio la soglia del 2%. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha invece chiesto agli alleati di arrivare a spendere il 5% del PIL.
L’annuncio di Tajani è arrivato in occasione di un’intervista rilasciata su Agorà, programma televisivo di Rai Tre. L’aumento della spesa vorrebbe «garantire la sicurezza e rendere l’Italia protagonista all’interno del pilastro europeo della Nato». La scelta, sottolinea Tajani, è «una scelta politica che noi abbiamo fatto». Le questioni sono due: da una parte, soddisfare le richieste degli USA e, dall’altra, promuoverne la stessa linea: «quando gli Stati Uniti dicono di non poter garantire da soli la sicurezza dell’Europa hanno ragione». Per questo motivo, servirebbe «coordinare meglio le spese, l’operatività, lavorare in maniera diversa a livello industriale e anche spendere di più». Insomma, dice Tajani, ci sono parecchie cose da fare, soprattutto in vista di una difesa comune, che il ministro ha detto di appoggiare. «Noi rispettiamo per ora la richiesta della Nato del 2%. Sappiamo bene che presto verrà chiesto un altro sforzo a tutti gli europei. Vedremo quali saranno le richieste del segretario generale Rutte». In occasione del collegamento, Tajani ha parlato anche del viaggio di Meloni negli Stati Uniti, dove, afferma il ministro, la presidente dialogherà con Trump senza parlare a nome dell’UE, ma sostenendone comunque la linea: l’obiettivo, dice Tajani, «è arrivare a zero dazi da una parte e zero dall’altra per creare un grande mercato euroamericano».
Le parole di Tajani giungono poco dopo l’approvazione del Piano di riarmo europeo da parte della Camera dei Deputati. Il testo sostiene l’urgenza di un rafforzamento militare e l’appoggio all’Ucraina nella cornice del conflitto con la Russia, senza tuttavia citare il piano ReArmEurope di Ursula von der Leyen ed evitando addirittura il termine «riarmo». In generale, la spesa militare in Italia è in crescita da anni. Durante il suo mandato, il governo Meloni ha aumentato la spesa per la difesa, nonché le esportazioni di materiale bellico, tanto che, nel periodo 2020-2024, l’Italia ha registrato un maxi-aumento del volume di esportazioni di armi in relazione alle esportazioni globali, pari al 138% rispetto al quinquennio precedente. Con questo aumento, l’Italia si piazza al sesto posto della classifica dei maggiori esportatori, con una quota del 4,8% del commercio globale.
È morto il premio nobel Mario Vargas Llosa
Ieri sera, a Lima, capitale del Perù, è morto lo scrittore premio Nobel Jorge Mario Pedro Vargas Llosa. Vargas Llosa è nato ad Arequipa, in Perù, ed è morto all’età di 89 anni. Raggiunse la fama negli anni ’60 con La città e i cani (pubblicato nel 1963) e La casa verde (del 1966). Da molti considerato uno dei massimi esponenti della letteratura latino-americana, fu insignito di diversi premi, tra cui, nel 1986, il premio Cervantes, uno dei più importanti in lingua spagnola, e, nel 2010, del premio Nobel per la Letteratura. A dare notizia della sua morte è stato il figlio, Álvaro, che ha annunciato che i funerali saranno celebrati in forma privata.
Iran, scontri nel Belucistan. Morti 8 pakistani
Il governo pakistano ha annunciato che otto pakistani sono stati uccisi nella contea iraniana di Mehrestan, nella provincia del Sistan-Baluchistan, al confine sud-orientale del Paese. Le persone non sono ancora state identificate e, secondo quanto comunicato dal governo, l’Ambasciata pakistana a Teheran e il Consolato di Zahedan stanno collaborando con le autorità iraniane per indagare sulle uccisioni e rimpatriare i resti delle vittime. La regione del Belucistan, che si colloca tra Iran e Pakistan, è da tempo sede di scontri tra forze iraniane e pakistane da una parte e gruppi separatisti beluci dall’altra. Non è ancora chiara l’origine degli attacchi.
Elezioni Ecuador: vince Noboa, l’opposizione chiede riconteggio
Il Consiglio Elettorale dell’Ecuador ha annunciato la vittoria di Daniel Noboa alle elezioni presidenziali. Noboa ha vinto con oltre il 55% dei voti, ma la candidata di sinistra Luisa Gonzalez ha contestato il risultato, chiedendo un riconteggio. Gonzalez definisce un distacco tanto ampio «impossibile», specie dopo il primo turno, in cui Noboa vinse con uno scarto dello 0,5%. Noboa è presidente dell’Ecuador dal 2023 e rimarrà in carica per 4 anni. Noboa, 37 anni, è il presidente più giovane della storia del Paese. Durante il suo breve mandato si è concentrato sulla questione della sicurezza, adottando un approccio duro e attirando accuse di autoritarismo; è membro di Azione Democratica Nazionale, partito conservatore e liberista.
Milano, decine di migliaia per la Palestina: la polizia carica e arresta
Centinaia di bandiere palestinesi, striscioni, cori, interventi e azioni contro aziende e banche accusate di sostenere Israele. Sono state decine di migliaia le persone scese ieri in strada a Milano per chiedere la fine del genocidio a Gaza, esprimere sostegno al popolo palestinese e denunciare le complicità italiane con Israele. Ma anche per «fermare la macchina bellica» e il piano di riarmo europeo. Tra gli striscioni presenti anche richieste di libertà per Anan Yaeesh, cittadino palestinese detenuto nel carcere di Terni con l’accusa di terrorismo su mandato israeliano. Cori come «Palestina libera! Israele assassino» o «Se non cambierà, Intifada pure qua» hanno accompagnato il corteo, partito dalla stazione centrale e diretto all’Arco della Pace. Durante il percorso, alcune sedi di catene come Starbucks, Burger King, Unicredit, Carrefour e una stazione di servizio Eni sono state colpite con lanci di vernice, scritte e, in alcuni casi, danneggiamenti alle vetrine. «Complice di genocidio» e «Free Palestine» sono alcune delle frasi lasciate sui vetri rotti, a segnalare i comprovati legami tra queste aziende e le politiche genocide israeliane.
Carrefour, Burger King e Starbucks sono oggetto di contestazioni internazionali per il loro sostegno all’esercito israeliano, avendo distribuito migliaia di pasti ai militari israeliani impegnati nelle operazioni e nei massacri a Gaza dal 7 ottobre 2023 ad oggi. Starbucks ha inoltre sponsorizzato raccolte fondi in favore di Israele. Unicredit risulta tra le banche con i legami più stretti con Tel Aviv, che supporta attraverso investimenti e finanziamenti – circa 6,6 miliardi di dollari tra il 2020 e il 2023 – a numerose aziende coinvolte negli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania. Eni, nonostante le sentenze della Corte internazionale di giustizia che definiscono illegittima l’occupazione di Gaza e accusano la leadership israeliana di genocidio, continua a fornire greggio a Israele. La società ha inoltre firmato pochi mesi fa un accordo con Tel Aviv per lo sfruttamento del giacimento di gas offshore situato di fronte alla costa di Gaza, all’interno della zona marittima G, per il 62% parte del territorio palestinese secondo il diritto internazionale. Durante la manifestazione, sono state «sanzionate» anche una filiale del Banco BPM e una del Banco Desio, sulle cui vetrine è apparsa la scritta «no riarmo».
Il corteo non aveva registrato tensioni con le forze di polizia fino a quando, all’altezza di piazzale Baiamonti, la polizia in assetto antisommossa ha caricato a freddo i manifestanti, spezzando il corteo e arrestando sette persone, successivamente condotte in questura e rilasciate con una denuncia a piede libero. La manifestazione è rimasta bloccata per quasi due ore, con i partecipanti che chiedevano il rilascio degli arrestati e l’allontanamento della polizia dal cuore del corteo, per poi riprendere il percorso, non senza ulteriori momenti di tensione, e concludersi all’Arco della Pace. E mentre il ministro Piantedosi ha ringraziato le forze dell’ordine per il loro «servizio svolto», dalla piazza è parso evidente come l’azione della polizia sia stata segnata da volute provocazioni volte ad alzare il livello dello scontro, proprio nel giorno in cui entrava in vigore il nuovo decreto sicurezza. Un provvedimento molto criticato, ritenuto iper-repressivo, che prevede un forte inasprimento delle pene e, più in generale, una marcata criminalizzazione di ogni forma di dissenso. Anche pacifico.
Serbia, migliaia di persone in piazza a sostegno di Vucic
Giappone, ha preso il via l’Expo di Osaka
Ha ufficialmente aperto i battenti alle 9 di mattina ora locale (le 2 italiane) l’Expo 2025 di Osaka. Già prima dell’inizio, un lungo flusso di visitatori si è messo in coda per fare ingresso all’esposizione universale. L’evento, dedicato al tema “Progettare la società del futuro per le nostre vite”, vede la partecipazione di 158 Paesi e regioni riunite a Yumeshima, isola artificiale nella baia di Osaka. Continuerà fino al prossimo 13 ottobre. Il Padiglione Italia è stato inaugurato alle 15 (le 8 in Italia) alla presenza del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Secondo le previsioni, l’Expo attrarrà nell’arco di sei mesi oltre 28 milioni di visitatori.
Israele isola Rafah mentre l’ONU afferma che Gaza è diventata una zona “post-apocalittica”
«La realtà a Gaza è una realtà post-apocalittica»: con queste drammatiche parole Philippe Lazzarini, Commissario generale dell’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (UNRWA), ha descritto la condizione attuale della Striscia di Gaza, ridotta a un cumulo di macerie dopo mesi di incessanti bombardamenti israeliani. Le sue parole arrivano in un momento in cui Rafah è stata completamente isolata dalle forze israeliane, trasformandosi in un’enclave assediata all’interno di un territorio già devastato. Nel frattempo, questa notte, le forze israeliane hanno colpito l’ospedale arabo al-Ahli di Gaza City mentre era in corso l’evacuazione dei pazienti. Due attacchi aerei hanno distrutto il pronto soccorso, l’ingresso principale e la struttura che forniva ossigeno per le terapie intensive.
Il governo israeliano ha annunciato di aver completato la costruzione del Corridoio Morag, una linea fortificata che taglia fuori Rafah dal resto di Gaza. Questa mossa, secondo Tel Aviv, risponde alla necessità di impedire il contrabbando e neutralizzare Hamas, ma secondo numerosi analisti internazionali fa parte di un progetto più ampio volto a esercitare un controllo permanente su ampie porzioni del territorio palestinese. A questa infrastruttura si aggiunge il Corridoio Netzarim, che divide verticalmente la Striscia, e che verrà presto ampliato, secondo quanto affermato dal ministro della Difesa israeliano Israel Katz. Robert Geist Pinfold, esperto del King’s College di Londra, ha dichiarato all’emittente Al Jazeera i corridoi militari costruiti da Israele riflettono una strategia ben più profonda: garantire un controllo a distanza di Gaza, potendola isolare, assediare o occupare a piacimento. Le aree urbane palestinesi vengono così frammentate, mentre la popolazione civile si ritrova sempre più schiacciata in spazi angusti e invivibili.
Il ministro israeliano Katz ha inoltre ordinato nuovi sfollamenti a Khan Younis, città già martoriata, dove i bombardamenti non si sono mai fermati. Dieci quartieri sono stati destinatari di un ultimatum: evacuare immediatamente o affrontare una veemente offensiva. Il tutto mentre Gaza, sotto completo assedio da oltre un mese, è priva di approvvigionamenti di cibo, carburante e assistenza sanitaria. Circa 2,1 milioni di palestinesi si trovano ora ammassati in un terzo del territorio originario della Striscia. Hamas ha accusato Netanyahu di prolungare il conflitto per fini politici, ignorando la possibilità di uno scambio di prigionieri che potrebbe porre fine alla guerra. «Il sangue dei bambini di Gaza e dei prigionieri è vittima delle ambizioni personali del premier israeliano», ha dichiarato il gruppo in un comunicato. L’accusa rimbalza anche tra le voci della società israeliana, sempre più divisa e stanca di una guerra senza fine.
Rispetto all’attacco sferrato da Israele contro l’ospedale al-Ahli, i cronisti di Al Jazeera parlano di uno scenario «scioccante». Dopo i raid, l’ospedale è completamente fuori servizio e non ha più la capacità di fornire alcuna assistenza medica necessaria. «Ciò lascia i pazienti che cercavano cure mediche all’interno dell’ospedale senza un’alternativa adeguata, nella parte settentrionale della Striscia di Gaza», scrive l’emittente, dal momento che «non si sta parlando di un ospedale o due», ma «di un elenco di 36 ospedali, comprese strutture sanitarie private, che sono stati distrutti e chiusi». Gaza, insomma, continua ad essere un inferno per la popolazione civile senza soluzione di continuità: venerdì, le Nazioni Unite hanno condannato i continui raid dell’esercito israeliano, affermando che «tra il 18 marzo e il 9 aprile 2025 si sono verificati circa 224 attacchi israeliani contro edifici residenziali e tende per sfollati», aggiungendo che «in circa 36 attacchi le vittime registrate sono state solo donne e bambini».







