lunedì 23 Marzo 2026
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USA, incendi nel New Jersey

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Da ieri sera il New Jersey è colpito da un grande incendio. Le fiamme sembrano essere iniziate a divampare dalla Greenwood Forest Wildlife Management Area, vicino a Barnegat Township. In totale, l’incendio interessa un’area di 8.500 acri (circa 34 chilometri quadrati). Circa 3.000 residenti sono stati evacuati e più di 1.300 strutture sono state minacciate dalle fiamme. Su richiesta del Forest Fire Service, è stata interrotta la fornitura di energia elettrica a circa 25.000 clienti della Jersey Central Power and Light Company, mentre le scuole superiori sono state adibite a rifugio per gli sfollati. È ancora ignoto cosa abbia causato l’incendio, che al momento risulta contenuto solo al 10%.

Negli allevamenti islandesi sono morti 1,2 milioni di salmoni in quattro mesi

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Tra novembre 2024 e febbraio 2025, quasi 1,2 milioni di salmoni sono morti negli allevamenti a rete aperta di Kaldvík, negli Eastfjords islandesi, trasformando un comparto in forte espansione in uno dei capitoli più neri dell’acquacoltura europea. L’Autorità islandese per la sicurezza alimentare e veterinaria (MAST) ha definito «gravi» le violazioni riscontrate e la polizia ha avviato un’inchiesta formale per negligenza, condizioni di trasporto estreme e acque di mare insufficientemente ossigenate. La portata del disastro ha scatenato un’ondata di indignazione e una battaglia legale storica per salvare il salmone selvatico dell’Atlantico del Nord.

La svolta è arrivata dopo le segnalazioni di operatori e attivisti, che hanno documentato reti stracolme e migliaia di cadaveri galleggianti. In pochi mesi, i tecnici di MAST hanno riscontrato sovraffollamento, mancanza di adeguate correnti d’acqua e gestione approssimativa dei trasporti: condizioni incompatibili con i parametri europei sul benessere animale. La polizia islandese ha quindi avviato un’indagine formale sulle presunte violazioni del benessere degli animali nell’allevamento di salmoni di Kaldvik a causa di presunte «gravi cattive manovre, difficili condizioni di trasporto e cattive condizioni dell’acqua del mare». Contestualmente, i proprietari dei fiumi islandesi, sostenuti dall’Icelandic Wildlife Fund e finanziati in parte dall’artista islandese Björk, hanno intentato una causa senza precedenti contro Arctic Sea Farm e le stesse autorità nazionali. L’obiettivo primario è quello di annullare le autorizzazioni per gli allevamenti a rete aperta nei fiordi di Patreksfjörður e Tálknafjörður, impedendo «l’ulteriore distruzione ambientale e la contaminazione genetica delle popolazioni di salmone selvatico islandesi».

La preoccupazione più grave riguarda le fughe di massa: migliaia di salmoni d’allevamento già nel 2023 erano finiti nei fiumi, mescolandosi con le popolazioni selvatiche. Gli incroci forzati minacciano di cancellare migliaia di anni di adattamento locale, aggravando il declino del salmone atlantico del Nord, oggi al 25% dei livelli del 1970 a causa del cambiamento climatico e dell’acidificazione degli oceani. L’acquacoltura intensiva rischia così di trasformare specie preziose in semplici ibridi fragili. Il malcontento non è solo legale, ma anche sociale: un sondaggio Gallup Islanda di settembre 2024 indica che il 65,4% degli islandesi è contrario all’allevamento in reti aperte e il 59,5% vorrebbe il suo completo divieto. Nell’ultimo anno, oltre quattro milioni di pesci hanno perso la vita negli impianti a rete aperta, 72 volte il totale dei salmoni selvatici del paese. Il dissenso è trasversale, coinvolgendo tutti i partiti e le fasce demografiche.

Nel frattempo, continua la forte pressione pubblica contro gli allevamenti di salmone in reti aperte: oltre 4mila cittadini da tutto il mondo (542 dall’Italia) hanno inviato e-mail di protesta ai ministri islandesi dell’Industria e dell’Ambiente, chiedendo leggi più rigorose. All’estero, casi simili hanno portato colossi come Mowi a pagare 1,3 milioni di dollari per pratiche di marketing ingannevoli e grandi rivenditori USA a rimuovere etichette fuorvianti sulla «sostenibilità». Il Parlamento islandese discuterà entro l’anno un disegno di legge sull’acquacoltura. Spinta dalla mobilitazione civile e dal sostegno di ONG come l’Icelandic Wildlife Fund, la nuova normativa dovrebbe introdurre standard più stringenti: limiti di densità di carico, monitoraggio continuo della qualità dell’acqua e, in prospettiva, il passaggio a impianti a terra o in sistemi chiusi.

Dazi, il Fondo Monetario Internazionale taglia le previsioni di crescita globale

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Il FMI ha pubblicato un aggiornamento del suo World Economic Outlook, in seguito all’annuncio delle tariffe commerciali da parte del nuovo presidente statunitense Donald Trump, prevedendo un rallentamento della crescita globale e tagliando, dunque, le stime di crescita per gli Stati Uniti, la Cina e la maggior parte dei Paesi del mondo a causa dell’introduzione dei dazi. In particolare, l’ente finanziario internazionale ha rivisto al ribasso le sue previsioni di crescita globale di 0,5 punti percentuali al 2,8% per il 2025 e di 0,3 punti percentuali al 3%, rispetto alle previsioni di gennaio, secondo cui la crescita avrebbe raggiunto il 3,3% in entrambi gli anni. Ha previsto anche che l’inflazione diminuirà più lentamente, rispetto a quanto pronosticato a gennaio, raggiungendo il 4,3% nel 2025 e il 3,6% nel 2026, con revisioni al rialzo “notevoli” per gli Stati Uniti e altre economie avanzate. Il nuovo rapporto del FMI, redatto in soli dieci giorni dall’annuncio dell’introduzione dei dazi, è una “previsione di riferimento” che si basa sugli sviluppi fino al 4 aprile, tenendo conto dell’estrema complessità della situazione attuale.

Ciò che rileva maggiormente nella condizione economica attuale è il grande riassetto generale del commercio globale. Lo stesso capo economista del FMI, Pierre-Olivier Gourinchas, ha dichiarato ai giornalisti che «Stiamo entrando in una nuova era, poiché il sistema economico globale che ha funzionato negli ultimi 80 anni sta subendo un riassetto» e mentre le regole esistenti stanno cessando di essere applicate, quelle nuove devono ancora essere create. Secondo Gourinchas, inoltre, «Queste tensioni commerciali avranno un impatto significativo sul commercio globale». Si prevede che la crescita di quest’ultimo sarà più che dimezzata, passando dal 3,8% dello scorso anno all’1,7% di quest’anno e che i dazi avranno un impatto diverso nei vari Paesi. A pesare maggiormente sulla crescita del commercio globale è l’aumento drastico dei dazi tra Stati Uniti e Cina, che si tradurrà in un commercio bilaterale molto più basso tra le due maggiori economie del mondo, secondo il capo economista dell’FMI. Gourinchas ha anche spiegato che il commercio continuerebbe, ma costerebbe di più e sarebbe meno efficiente: «Ripristinare la prevedibilità e la chiarezza nel sistema commerciale, in qualsiasi forma, è assolutamente fondamentale», ha dichiarato in un’intervista all’agenzia di stampa Reuters.

Le previsioni di crescita sono state viste al ribasso negli USA, in Europa e in Asia: per quanto riguarda gli Stati Uniti, le sue stime di crescita sono state abbassate di 0,9 punti percentuali all’1,8% nel 2025 (un punto percentuale in meno rispetto alla crescita del 2,8% del 2024) e di 0,4 punti percentuali all’1,7% nel 2026, citando l’incertezza politica e le tensioni commerciali. Sebbene non sia prevista una recessione negli USA, le probabilità di una flessione sono aumentate da circa il 25% al ​​37%, mentre l’inflazione complessiva dovrebbe raggiungere il 3% nel 2025, un punto percentuale in più rispetto alle previsioni di gennaio. Relativamente all’area euro, invece, secondo le previsioni, la crescita rallenterà allo 0,8% nel 2025 e all’1,2% nel 2026, con entrambe le previsioni in calo di circa 0,2 punti percentuali rispetto a gennaio. In particolare, il FMI ha ridotto le sue stime di crescita per la Germania di 0,3 punti percentuali, allo 0,0% nel 2025, e di 0,2 punti percentuali, allo 0,9% nel 2026, nonostante l’allentamento fiscale previsto dalla nazione teutonica dopo le modifiche costituzionali riguardanti il cosiddetto freno al debito. Sul fronte asiatico, invece, le tensioni commerciali e i dazi potrebbero ridurre di 0,5 punti percentuali l’attività economica del Giappone nel 2025 rispetto alle previsioni di gennaio, con una crescita prevista dello 0,6%. In Cina è prevista un’espansione economica del 4% per il 2025 e il 2026, riflettendo rispettivamente revisioni al ribasso di 0,6 punti percentuali e 0,5 punti percentuali rispetto alle precedenti congetture.

In generale, si delinea un panorama economico-commerciale in rapido mutamento, caratterizzato da cambiamenti epocali, rappresentati da quello che sembra il definitivo tramonto del periodo della globalizzazione, progettata e sostenuta con forza dagli stessi Stati Uniti a scapito delle economie emergenti e, successivamente, anche di quelle considerate avanzate. In tale scenario non mancano criticità e sconvolgimenti dell’economia globale, conseguenza delle tariffe imposte unilateralmente dalla potenza a stelle e strisce come soluzione al suo deficit commerciale e, in generale, a un sistema economico che presenta diversi squilibri come frutto del paradigma economico liberale. Secondo il FMI, «In questa fase critica, i paesi dovrebbero lavorare in modo costruttivo per promuovere un ambiente commerciale stabile e prevedibile e per facilitare la cooperazione internazionale, affrontando al contempo le lacune politiche e gli squilibri strutturali a livello nazionale».

UE, multe da 500 milioni per Apple e di 200 milioni per Meta

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L’Unione Europea ha erogato due multe a Apple e Meta, rispettivamente del valore di 500 milioni di euro e di 200 milioni di euro. Si tratta, spiega una nota, delle prime sanzioni dell’Antitrust nell’ambito del Digital Markets Act, il regolamento sui mercati digitali. Le sanzioni arrivano a seguito di un’indagine durata un anno, condotta dalla Commissione Europea, che accusa le multinazionali di fare concorrenza sleale contro le aziende di minore entità. Apple ha detto che impugnerà la sanzione, mentre per ora Meta si è limitata a criticare la scelta dell’UE.

Israele intensifica gli attacchi sulla Striscia e arresta decine di persone in Cisgiordania

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I bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza continuano senza sosta. Nella notte tra ieri e oggi, mercoledì 23 aprile, l’aviazione dello Stato ebraico ha preso di mira una scuola utilizzata come rifugio per gli sfollati, uccidendo almeno dieci persone. Il bombardamento sull’edificio ha fatto scoppiare un incendio che ha ucciso un bambino, bruciato vivo nelle fiamme. L’attacco di questa notte avviene sullo sfondo di una generale intensificazione delle aggressioni su tutta la Striscia, in seguito alla quale, solo nella mattinata di ieri, sono stati uccisi 32 palestinesi. Proseguono senza sosta anche gli assalti in Cisgiordania, dove, secondo l’agenzia di stampa Wafa, le truppe israeliane hanno arrestato decine di palestinesi. Nel frattempo, a seguito di una telefonata con il presidente Netanyahu, Trump ha dichiarato che la conversazione è andata «molto bene» e che entrambi si trovano «dalla stessa parte su ogni questione».

L’attacco alla scuola è stato riportato attorno all’1.30 di oggi. Di preciso, a venire colpito è stato un istituto situato nel quartiere di Tuffah, a Gaza City. Dalla ripresa dei bombardamenti massicci, Tuffah (così come Shuja’iyya) è uno dei quartieri della capitale in cui Israele sta concentrando maggiormente le proprie operazioni. L’intensificazione dei bombardamenti e delle aggressioni terrestri, però, sta raggiungendo in generale tutta la Striscia. A lanciare l’allarme è stato due giorni fa il governo palestinese, ripreso dall’agenzia di stampa statale Wafa, seguito dalla protezione civile di Gaza e dai giornalisti di Al Jazeera sul posto. Tra le 23 e le 2 di oggi, nel Governatorato di Nord Gaza Israele ha lanciato due bombardamenti su Beit Lahia, uno su Beit Hanun e uno su Jabaliya, che ha ferito due operatori della protezione civile; A Gaza City, Israele ha portato avanti le operazioni di demolizione a Tuffah, e ha lanciato un altro bombardamento in un quartiere occidentale. Bombe anche sul campo di Nuseirat, nel Governatorato di Deir al Balah, e su Khan Younis, colpita anche da colpi di artiglieria.

Nel frattempo, continuano anche i raid in Cisgiordania, dove solo nella giornata di oggi sono state arrestate almeno 16 persone. L’ultima incursione è avvenuta presso il villaggio di Kobar, a nord di Ramallah. Ieri, invece, i raid hanno interessato i Governatorati di Jenin, Tulkarem, Hebron, e Nablus. A Gerico si sono verificati attacchi da parte dei coloni e in generale in tutta la Cisgiordania sono continuate le operazioni di demolizione delle case e delle strade palestinesi. A venire prese di mira, una abitazione a nord di Gerusalemme e diverse case a Tulkarem, cinta da un assedio da 87 giorni; raid anche a Ya’bad, città a sudest di Jenin, e Kafr Qud, villaggio a sud della medesima città; Jenin, come Tulkarem, è sotto assedio da 93 giorni.

A Gaza, invece, dall’escalation del 7 ottobre, l’esercito israeliano ha ucciso direttamente almeno 51.266 persone, anche se il numero totale dei morti potrebbe superare le centinaia di migliaia, come sostenuto da un articolo della rivista scientifica The Lancet e da una lettera di medici volontari nella Striscia. Dalla ripresa delle aggressioni su larga scala del 18 marzo, invece, Israele ha ucciso almeno 1.890 persone.

Spagna: 2% del PIL in spese militari entro il 2025

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Il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, ha annunciato un aumento delle spese militari di 10,5 miliardi di euro da investire entro la fine del 2025. Con tale investimento, il Paese iberico raggiungerebbe i 33 miliardi di euro di spese nel settore della difesa, arrivando alla soglia del 2% del PIL richiesta dalla NATO. L’annuncio è arrivato in occasione di una conferenza stampa in cui il premier spagnolo ha presentato il «piano per lo sviluppo e l’impulso della tecnologia e dell’industria della sicurezza e della difesa» recentemente approvato. Precedentemente, Sánchez aveva annunciato il raggiungimento della soglia del 2% del PIL in spese militari entro il 2029.

Il governo decreta 5 giorni di lutto per il papa e oscura i festeggiamenti per la Liberazione

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A seguito della morte di papa Francesco, avvenuta lunedì nelle prime ore del mattino, il governo Meloni ha decretato, in sede di Consiglio dei ministri, cinque giorni di lutto nazionale, il periodo più lungo mai deliberato. A partire dalla giornata di ieri, 22 aprile, fino al 26 aprile, giorno in cui si terranno i funerali, il governo invita dunque a «svolgere tutte le manifestazioni pubbliche in modo sobrio e consono alla circostanza». Inclusa, dunque, la festa della Liberazione dal fascismo del 25 aprile, che celebra quest’anno il suo 80° anniversario. La decisione è stata confermata da una dichiarazione del ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, che ha dichiarato che le cerimonie saranno consentite «con la sobrietà che la circostanza impone a ciascuno».

Seppure non si tratti di una decisione inconsueta, mai prima d’ora erano stati decretati tanti giorni di lutto per la morte di un papa. Quando, il 2 aprile 2005, morì papa Giovanni Paolo II, il governo decretò tre giorni di lutto, nonostante i funerali si fossero celebrati una settimana dopo la sua morte. Un periodo di lutto nazionale già significativamente più lungo dei precedenti – per papa Benedetto XVI, dimessosi nel 2013 e deceduto successivamente con la carica di papa emerito, non fu celebrato alcun giorno di lutto. La decisione ha immediatamente scatenato un’ondata di critiche da parte delle opposizioni, con dichiarazioni quali quelle di Nicola Fratoianni, che ha definito il governo Meloni «allergico alla festa della Liberazione e all’antifascismo», e Angelo Bonelli che ha commentato quanto deciso come «imbarazzante» (nessun commento è al momento pervenuto da parte di PD e Schlein). Il presidente dell’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati) ha definito «scandalosa» la decisione del governo, commentando che in questo modo «si strumentalizza un lutto vero». Più tiepida la reazione dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), che in una nota ha confermato tutte le iniziative in programma per il 25 aprile, pur specificando che «si svolgeranno ovviamente in piena civiltà e senso di responsabilità e nel dovuto rispetto della giornata di lutto».

Non è la prima volta che il governo Meloni è oggetto di critiche per l’atteggiamento rivolto nei confronti della festa della Liberazione – a partire da quando, nel 2023, il presidente del Senato Ignazio La Russa dichiarò che «non c’è alcun riferimento alla parola antifascismo» nella nostra Costituzione. Un comunicato della presidenza del Consiglio dei ministri ha comunque riferito che Giorgia Meloni quest’anno prenderà parte alla celebrazione presso l’Altare della Patria, insieme al capo di Stato. Il viaggio in Uzbekistan, precedentemente in programa per il 25 e 26 aprile, è stato rimandato. Per poter partecipare ai funerali del Papa, s’intende.

Elezioni Ecuador, l’opposizione chiede il riconteggio

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Il partito della leader dell’opposizione ecuadoriana e candidata alla presidenza Luisa González ha chiesto il riconteggio dei voti per le elezioni presidenziali tenutesi lo scorso 13 aprile. González si è scagliata sin da subito contro il risultato elettorale, accusando il partito al governo – Azione Democratica – e il suo leader e candidato, il presidente Daniel Noboa, di brogli. La documentazione del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), sostiene González, sarebbe incompleta o errata. Ora il CNE esaminerà la richiesta di González e deciderà se approvare un riconteggio parziale o totale delle schede.

L’Islanda ha cancellato la prossima stagione di caccia alle balene

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Hvalur hf, la maggiore compagnia islandese di caccia alle balene, ha annunciato che quest'estate non sarà operativa. A dare la notizia è lo stesso amministratore delegato dell'azienda, Kristján Loftsson, che ha dichiarato ai media islandesi che «per come la vediamo noi, la Hvalur hf. non vede altra opzione che rimanere in porto e attendere tempi migliori, ma la situazione verrà riesaminata l'anno prossimo». Il motivo dietro la cancellazione della stagione di caccia, la seconda consecutiva per la compagnia islandese, risiede nell'andamento dei prezzi dei prodotti, sempre meno acquistati dai cit...

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India, attacco di uomini armati: morti 24 turisti

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Uomini armati hanno aperto il fuoco oggi su un gruppo di turisti nel Kashmir indiano. Lo ha dichiarato ai media un alto responsabile della polizia locale, che ha parlato di un primo bilancio di almeno 24 morti. Le autorità hanno parlato del peggiore attacco contro i civili che si sia mai verificato negli ultimi anni. Per adesso non sono arrivate rivendicazioni e la polizia è alla ricerca dei responsabili. L’attacco è avvenuto a Pahalgam, centro sito a circa 90 chilometri a est di Srinagar, la città principale della zona.