Il colosso del farmaco Pfizer torna a far parlare di sé. Questa volta non per i profitti record maturati durante la pandemia da Covid-19 o per le indagini in sede europea, piuttosto per i tagli annunciati nel polo produttivo di Catania. Sono 330 gli “esuberi” individuati dalla multinazionale statunitense, che si aggiungono ai 40 licenziamenti tra i lavoratori dell’indotto, impiegati presso l’olandese Randstad. Di fronte a quella che i sindacati definiscono una delle più gravi crisi industriali del territorio negli ultimi anni, è stato proclamato lo stato di agitazione. Il 22 luglio, in occasione del tavolo ministeriale tra Pfizer e le parti sociali, saranno organizzate manifestazioni a Roma e a Catania, con l’obiettivo di evitare la desertificazione industriale.
Pfizer ha annunciato il disimpegno dal capoluogo etneo, con la chiusura di due linee produttive e una prima delocalizzazione in Cina. Sono 370 gli operai altamente specializzati coinvolti nei tagli, tra dipendenti diretti e lavoratori in appalto. I sindacati confederali sostengono si tratti di un primo tassello che porterà al definitivo abbandono dello stabilimento, pertanto chiedono «l’individuazione di un soggetto acquirente con comprovata esperienza industriale nel settore farmaceutico e la presentazione di un piano industriale credibile che assicuri il rilancio del sito e il mantenimento dell’intera occupazione». Pfizer viene accusata di voler abbandonare l’impianto catanese a causa della sua obsolescenza, non avendo però mai investito seriamente nella sua competitività tecnologica. Eppure i profitti da record ci sono stati. Nel 2022, sfruttando le vendite del vaccino Covid-19, il colosso del farmaco ha realizzato un fatturato di 100,3 miliardi di dollari, cifra mai raggiunta prima, per un utile netto di 31 miliardi.
Con la conclusione della stagione pandemica, Pfizer ha presentato un piano per mantenere i bilanci in verde. Sono stati lanciati nuovi prodotti, mettendo ad esempio le mani sulle cure contro l’obesità, un mercato in forte espansione. Ha chiuso il 2025 con 62,6 miliardi di dollari di ricavi e 7,8 miliardi di profitti, in linea con il 2024.
Nonostante ciò, al posto della redistribuzione della ricchezza, a Catania è arrivata la stagione degli esuberi. Le istanze dei lavoratori sono state rilanciate ieri durante un’assemblea interna, propedeutica alla fase più intensa della mobilitazione, prevista tra il 17 e il 22 luglio. Venerdì 17 si terrà un sit-in davanti ai cancelli dello stabilimento, mentre mercoledì 22 i lavoratori andranno a Roma, in occasione del tavolo convocato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza del ministro Adolfo Urso. Parteciperanno delegati di Pfizer e delle organizzazioni sindacali. L’obiettivo è scongiurare licenziamenti e delocalizzazione o, in alternativa, mediare delle garanzie per la transizione a un nuovo soggetto capace di rilanciare la produzione nel capoluogo etneo.
«Siamo di fronte all’ennesimo rischio di desertificazione industriale del nostro territorio. Non possiamo permettere che venga disperso un patrimonio di competenze, professionalità e produzione strategica costruito in decenni di attività», ha detto la deputata pentastellata Lidia Adorno di fronte all’Assemblea Regionale Siciliana. Adorno già nel marzo 2025 aveva denunciato il ridimensionamento in atto nel sito catanese, segnato dalla carenza di investimenti. Per fermare «le ricadute sui lavoratori, sulle loro famiglie e sull’intero comparto produttivo» Adorno ha chiesto l’intervento urgente della Regione, istituendo un tavolo di crisi sulla vertenza.




