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La Shell è stata condannata a risarcire i disastri ambientali causati in Nigeria

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La filiale nigeriana di Shell dovrà pagare un risarcimento per le fuoriuscite di petrolio nel delta del Niger, in Nigeria. La sentenza, emessa dal tribunale dell’Aia, potrebbe aprire la strada ad ulteriori casi contro le multinazionali del petrolio. I fatti risalgono al 2004, quando dagli sversamenti furono interessati due villaggi ed un’area pari a 60 campi da calcio. Ora la Shell dovrà risarcire quattro agricoltori – che sporsero denuncia nel 2008 insieme al gruppo Friends of the Earth – e ripulire i terreni e i corsi d’acqua contaminati. Il tribunale, inoltre, ha imposto alla società di installare un sistema di rilevamento delle perdite nel gasdotto che ha causato una delle fuoriuscite.

Dopo la sentenza, ritenendo che a causare le perdite sia stato un sabotaggio, Shell si è detta sgomenta che la filiale sia stata ritenuta colpevole. Friends of the Earth sostiene invece che le fuoriuscite siano dipese da una scarsa manutenzione e da un’inadeguata sicurezza. È dalla fine degli anni ’50 che Shell ha scoperto e iniziato a sfruttare le vaste riserve petrolifere della Nigeria. Ad oggi, la regione del Delta del Niger è il cuore dell’industria petrolifera nigeriana. Nonostante la multinazionale abbia subito pesanti critiche da parte di attivisti e comunità locali, non è la prima volta che l’area viene interessata dagli sversamenti di petrolio provenienti dagli oleodotti.




Afghanistan, talebani attaccano base militare: almeno 8 morti

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Un veicolo carico di esplosivo si è lanciato contro una base delle forze di difesa del governo afghano uccidendo almeno 8 membri del personale di sicurezza, nella provincia di Nangarhar, nell’Est del Paese. Secondo altre fonti i deceduti sarebbero invece 15. L’attentato arriva a pochi giorni di distanza dalle affermazioni del nuovo presidente Usa, Joe Biden, il quale ha messo in discussione l’accordo di pace e il ritiro dei militari statunitensi dal Paese.

Autolesionismo, depressione, aggressività: gli effetti del lockdown su bambini e adolescenti

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I lunghi periodi di lockdown dovuti al Coronavirus, sono stati deleteri per la salute mentale di bambini e adolescenti. Secondo uno studio sulla salute mentale dei più giovani in Inghilterra, pubblicato sulla rivista scientifica Lancet Regional Health, gli effetti provocati dai lunghi periodi trascorsi tra le mura domestiche, sono preoccupanti. Molti bambini sono diventati anoressici e bulimici, altri hanno iniziato a manifestare svenimenti e tosse cronica nervosa, dovuta al forte stress nel vedere il ricovero di un genitore affetto da Covid-19. Tra gli adolescenti poi, sono aumentati gli episodi di autolesionismo e di aggressione verso i familiari. Inoltre, i bambini e adolescenti già affetti da particolari patologie, hanno risentito della mancanza di assistenze adeguate.

La mancanza di momenti di svago e di socialità, ha influito tanto sulla salute mentale dei giovani di età compresa tra i 5 e i 16 anni, la cui incidenza – stando ai dati raccolti dallo studio – è passata dal 10,8% (2017) al 16,0% nel luglio 2020. Inoltre, i soggetti che più hanno risentito degli effetti del lockdown, sono stati bambini e teenagers di famiglie poco agiate. Molti di questi infatti, si sono ritrovati costretti in piccoli spazi, privi di scrivanie o di una connessione internet per studiare. Condizioni, che hanno amplificato i disastrosi effetti sulla loro stabilità mentale. Una realtà allarmante, già riscontrata in contesto italiano da Stefano Vicari, primario dell’U.O. di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale pediatrico romano Bambino Gesù.

La mafia sta approfittando del Covid per ritrovare consensi

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La pandemia da Covid-19 ha aggravato le condizioni economiche e sociali, aprendo ampi varchi alle infiltrazioni di Cosa nostra. Lo ha sottolineato la relazione del presidente della corte d’appello di Palermo, Matteo Frasca, per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. L’analisi ha rivelato la capacità della mafia di organizzare un welfare parallelo con il quale è stato stimolato un ampio consenso sociale.

Covid-19: esperti Oms hanno iniziato le indagini a Wuhan

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Continuano a Wuhan, in Cina, le indagini sull’origine del coronavirus da parte degli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). I membri del team sono andati in mattinata, sotto scorta, all’ospedale Jinyintan di Wuhan. Si tratta del nosocomio ad aver accolto i primi pazienti affetti da quello che allora era solo un misterioso virus. Il calendario preciso degli appuntamenti degli esperti a Wuhan rimane opaco. I loro tweet e quelli dell’Oms sono le principali fonti di informazione, mentre la Cina è rimasta quasi in silenzio.

Il Bangladesh sta deportando migliaia di rifugiati Rohingya su un’isola remota

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Questa mattina le autorità del Bangladesh hanno inviato il quarto gruppo di 1400 rifugiati Rohingya in un’isola nel Golfo del Bengala. Lo ha dichiarato un funzionario della marina del Bangladesh. Come affermato dal comandante della stessa marina, M. Mozammel Hague, venerdì altri 1.778 rifugiati sono partiti verso l’isola di Bhasan Char.

I Rohingya sono un gruppo etnico di religione islamica. Vivono nella parte settentrionale della Birmania ma la loro origine non viene riconosciuta e non hanno diritto alla cittadinanza. Dopo le repressioni del 2016/2017, circa 625.000 Rohingya si rifugiano nei campi profughi in Bangladesh. Secondo i rapporti delle Nazioni Unite, sono una delle minoranze più perseguitate nel mondo.

Sono almeno 6.700 i rifugiati che il Bangladesh ha inviato nell’isola di Bhasan Char dall’inizio di dicembre, dai campi di confine dove un milione vive in capanne fatiscenti. Haque ha affermato che i rifugiati vengono trattati bene sull’isola, dove avrebbero la possibilità di generare reddito allevando animali o dedicandosi all’artigianato. Il Bangladesh voleva che contribuissero all’economia, ma il rimpatrio in Myanmar è l’obiettivo finale.

L’isola è emersa solo 20 anni fa e non era mai stata abitata in precedenza. Inoltre, viene regolarmente sommersa dalle piogge monsoniche. Le agenzie umanitarie internazionali si sono opposte al trasferimento, da quando è stato proposto per la prima volta nel 2015, esprimendo il timore che una grande tempesta possa travolgere l’isola e mettere in pericolo migliaia di vite.

Cuba, cade elicottero militare: 5 i morti

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Il ministero delle forze armate cubane ha reso noto che un elicottero militare si è schiantato e 5 persone sono morte. L’incidente è avvenuto tra la provincia di Holguin e Guantanamo, nell’est dell’isola caraibica.

L’ultimo grave incidente aereo a Cuba era avvenuto nel maggio 2018, quando 112 persone morirono nello schianto di un velivolo che era da poco decollato dall’aeroporto dell’Avana.

Governo, Mattarella conferisce mandato esplorativo a Roberto Fico

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito al presidente della Camera Roberto Fico un mandato esplorativo per verificare tra i gruppi parlamentari la possibilità di trovare una nuova maggioranza per formare un governo. Secondo quanto riportato dalle fonti parlamentari Fico cercherà di ritrovare una maggioranza a partire dal perimetro di quella precedente, quindi includendo Italia Viva di Matteo Renzi.

Crisi di Governo: M5S riapre a Renzi, Di Battista minaccia la scissione

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Nel terzo e ultimo giorno di consultazioni al Quirinale i 5 Stelle cercano di uscire dall’empasse e rilanciare le possibilità di un nuovo mandato a Conte togliendo la pregiudiziale nei confronti di Italia Viva, il partito di Matteo Renzi che appena pochi giorni fa ha provocato la crisi. Il reggente dei 5S, Vito Crimi, ha dichiarato la disponibilità a «un governo politico che parta dalle forze di maggioranza che hanno lavorato insieme fino ad oggi ma con un nuovo patto di legislatura chiaro». Buona la reazione di Italia Viva («bene così ora confriontamoci sui temi» ha detto il presidente Ettore Rosato). Di tutt’altro tenore quella di Alessandro Di Battista per il quale tornare a trattare con Renzi significa «rimettersi nelle mani di un accoltellatore professionista» e che se questa sarà la scelta del Movimento lui dirà «arrivederci e grazie».

L’Italia revoca l’export di bombe verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi

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Il Governo italiano ha deciso di revocare le autorizzazioni in corso per l’esportazione di missili e bombe aeree verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. È un atto dalla portata storica: avviene per la prima volta dall’entrata in vigore della Legge 185 del 1990 sull’export di armi. Nel dicembre 2020 la Commissione Esteri aveva votato l’embargo sulle armi ai Paesi coinvolti nella guerra in Yemen, chiedendo al governo di impegnarsi a revocare le licenze in essere. Secondo quanto riporta la Rete Italiana Pace e Disarmo, «il provvedimento riguarda almeno 6 diverse autorizzazioni già sospese con decisione presa a luglio 2019». Tra queste c’è la licenza MAE 45560, decisa verso l’Arabia Saudita nel 2016 durante il Governo Renzi, «relativa a quasi 20mila bombe aeree della serie MK per un valore di oltre 411 milioni di euro». La revoca di questa licenza cancellerà la fornitura di oltre 12.700 ordigni.

Con la decisione del governo di revocare le licenze, nessun ordigno fabbricato in Italia contribuirà oltre nel peggiorare la situazione umanitaria in Yemen, dove la guerra civile è in corso dal 2015. Tra gli ordigni ritrovati in Yemen dai ricercatori dell’Onu ci sono anche le bombe prodotte dalla RWM Italia. La decisione del governo conferma dunque la necessità di indagare sulla responsabilità penale dell’Unità per le Autorizzazioni dei Materiali di Armamento (UAMA) e di RWM Italia nelle esportazioni di bombe della serie MK.