venerdì 20 Febbraio 2026
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Open Day vaccinali: gli “esperti” del CTS hanno parecchio da spiegare

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Il Comitato tecnico scientifico (CTS) aveva dato il via libera agli Open Day per i giovani con i vaccini a vettore adenovirale (AstraZeneca e Johnson & Johnson), andando contro la raccomandazione fornita dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) di non somministrare tali sieri nelle persone al di sotto dei 60 anni. È quanto si apprende da una lettera pubblicata ieri dal governatore della Regione Liguria, Giovanni Toti, contenente il parere del Comitato: essa era stata inviata alle regioni dalla struttura commissariale che dipende da Palazzo Chigi il 12 maggio. «Il CTS non rileva motivi ostativi a che vengano organizzate dalle differenti realtà regionali iniziative, quali i vaccination day, mirate a offrire, in seguito ad adesione/richiesta volontaria, i vaccini a vettore adenovirale a tutti i soggetti di età superiore ai 18 anni». Questa, dunque, la presa di posizione degli esperti, che Toti ha riportato per rispondere a «tutti coloro che continuano a dire che le Regioni sugli open day di AstraZeneca siano andate per conto loro».

Tali critiche infatti sono state mosse dopo i casi di trombosi verificatisi in due giovani donne vaccinatesi con AstraZeneca, motivo per cui alcune regioni hanno poi cancellato gli open day in questione. E la polemica è scoppiata in maniera maggiore in seguito alla morte di una delle due donne: Camilla Canepa, una ragazza ligure di 18 anni che si era sottoposta al siero anglo-svedese il 25 maggio e che ha perso la vita nella giornata di giovedì. In seguito alla tragedia, dunque, è stato puntato ulteriormente il dito contro le regioni, colpevoli di aver inspiegabilmente somministrato i vaccini a vettore adenovirale ai giovani.

Adesso, però, grazie alla lettera pubblicata da Toti si viene a conoscenza del fatto che questa decisione non è stata presa arbitrariamente dalle regioni, ma avvallata dal Comitato tecnico scientifico. E precisamente quest’ultimo ha fatto sì che da un lato non venissero seguite le indicazioni date dall’Aifa, e dall’altro nemmeno i dati forniti dall’Ema (Agenzia europea per i medicinali). In tal senso, secondo una recente analisi dell’ente europeo, con una bassa circolazione del virus per i giovani (fino a 49 anni) il rischio di trombosi provocata dal vaccino anglo-svedese supera quello di morire per Covid. E seppur questa “bassa circolazione del virus” non fosse presente in Italia al momento del parere da parte del CTS, motivo per cui inizialmente esso non contrastava con quanto riportato dall’Ema, col passare del tempo la situazione epidemiologica è mutata e già il 31 maggio vi erano 3 regioni “bianche”, caratterizzate appunto da un numero molto basso di contagi. E successivamente, il 7 giugno, esse sono diventate 7.

Dunque, non solo non ci si riesce a spiegare perché gli esperti siano andati contro i consigli dell’Aifa, ma ci si chiede anche per quale motivo questi ultimi non abbiano deciso di formulare subito un nuovo parere nel momento in cui quanto consigliato non fosse nemmeno più in linea con i dati dell’Ema. Tale revisione infatti è arrivata solo nella giornata di ieri, con lo stop all’utilizzo del vaccino Astrazeneca per chi ha meno di 60 anni e la conferma della raccomandazione sulla somministrazione del Johnson & Johnson negli over 60. Si tratta, però, di un ritardo davvero difficile da giustificare.

[di Raffaele De Luca]

Colombia: esplode miniera di carbone, almeno 2 morti e 7 dispersi

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Un’esplosione in una miniera di carbone a Socha, nella Colombia centrale, ha provocato la morte di almeno 2 persone, mentre altre 7 sono rimaste intrappolate. Lo ha reso noto l’Agenzia nazionale delle miniere (Anm), la quale ha aggiunto che l’incidente potrebbe essere stato causato da un accumulo di metano e polvere di carbone nella miniera “Diamante 5”. Sono stati anche soccorsi tre feriti, con polizia, Croce Rossa e ingegneri mobilitati per partecipare alle ricerche.

Pakistan: autobus precipita in un burrone, almeno 20 morti e 50 feriti

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In Pakistan, almeno 20 persone hanno perso la vita ed oltre 50 sono rimaste ferite dopo che un autobus che trasportava pellegrini si è ribaltato su un’autostrada ed è precipitato in un burrone. Nello specifico la tragedia è avvenuta nella città di Khuzdar, situata nella provincia del Belucistan e, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Associated Press, l’incidente potrebbe essere stato causato dall’autista, il quale guidava in maniera spericolata.

Detenuti palestinesi brutalmente torturati nelle carceri: un video incastra Israele

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Nel marzo del 2019 all’interno del carcere israeliano di Ketziot, situato nel deserto del Negev, 55 detenuti palestinesi (tra cui prigionieri di sicurezza di Hamas) vennero brutalmente picchiati con manganelli nonché presi a calci da almeno una decina di agenti e lasciati per ore ammanettati ed ammassati sul pavimento uno sopra l’altro. È quanto si evince da un filmato recentemente diffuso dal quotidiano israeliano Haaretz, secondo cui si sarebbe trattato di una vendetta attuata dopo che due guardie furono accoltellate e ferite da un prigioniero palestinese. Le autorità parlarono di «prendere in mano le rivolte», ma le immagini non mostrano ciò, bensì testimoniano dei veri e propri abusi nei confronti dei prigionieri, di cui 15 rimasero feriti. Nonostante ciò, però, successivamente è stato fatto uno sforzo minimo per fare luce sul caso: solo una guardia carceraria è stata indagata e, alla fine, non è stato eseguito alcun arresto ed il caso è stato chiuso. In più, da allora il comandante della prigione è stato promosso al ruolo di comandante distrettuale dell’IPS. (Servizio Carcerario Israeliano).

Eppure si tratta di un caso che avrebbe dovuto provocare un terremoto all’interno dell’IPS e della Procura di Stato, cosa che però non è avvenuta. Anzi, secondo quanto riportato da Haaretz, si è trattato di un «segreto di Pulcinella»: i vertici dell’IPS infatti erano a conoscenza di cosa stesse succedendo ma chiusero un occhio. Ad ogni modo, però, ora che il video è stato reso pubblico ci si aspetta che venga effettuata un’indagine approfondita. Se ciò non avvenisse, infatti, sarebbe indirettamente dimostrato che per lo stato israeliano i prigionieri palestinesi non meritano di essere trattati come esseri umani.

[di Raffaele De Luca]

È morta Paola Pigni, leggenda dell’atletica italiana

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Paola Pigni, la leggenda del mezzofondo italiano, è morta nella giornata di oggi all’età di 75 anni. L’atleta azzurra aveva ottenuto la medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici del 1972 a Monaco nei 1500 metri ed è stata campionessa italiana per 13 volte in pista e 6 nel cross. Inoltre, nel 1969 aveva stabilito il record mondiale dei 1500 metri, con il tempo di 4’12″4.

Il Parlamento europeo ha votato lo stop agli allevamenti in gabbia

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Il Parlamento europeo ha approvato, con 558 voti favorevoli, 37 contrari e 85 astensioni, una risoluzione con la quale invita la Commissione europea ad eliminare gradualmente l’uso delle gabbie negli allevamenti situati nei Paesi appartenenti all’Ue. Nello specifico, gli eurodeputati chiedono alla Commissione di «valutare la possibilità di completare tale transizione entro il 2027» e di proporre una serie di strumenti legislativi in tal senso. Tale decisione si basa sull’esistenza di alternative all’allevamento in gabbia, le quali vengono già utilizzate in diversi Stati membri. Ad ogni modo però, sottolinea il Parlamento, la fine dell’uso di gabbie dovrebbe essere basata su un approccio che non sia uguale per tutti gli animali, bensì che valuti le caratteristiche di ogni specie. Inoltre, «per garantire condizioni di parità agli allevatori in tutta l’Unione europea, è necessaria una legislazione comunitaria» e, prima di qualsiasi cambiamento legislativo, gli agricoltori e gli allevatori dovranno ricevere un adeguato sostegno e sarà necessario anche un periodo di transizione per il «progressivo adeguamento di questi ultimi».

Tutto ciò servirà ad «evitare una perdita di competitività e una conseguente delocalizzazione della produzione dell’UE verso paesi terzi con obiettivi meno ambiziosi in termini di benessere animale». A tal proposito, il Parlamento ritiene anche che tutti i prodotti di origine animale importati in UE dovranno essere realizzati nel pieno rispetto della pertinente legislazione dell’Unione e che sia necessaria una rivalutazione degli accordi commerciali siglati con i paesi terzi: ci si dovrà appunto assicurare che essi rispettino le stesse norme in materia di benessere animale e di qualità dei prodotti. Oltre a questo, i deputati chiedono infine alla Commissione di presentare anche una proposta per «vietare l’alimentazione forzata crudele e non necessaria di anatre e oche per la produzione di foie gras».

La risoluzione votata favorevolmente dalla plenaria era stata precedentemente adottata dalla Commissione agricoltura del Parlamento europeo: essa era stata approvata in seguito all’iniziativa dei cittadini europei denominata “End the Cage Age”, un appello registrato presso la Commissione UE nel 2018 che ha raccolto quasi 1,4 milioni di firme in un anno. Tramite tale iniziativa i cittadini avevano appunto chiesto di vietare l’uso delle gabbie all’interno degli allevamenti.

[di Raffaele De Luca]

I droni stanno imparando ad ascoltare le richieste di aiuto

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maccerie con abito da sposa

In un mondo in cui i droni hanno sempre più un ruolo determinante sul campo di battaglia, la Acoustical Society of America cerca di intraprendere una direzione completamente diversa e di sfruttare questa accessibile e importante tecnologia per assistere le vittime in disperata necessità di soccorso.

Gli accademici dell’associazione hanno infatti avuto la folgorante intuizione di innestare una serie di microfoni volumetrici sulla pancia di un velivolo a pilotaggio remoto (UAV), così da poter assistere le squadre di ricerca e soccorso in una molteplicità di situazioni cataclismatiche che vanno dai terremoti alle inondazioni e, perché no, proprio a quelle situazioni belliche in cui molte vittime finiscono imprigionate nelle macerie delle loro case distrutte.

Il progetto, il quale è stato presentato proprio in questi giorni, mira a sviluppare una o più macchine che possano localizzare distanza e altitudine delle voci umane che chiedono aiuto. Per assicurarsi che lo strumento funzioni, i ricercatori hanno sviluppato un rudimentale archivio di urla e di suoni “impulsivi” che le persone potrebbero eseguire pur di farsi notare dalle squadre d’emergenza: battiti di mani, rumori ritmici, pestoni contro il pavimento e così via. Si tratta, ora come ora, di una catalogazione talmente superficiale che risulta difficile il credere che il programma sviluppato possa dimostrarsi affidabile in un contesto reale, ma almeno nei test di laboratorio i risultati sono stati promettenti.

drone con microfono

Parte di un simile successo dipende anche dal fatto che gli scienziati della Acoustical Society non abbiano mancato di applicare dei potenti sistemi di miglioramento sonoro. In stato di quiete e senza rumori di disturbo, i microfoni sono quindi capaci di intercettare anche solo un mormorio, percependone ogni singola parola con chiarezza cristallina. Ovviamente quello che succede in ambiente protetto non è rappresentativo del mondo reale, ma in questo frangente gli scienziati sono incappati in un qualche rallentamento.

Uno dei principali ostacoli contro cui si è dovuta scontrare l’associazione è, banalmente, quello del peso dei microfoni. Per sviluppare una percezione spaziale adeguata alle necessità, gli strumenti di registrazione devono essere parecchi – i documenti parlano di 60 sensori -, con il risultato che il drone non riusciva a preservare le prestazioni necessarie allo scopo prefissato. I test preliminari sono quindi stati eseguiti con delle strutture fisse al suolo e, nel frattempo, si stanno facendo costruire su misura dei microfoni digitali MEMS, più leggeri, che dovrebbero risolvere la questione.

Gran parte del progetto, insomma, rimane a oggi perlopiù su carta, tuttavia gli addetti ai lavori si stanno muovendo velocemente verso risultati pragmatici che potrebbero essere presto replicati dal mondo intero, almeno qualora lo strumento sia in grado di dimostrarsi efficiente. Detto questo, bisogna anche prestare massima attenzione perché l’idea di un drone tanto percettivo non venga deteriorata da biechi interessi.

La stessa associazione, seppur di sfuggita, ha menzionato il fatto che questo sistema di microfoni volanti si presti anche a una più generica sorveglianza. Dettaglio ovvio, ma che potrebbe portare a evoluzioni spiacevoli, soprattutto se poi i droni venissero utilizzati per scovare fuggiaschi o piccoli gruppi che si nascondono per resistere alle minacce delle guerre asimmetriche.

[di Walter Ferri]

Accordo Ue-Gb su quote pesca per il 2021-22

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Dopo cinque mesi di consultazioni e trattative, è arrivato a conclusione l’accordo definitivo con il Regno Unito sulla pesca per il 2021 e, per gli stock in acque profonde, anche per il 2022. L’intesa raggiunta stabilisce il totale di pesca ammissibile per 75 stock ittici e fornisce chiarezza sui limiti per le specie fuori quota. L’accordo dovrebbe porre fine alle ultime settimane di tensione con le proteste dei pescatori

USA, vittoria delle comunità indigene: Keystone XL non si fa più

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Dopo un decennio di lotte, i popoli indigeni possono dire di aver vinto una importante battaglia sul fronte ecologico: l’oleodotto Keystone XL non si farà più. La società che si occupava della costruzione dell’oleodotto, la TC Energy, ha comunicato che non andrà più avanti con il progetto che, ormai, può dirsi fallito. L’oleodotto, che avrebbe trasportato sabbie bituminose sporche attraverso 1.700 miglia dall’Alberta, in Canada, alle raffinerie della costa del Golfo del Texas, era stato bloccato dall’amministrazione Biden nel gennaio di quest’anno. Tuttavia, questo annuncio di TC Energy è l’ultimo chiodo nella bara per l’oleodotto e una straordinaria vittoria per le comunità che hanno combattuto per quasi un decennio.

David Turnbull, Direttore delle comunicazioni strategiche di Oil Change International, ha affermato: «Questo progetto viene finalmente abbandonato grazie a più di un decennio di resistenza da parte di comunità indigene, proprietari terrieri, agricoltori, allevatori e attivisti per il clima lungo il suo percorso e in tutto il mondo. Questa è una vittoria per il movimento per la giustizia climatica e una conferma che Big Oil non è all’altezza del potere delle persone. La cancellazione di Keystone XL ci ricorda che questo progetto non è mai stato necessario all’interesse pubblico».

La costruzione dell’oleodotto era iniziata l’anno scorso quando l’ex Presidente Donald Trump ha rilanciato il progetto a lungo ritardato dopo che si era bloccato sotto l’amministrazione Obama. Keystone XL avrebbe trasportato fino a 830.000 barili (35 milioni di galloni) di greggio al giorno, collegandosi in Nebraska ad altri oleodotti che alimentano raffinerie di petrolio sulla costa del Golfo degli Stati Uniti. Al suo insediamento, Biden ha annullato il permesso di attraversamento delle frontiere tra il Canada e gli USA. I funzionari dell’Alberta, da cui l’oleodotto aveva origine, nelle ultime settimane hanno espresso grande frustrazione per il fatto che il Primo Ministro canadese, Justin Trudeau, non stesse spingendo Biden a valutare nuovamente di concedere il permesso e procedere con la costruzione della linea di trasporto del greggio. Lo Stato dell’Alberta ha investito più di 1 miliardo sull’avvio dell’opera che si era arenata grazie alla decisa opposizione da parte delle tribù di nativi americani dislocate lungo il percorso di Keystone XL.

Questa grande vittoria fa ben sperare e fornisce coraggio per le altre lotte attualmente in corso come quella portata avanti contro la Line 3, in Minnesota, oppure per coloro che si oppongono ormai da diversi anni al Dakota Access Pipe Line (DAPL) che si sarebbe intersecato, insieme a Keystone XL, nella maxi rete di oleodotti che attraversa gli Stati Uniti.

[di Michele Manfrin]

G8 di Genova 2001: Luca torna in carcere 20 anni dopo

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Nel prossimo luglio saranno passati vent’anni dal G8 di Genova del 2001. In quei giorni, nel capoluogo ligure, si riunirono i potenti della terra in una città blindata e militarizzata. Un fiume di persone si riversò in città da tutte le parti d’Italia e da altre nazioni europee per protestare contro la globalizzazione neoliberista e i suoi già tragici effetti. Assistemmo all’omicidio di Carlo Giuliani, le torture inflitte a Bolzaneto e la brutalità e la ferocia premeditata della scuola Diaz. Lo Stato si è assolto e i vertici allora in carica hanno fatto carriera. Eppure c’è chi, tra i manifestanti, a distanza di vent’anni paga ancora lo scotto per aver protestato contro un sistema che proprio in quei giorni ha mostrato il suo vero volto. Luca Finotti è una di queste persone contro cui la repressione violenta e vendicativa dello Stato si è riversata.

Finotti, oggi 42 anni, è tornato nel carcere di Cremona dopo che gli è stata revocata la possibilità di scontare la propria pena all’interno della comunità “La tenda di Cristo”, cui era entrato nel settembre del 2019. Secondo i responsabili della comunità Finotti avrebbe violato più volte le regole, l’ultima delle quali aver introdotto del tabacco senza autorizzazione.

La pena di Finotti sarà conclusa nel dicembre del 2022, a seguito di una riduzione da parte della Corta d’Appello e successivamente confermata in Cassazione. Finotti era stato condannato in primo grado a 10 anni di carcere con l’accusa di “devastazione e saccheggio” prevista dal Codice Rocco di epoca fascista. Una pena sproposita che venne comminata, in contumacia o meno, anche a molti altri manifestati di quei giorni di Genova del 2001. Severissime sentenze hanno comminato condanne che vanno dagli 8 ai 14 anni di carcere. Alcuni hanno scontato l’intera pena mentre altri sono fuggiti all’estero – soprattutto tra Francia e Svizzera – in attesa di sentenze di estradizione e dell’intervento della Corte d’Appello europea.

[di Michele Manfrin]