L’Europarlamento ha approvato una riforma dei fondi di coesione per aprire all’uso dello strumento per aumentare le spese nelle armi. I fondi, precedentemente rivolti solo alle spese sociali e di sviluppo regionale, potranno ora essere impiegati per competitività, questione abitativa, gestione delle risorse idriche, transizione energetica e armi. L’iniziativa si colloca sulla scia di analoghe proposte dell’UE per aumentare le spese militari – tra le quali il fondo da 150 miliardi per il riarmo voluto da von der Leyen e la concessione ai Paesi UE di chiedere deroghe al Patto di Stabilità per generare debito da spendere nel settore.
La Polonia annuncia restrizioni del traffico aereo
Il Comando Operativo delle Forze Armate polacche ha annunciato che il Paese ha introdotto restrizioni al proprio traffico aereo lungo i suoi confini orientali con Bielorussia e Ucraina. Da quanto spiega in un comunicato, i voli nella zona soggetta alle restrizioni saranno vietati dall’alba al tramonto, per tutti gali aerei a eccezione degli aeromobili dotati di transponder che mantengono aperta una comunicazione bidirezionale con le autorità aeree, e di alcuni voli militari e speciali. La scelta di limitare il proprio traffico aereo sul confine, arriva il giorno dopo una invasione dello spazio aereo nazionale da parte di droni non identificati che la Polonia sostiene essere di origine russa.
Israele continua a bombardare tutti: adesso tocca di nuovo alla Yemen
L’aviazione israeliana ha lanciato un attacco aereo contro il gruppo yemenita Ansar Allah, meglio noto con il nome di Houthi. I media ufficiali del gruppo riportano che le bombe israeliane avrebbero preso di mira una struttura medica, un ufficio ministeriale, e gli uffici di due quotidiani nazionali, tutti situati nella capitale Sana’a. Colpito anche il complesso governativo ad Al Hazm, principale città del Governatorato di Al Jawf. Secondo le autorità di Ansar Allah diversi missili sarebbero stati intercettati, ma l’attacco avrebbe ucciso 35 persone, ferendone altre 131. L’offensiva contro Ansar Allah arriva in una settimana di intensa attività per l’esercito israeliano, che in soli quattro giorni ha attaccato cinque diversi Stati (contando lo Yemen), ed è accusato di averne attaccato un sesto. Stamattina, in risposta al bombardamento, l’aviazione del movimento ha lanciato un missile contro lo Stato ebraico, che pare essere stato intercettato.
L’attacco allo Yemen è stato lanciato nella sera di ieri, mercoledì 10 settembre. I media israeliani e i giornali yemeniti anti-Ansar Allah riportano che per condurre l’attacco Israele avrebbe utilizzato 10 jet e 30 bombe, e che avrebbe colpito 15 obiettivi diversi. Secondo il quotidiano israeliano Ynet, gli aerei avrebbero volato per 2.350 chilometri, facendo rifornimento in volo; in termini di distanza percorsa, sarebbe l’operazione più lunga dall’escalation del 7 ottobre. L’esercito israeliano ha dichiarato di avere preso di mira un deposito di carburante, avamposti militari, e una sede del dipartimento di informazione di Ansar Allah, venendo prontamente smentito dal gruppo: il portavoce militare del movimento, Yahya Saree, sostiene che Israele avrebbe colpito prevalentemente edifici civili, tra cui le sedi dei giornali 26 Settembre e Al Yeman, uccidendo alcuni giornalisti. I due quotidiani confermano l’attacco subito. I bombardamenti sono stati scagliati contro Sana’a e Al Hazm: nella capitale, Israele avrebbe ucciso 28 persone, ferendone altre 113; nella seconda, sarebbero state uccise 7 persone, e altre 18 sarebbero rimaste ferite. I soccorritori yemeniti stanno ancora cercando eventuali superstiti tra le macerie.
L’aggressione di ieri segue un bombardamento su Sana’a di fine agosto, nel quale Israele ha preso di mira i vertici militari e politici di Ansar Allah, riuscendo a uccidere il primo ministro del gruppo, Ahmed al-Rahawi. Esso, inoltre, è solo l’ultimo di una lunga serie di aggressioni lanciate dallo Stato ebraico negli ultimi giorni. Oltre ai quotidiani massacri a Gaza e agli altrettanto frequenti assedi in Cisgiordania, solo in questa settimana Israele ha colpito anche il sud del Libano, la Siria, e il Qatar; il più recente attacco è stato scagliato proprio contro la capitale di quest’ultimo, Doha, dove Israele ha tentato di assassinare la delegazione diplomatica di Hamas. In seguito all’aggressione, Israele ha ucciso 5 funzionari palestinesi e un militare qatariota, senza tuttavia riuscire a ledere i membri della squadra negoziale. Israele è inoltre accusato dagli attivisti della Global Sumud Flotilla di avere attaccato due imbarcazioni del gruppo attraccate a Tunisi. Entrambe le navi sono state attaccate con dei droni incendiari, la prima ieri e la seconda l’altro ieri.
L’attivista statunitense di destra Charlie Kirk è stato ucciso
Ieri sera, durante un dibattito presso l’Università dello Utah, negli USA, l’attivista politico Charlie Kirk è stato assassinato. Kirk era una personalità molto nota negli Stati Uniti, aperto sostenitore di Trump, per il quale ha fatto campagna elettorale; era solito dibattere con gli studenti negli atenei, rispondendo agli argomenti del pubblico lasciando il microfono aperto. Ancora ignoti autore e dinamiche dell’omicidio: secondo le ricostruzioni dei giornali, l’assassino avrebbe sparato a Kirk dal tetto di un edificio dell’università usando un fucile d’assalto. Trump ha espresso cordoglio nei confronti della famiglia, ordinando che in tutti gli edifici pubblici dentro e fuori dal Paese venisse esposta la bandiera a mezz’asta fino a domenica.
Israele ha bombardato la capitale dello Yemen
L’aviazione israeliana ha lanciato un attacco aereo contro il gruppo yemenita Ansar Allah, meglio noto con il nome di Houthi. Secondo i media ufficiali del gruppo, le bombe israeliane avrebbero preso di mira una struttura medica, un ufficio ministeriale, e gli uffici di un quotidiano nazionale, tutti situati nella capitale Sana’a. Colpito anche il complesso governativo ad Al Hazm, principale città del Governatorato di Al Jawf. Secondo le autorità di Ansar Allah diversi missili sarebbero stati intercettati, ma l’attacco avrebbe ucciso 9 persone, ferendone altre 118. Dopo il bombardamento, Il gruppo ha rilanciato la propria campagna di sostegno al popolo palestinese e ha affermato che l’aggressione di oggi non sarebbe rimasta impunita.
Indonesia, inondazioni a Bali: almeno 12 morti
L’isola indonesiana di Bali, una delle maggiori mete turistiche del Paese, è stata colpita da una forte ondata di piogge, che ha causato diverse inondazioni. Le piogge sono iniziate nella sera di ieri, martedì 9 settembre, e hanno causato il crollo di due edifici nella capitale dell’isola, Denpasar, uccidendo almeno quattro persone. I soccorritori sono a lavoro per cercare eventuali superstiti sotto le macerie. In totale, l’inondazione ha causato la morte di 12 persone.
Soldati israeliani in vacanza in Italia: il governo chiamato a rispondere in Parlamento
L’Italia continua a essere meta dei soldati israeliani, che sin dal 2024 giungono nella Penisola per “decomprimere” dopo lo stress derivato dal genocidio palestinese. Stando a quanto si apprende da fonti di stampa e dai gruppi parlamentari di opposizione, i militari avrebbero scelto come mete la Sardegna e le Marche, dove sarebbero presenti in mera veste di turisti. Eppure, i membri dell’IDF giunti nel nostro Paese sarebbero “monitorati” da agenti della DIGOS, che ne registrerebbero gli spostamenti per evitare eventuali attacchi alla loro persona, fungendo di fatto come loro scorta. Di fronte alle proteste della società civile, il Movimento 5 Stelle – seguito a ruota da AVS e dal PD – ha annunciato la presentazione di interrogazioni parlamentari: il governo è chiamato a spiegare se e in quale misura abbia avuto ruolo nell’organizzazione, nell’accoglienza o nella tutela di queste trasferte.
Secondo le ricostruzioni, non si tratterebbe di episodi isolati, ma di una pratica consolidata almeno dal 2024, proseguita anche nell’anno corrente. I militari, in gruppi di decine di persone, vengono ospitati in resort di lusso, come il Mangia’s resort a Baia Santa Reparata in Sardegna, o in case private nelle Marche, tra località come Sirolo, le Grotte di Frasassi e Porto San Giorgio. Fonti informate, citate dall’agenzia ANSA, hanno precisato che non esiste una «tutela di gruppi o delegazioni di militari israeliani in quanto tali», ma un monitoraggio di «turisti che potrebbero essere soggetti a minacce» perché considerati sensibili nel contesto del conflitto e delle mobilitazioni pro-Palestina. L’Italia sarebbe stata scelta come meta perché considerata «Paese amico e sicuro». La scoperta dei soldati israeliani in vacanza in Italia ha scatenato immediate proteste da parte di attivisti locali, come il gruppo Lungoni per la Palestina, che hanno organizzato sit-in davanti ai resort. Consiglieri regionali sardi hanno inviato una lettera alla Geasar, gestrice dell’aeroporto di Olbia, chiedendo la sospensione del volo per Tel Aviv, spiegando che non si possono concedere attività turistiche a un governo «che deve rispondere di crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale».
Il primo gruppo politico a sollevare la questione in entrambi i rami del Parlamento è stato il M5S. «Ho depositato un’interrogazione parlamentare urgente per chiedere al governo come sia possibile la presenza regolare di tali militari in vacanza sul nostro territorio – ha scritto sui propri canali social la deputata pentastellata Stefania Ascari – Esistono degli accordi tra il Governo italiano e lo Stato terrorista Israele? C’è qualcuno che li protegge? Ospitare questi soldati colpevoli di crimini di guerra e contro l’umanità, per cui la Corte Penale internazionale ha emesso mandati di arresto verso chi li ordina, è di una gravità inaudita». Le ha fatto eco la senatrice M5S al Senato Alessandra Maiorino, che ha annunciato il deposito di una interrogazione parlamentare a Palazzo Madama «per fare chiarezza su quanto riportato dalla stampa e capire chi ha spalancato le porte a questa oscena operazione, mentre a Gaza continua il genocidio e si continua a morire di fame e di sete». Anche PD e AVS si sono uniti al coro, chiedendo conto dell’ennesimo presunto tassello della «complicità politica e morale» tra Roma e Tel Aviv e censurando i «tentennamenti» di Palazzo Chigi sulla questione.









