Con 416 voti a favore, 169 contrari e 22 astenuti, il Parlamento europeo ha approvato un accordo quadro sull’introduzione dell’euro digitale, avviando i negoziati con le altre istituzioni per giungere a un’intesa definitiva. Si apre dunque la fase di trattative, meglio conosciuta come Trilogo, tra Parlamento, Consiglio e Commissione. La prima riunione è prevista per il prossimo 13 luglio, ne seguiranno altre, con l’obiettivo di chiudere i lavori entro il 2026. La misura è considerata prioritaria dalla Banca Centrale Europea (BCE) per ridurre la dipendenza da fornitori extra-comunitari, come le società statunitensi Visa e Mastercard. L’accelerazione sulla moneta digitale, destinata ad affiancare il contante, si inserisce in un momento di forte tensione politica tra Bruxelles e Washington, alla luce dei continui attacchi del presidente Donald Trump.
A due settimane dal via libera della Commissione Affari Economici, l’Aula di Strasburgo ha aperto un nuovo importante capitolo sull’euro digitale, una moneta elettronica da far funzionare tramite app, online e offline. È stato dato mandato al relatore Fernando Navarrete Rojas, membro spagnolo dei Popolari, per guidare il gruppo negoziale del Parlamento UE. Nei prossimi giorni la delegazione incontrerà la Presidenza irlandese del Consiglio, a nome degli Stati membri. Si apre dunque la fase del Trilogo, ovvero delle riunioni informali mediante le quali i rappresentanti delle tre principali istituzioni europee “accelerano” il processo legislativo. L’obiettivo è giungere a dei testi condivisi — in questo caso sul regolamento relativo all’euro digitale — da sottoporre poi al giudizio delle rispettive istituzioni. Strasburgo ha definito ieri i punti chiave della sua posizione negoziale, a partire dalle garanzie per la privacy degli utenti, preoccupati dal monitoraggio delle operazioni commerciali. «Le transazioni, prova a rassicurare il Parlamento UE, verrebbero verificate senza esporre dati personali, che sarebbero trattati solo nella misura strettamente necessaria al funzionamento del sistema».
Un altro punto riguarda la fruizione dei servizi di base, come «l’apertura di un conto, la detenzione e la gestione di fondi e l’accesso ad almeno uno strumento di pagamento», che dovrebbero essere gratuiti. Persiste il nodo delle commissioni sui pagamenti digitali, da sciogliere negli ormai imminenti negoziati. La BCE spera nella conclusione dell’iter legislativo entro la fine dell’anno, così da occuparsi della fase operativa e partire con l’emissione della moneta digitale, nel corso del 2029.
«La maggior parte delle imprese — scrivono da Strasburgo — sarebbe tenuta ad accettare l’euro digitale. Farebbero eccezione i lavoratori autonomi e le piccole e microimprese che non accettano altri pagamenti digitali». Nelle intenzioni europee, intorno alla moneta digitale, di fatto un’evoluzione della moneta unica cartacea, dovrebbe sorgere un’infrastruttura separata dai principali circuiti di pagamento digitale, oggi dominati da aziende e multinazionali statunitensi. Nel Trilogo verrà stabilita la quantità massima di euro digitale che ogni individuo potrebbe detenere. Nel frattempo, il Parlamento UE sottolinea che i Paesi dell’area euro sarebbero comunque «obbligati a mantenere la disponibilità di contante, le imprese non sarebbero autorizzate a vietarne l’uso e gli Stati membri dovrebbero monitorare regolarmente la disponibilità di contante, con particolare attenzione ai gruppi vulnerabili, come gli anziani, le persone a basso reddito e coloro che non hanno accesso al sistema bancario tradizionale».
Già nel 2023, l’Unione europea sottolineava l’esigenza di affiancare alla circolazione del contante uno strumento di natura digitale per tutelare «il necessario equilibrio tra moneta emessa da una banca centrale e mezzi di pagamento digitali privati». Con questo nuovo portafoglio digitale da far funzionare tramite app, indipendentemente dalla connessione internet, l’UE punta a ritagliarsi una maggiore autonomia finanziaria nell’era dei pagamenti digitali. Il messaggio è rivolto soprattutto agli USA, che nell’era del secondo mandato Trump ha avviato contro Bruxelles una sorta di guerra commerciale a bassa intensità, a suon di dazi e minacce.




