A dieci anni dallo scandalo Dieselgate, il più grande nella storia dell’industria automobilistica tedesca, il tribunale di Braunschweig ha emesso quattro condanne contro ex manager Volkswagen per frode legata alla manipolazione dei test sulle emissioni. Due imputati sconteranno pene detentive, due hanno ottenuto condanne sospese. Restano fuori altri 31 imputati in procedimenti ancora aperti e l’ex CEO Martin Winterkorn, il cui processo è stato sospeso per motivi di salute. Lo scandalo, esploso nel 2015, è costato finora a Volkswagen circa 33 miliardi di euro. In Italia, 60mila consumatori riceveranno un risarcimento fino a 1.100 euro ciascuno.
Germania: stop alle restrizioni sull’uso delle armi a lungo raggio a Kiev
Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha annunciato che la Germania, la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti avrebbero concordato l’abolizione dei limiti all’uso di armi occidentali da parte di Kiev, consentendole di impiegare armi a lunga gittata per colpire il territorio russo. La notizia arriva dopo la segnalazione da parte ucraina di un massiccio attacco russo verso il Paese, in seguito al quale Trump ha criticato duramente Putin, affermando che il presidente russo fosse «completamente impazzito». Commentando la notizia, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha affermato che si tratta di una mossa «potenzialmente pericolosa», che va contro gli sforzi per raggiungere un accordo, mentre dagli altri Paesi non sembrano essere arrivate conferme. Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha tuttavia precisato che da ora in poi le autorità tedesche non informeranno più il pubblico sulle forniture di armi all’Ucraina, come parte di una strategia volta a nascondere le proprie mosse a Mosca.
L’annuncio di Merz è arrivato ieri, lunedì 26 maggio, in un’intervista al WDR Europaforum, conferenza internazionale sull’Europa che si tiene ogni anno in Germania: «Non ci sono più restrizioni alla gamma di armi fornite all’Ucraina: né dai francesi, né dagli inglesi, né da noi, né dagli americani», ha detto il cancelliere. «Ciò significa che ora l’Ucraina può difendersi, in particolare attaccando le posizioni militari in Russia», ha precisato. «Fino a poco tempo fa, salvo rare eccezioni, non poteva farlo». Merz ha spiegato che proprio l’abolizione delle restrizioni sarebbe stata una delle ragioni della sua visita a Kiev lo scorso 10 maggio, assieme ai leader di Francia, Regno Unito e Polonia. Malgrado l’annuncio, il cancelliere non ha specificato quando esattamente il divieto cesserà di essere applicato, né fino a che punto l’Ucraina potrà attaccare la Russia, e i vari Paesi da lui citati non hanno ancora rilasciato alcun commento sulle sue dichiarazioni. È insomma ancora presto per dire se l’annuncio di Merz sia una mossa diplomatica per mettere pressione su Putin o se si tratti di un effettivo via libera militare.
Quotidiani tedeschi e media specializzati ipotizzano che, con questo annuncio, Merz stia aprendo la strada per la consegna di missili da crociera Taurus a Kiev, come del resto suggeriva durante la campagna elettorale. I missili tedeschi Taurus sono stati a lungo al centro del dibattito relativo alle forniture di armi da inviare a Kiev, per la loro ampia capacità di gittata e la loro portata distruttiva. La Russia si è sempre opposta al loro potenziale invio all’Ucraina, affermando a più riprese che la consegna di simili armi avrebbe significato un’escalation nella guerra e sarebbe stata letta come un coinvolgimento diretto dell’Occidente.
In generale, il dibattito sulla consegna di armi a lunga gittata a Kiev è uno dei più accesi da tempo. L’ultima volta che è finito al centro dell’attenzione risale allo scorso novembre, quando l’ex presidente degli Stati Uniti Joe Biden aveva annunciato di aver autorizzato l’Ucraina a utilizzare missili a lungo raggio ATACMS per colpire la regione russa del Kursk, dove all’epoca l’Ucraina controllava ancora alcune postazioni. In seguito, la Francia e il Regno Unito si erano espresse a favore di concedere un’autorizzazione all’impiego di armi a lunga gittata a Kiev. Trump, invece, criticò aspramente Biden per la sua decisione e, in generale, si è sempre opposto a una possibile concessione a Kiev.
La Corea del Sud ha vietato all’ex premier di viaggiare all’estero
La polizia sudcoreana ha vietato all’ex primo ministro Han Duck-soo e all’ex ministro delle Finanze Choi Sang-mok di viaggiare all’estero. La notizia è stata data dall’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap, che ha precisato che il divieto sarebbe stato imposto a metà maggio. I due, nello specifico, sono finiti in mezzo all’indagine per insurrezione avviata dopo che il deposto presidente Yoon Suk Yeol ha provato a imporre la legge marziale lo scorso 3 dicembre. Secondo quanto riferito da Yonhap, Han e Choi sarebbero stati interrogati ieri da un’unità speciale di polizia.
Liverpool, parata dei tifosi: un auto travolge la folla
Oggi, a Liverpool, in Inghilterra, in occasione di una marcia dei tifosi dell’omonima squadra calcistica organizzata per celebrare la vittoria del campionato nazionale, un auto è piombata sulla folla, investendo diverse persone. Non è ancora chiaro quante persone siano coinvolte nell’incidente, né le sue cause, ma un video che circola online mostra una macchina cercare di colpire direttamente la folla, travolgendo molti dei presenti. L’incidente è avvenuto attorno alle 18 vicino al centro della città, a Water Street. Da quanto si apprende, un uomo sarebbe stato fermato subito dopo i fatti. Secondo le prime notizie, alla guida dell’auto ci sarebbe stato un uomo di 57 anni, e i feriti sarebbero almeno 17.
Austria, annullata la condanna a un ex cancelliere
L’ex cancelliere austriaco Sebastian Kurz è stato assolto in appello da una condanna a otto mesi di detenzione con sospensione condizionale. Kurz, 38enne di stampo conservatore, era stato condannato in primo grado l’anno scorso, con l’accusa di falsa testimonianza. Contro di lui è ancora in corso un’altra indagine, in cui è accusato di avere usato fondi statali per manipolare media e sondaggi a proprio favore. Nel 2021 abbandonò la carica di cancelliere proprio a causa di quest’ultima indagine.
Memorandum Italia-Israele: giuristi diffidano il governo dal rinnovarlo
L’8 giugno 2025 dovrebbe scattare, in automatico, il rinnovo quinquennale del Memorandum d’intesa tra Italia e Israele sulla cooperazione militare e della difesa. Un patto firmato a Parigi nel 2003 ed entrato in vigore nel 2005, rimasto da allora in gran parte coperto da segreto militare. Questa volta, però, c’è chi ha alzato la voce contro tale prospettiva. Un gruppo di 10 giuristi italiani ha infatti presentato una diffida formale al governo Meloni, sollecitando l’interruzione del rinnovo automatico. Secondo i firmatari, l’accordo rischia infatti di violare numerosi articoli della Costituzione italiana, oltre a rappresentare un sostegno implicito a crimini internazionali.
L’iniziativa, depositata il 21 maggio, è stata firmata da dieci esperti di diritto costituzionale e internazionale – tra cui Ugo Mattei, Fabio Marcelli e Domenico Gallo – e rappresentata dallo studio legale Piccione di Bari. La diffida è stata indirizzata alla Presidenza del Consiglio, al Quirinale e ai ministeri della Difesa e degli Esteri. Le motivazioni principali ruotano attorno a due questioni centrali: da un lato, la sistematica violazione dei diritti umani e del diritto internazionale da parte dello Stato Ebraico; dall’altro, la negazione al popolo italiano del diritto all’informazione sui contenuti e i costi del memorandum.
Il memorandum stabilisce una fitta rete di cooperazione tra l’Italia e lo Stato Ebraico nel comparto militare e della difesa. Gli ambiti di cooperazione includono l’industria e le politiche di approvvigionamento per la difesa, l’interscambio di materiale d’armamento, la formazione e l’addestramento del personale, così come la ricerca e lo sviluppo militare, questioni ambientali legate alle infrastrutture militari, operazioni umanitarie e attività culturali e sportive. Le modalità operative prevedono scambi di visite ufficiali, partecipazione di osservatori a esercitazioni, corsi e conferenze, nonché condivisione di dati e pubblicazioni tecniche, con divieto di divulgare a terzi senza consenso scritto della Parte originaria. Sul fronte sicurezza, le attività sono soggette all’Accordo sulla Sicurezza del 1987, che impone rigide clausole di riservatezza. Eppure, i dettagli dell’applicazione concreta dell’accordo – dove, come e con quali implicazioni – restano inaccessibili ai cittadini, protetti dal segreto militare. E questo, secondo i giuristi, costituisce una violazione degli articoli 1, 2, 3, 10, 11, 28, 54, 117 della Costituzione, oltre che dell’articolo 21 sul diritto all’informazione.
«L’8 giugno 2025 il Governo italiano rinnoverà tacitamente il Memorandum d’Intesa in materia di cooperazione militare e della difesa con Israele – scrivono i giuristi –. Questo avverrà nonostante la gravissima situazione attualmente in corso a Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est», oltre al «procedimento in corso alla Corte Internazionale di Giustizia, che ha riconosciuto la plausibilità del genocidio in atto contro il popolo palestinese», al «parere della stessa Corte (luglio 2024) che ha dichiarato illegale l’occupazione israeliana del territorio palestinese e ne ha ordinato lo smantellamento entro il 17 settembre 2025» e ai «mandati di arresto emessi dalla Corte Penale Internazionale nei confronti del primo ministro israeliano Netanyahu e l’ex ministro della difesa Gallant per crimini di guerra e crimini contro l’umanità». Secondo i firmatari della diffida, il rinnovo dell’accordo costituisce «una conferma del sostegno italiano alla macchina bellica israeliana, che ha raso al suolo la Striscia di Gaza, causando solo a Gaza oltre 60mila vittime palestinesi negli ultimi due anni, tra cui 18mila bambini, e che continua ad annettere territorio occupato in Cisgiordania, sfollandone gli abitanti».
La tacita prosecuzione della collaborazione sarebbe dunque, ad avviso dei giuristi che hanno firmato la diffida, un atto politico e giuridico assai grave, che renderebbe lo Stato italiano co-responsabile, almeno moralmente, delle azioni di un Paese accusato di genocidio in un procedimento tuttora in corso. Eppure, tutto fa supporre che l’Italia punterà a rinnovare il memorandum: pochi giorni fa, oltre a bocciare per l’ennesima volta il riconoscimento dello Stato di Palestina, il Parlamento italiano ha infatti votato contro l’impegno di chiedere la sospensione dell’accordo di associazione Unione europea-Israele e l’ipotesi di sanzioni allo Stato ebraico per i massacri a Gaza.
Il Regno Unito sta nazionalizzando le proprie ferrovie
Nel fine settimana, nel Regno Unito, è iniziata la rinazionalizzazione dei servizi ferroviari del Paese. La società di trasporti ferroviari britannica South Western Railway, attiva nell’area sudoccidentale dell’Inghilterra, è infatti tornata ad essere un’azienda di proprietà pubblica, sotto il controllo del Dipartimento dei Trasporti (DFTO). Il processo di rinazionalizzazione delle compagnie di trasporti britanniche è stato a lungo promesso dal Partito Laburista del premier Keir Starmer, insediatosi il 5 luglio 2024. Il processo dovrebbe durare fino al 2027 e porterà alla creazione della Great British Railways, una nuova società di gestione del servizio ferroviario nazionale. Secondo una stima, l’operazione dovrebbe portare il Paese a risparmiare una cifra di 680 milioni di sterline all’anno (circa 810 milioni di euro), eliminando i pagamenti dei dividendi agli azionisti, riducendo la duplicazione di alcuni ruoli ed eliminando i costi di gestione delle gare d’appalto.
Il passaggio di gestione di tutti i servizi della South Western Railway al DFTO è avvenuto ieri, domenica 25 maggio. Il governo ha definito il passaggio di consegne uno storico «spartiacque», che segue «30 anni di frammentazione» della rete dei trasporti britannica. L’acquisizione dei servizi di South Western Railway da parte del DFTO fa infatti parte di un’ampia iniziativa per rendere interamente pubblica la gestione dei trasporti britannici. Essa è stata formalmente lanciata il 28 novembre 2024, quando il Passenger Railway Services Act 2024, anche detto Public Ownership Act, ha ricevuto il consenso reale, consentendo agli operatori di treni passeggeri con contratti con il DFTO di diventare di proprietà pubblica. A oggi, il Dipartimento dei Trasporti gestisce il 25% delle linee ferroviarie britanniche: sono infatti presenti 14 compagnie ferroviarie di cui 10 private, e i servizi della South Western Railway sono i primi a tornare nelle mani del pubblico. Nel 2025 sono previste altre due acquisizioni, una entro luglio e una in autunno. A partire dal 2026, il governo britannico dovrebbe nazionalizzare un operatore ogni tre mesi e chiudere l’operazione a ottobre 2027.
La scelta di rendere interamente pubblica la gestione dei trasporti britannici intende risolvere i problemi di ritardi, cancellazioni e disagi che l’esecutivo attribuisce alla eccessiva frammentazione del servizio. L’iniziativa è pensata per rafforzare l’economia nazionale e regionale nell’ambito del Piano di Cambiamento del governo, che si propone di migliorare il servizio sanitario, garantire maggiore sicurezza, affrontare la questione abitativa e quella energetica, e avanzare maggiori investimenti in ambito infrastrutturale. Con l’acquisizione di tutti i servizi, si legge nel comunicato stampa governativo, i contribuenti arriverebbero a risparmiare «fino a 150 milioni di sterline all’anno solo in tasse». Al termine del processo, il governo creerà Great British Railways, che sarà responsabile della gestione dei servizi ferroviari e dell’infrastruttura ferroviaria nazionale. Da quanto si legge in una pagina dedicata alle domande degli utenti, sembra che i lavoratori delle compagnie private che passeranno in mano allo Stato manterranno i contratti attualmente in vigore.
L’annuncio della nazionalizzazione dei servizi di trasporto britannici è in controtendenza con le decisioni prese da diversi Paesi situati dall’altra parte della Manica, prima fra tutti l’Italia. Da quando è in carica, il governo Meloni ha infatti approvato diverse cessioni di aziende e servizi statali, e sembra averne molte altre in cantiere. Tra i dossier sul tavolo del governo Meloni, ci sono anche quelli relativi alle Ferrovie dello Stato, per cui il governo non esclude la possibilità di una parziale privatizzazione: secondo le stime, la vendita del 49% del capitale sociale potrebbe valere tra i 3 e i 5 miliardi. Va tuttavia precisato che l’azienda gode di buona salute, avendo generato nel 2023 un utile di 100 milioni.
Padova, crollo all’ex convento: due operai estratti vivi dalle macerie
Due operai sono rimasti feriti in un crollo avvenuto nella tarda mattinata di oggi in un cantiere di ristrutturazione in via Santa Eufemia, nel centro di Padova. A cedere sarebbero stati i solai del secondo e del terzo piano dell’ex convento, facendo precipitare i lavoratori nel vuoto. Estratti dalle macerie dai soccorritori, sono stati trasportati in ospedale: le loro condizioni sono serie, ma non sono in pericolo di vita. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, polizia e tecnici dello Spisal, per la messa in sicurezza dell’area e l’avvio delle indagini sulle cause dell’incidente.








