Iran: in migliaia si riuniscono a Teheran per i funerali di Ali Khamenei

Centinaia di migliaia di persone si stanno ritrovando a Teheran per celebrare i funerali del leader supremo Khamenei, ucciso dai bombardamenti statunitensi lo scorso 28 febbraio. Nella capitale iraniana le attività pubbliche quotidiane sono state ridotte al minimo e la circolazione limitata. Secondo i quotidiani locali, nessun leader mondiale parteciperà alle celebrazioni, nemmeno le personalità del mondo arabo, anche se è stata segnalata la presenza di alcuni funzionari dell’area del golfo. Nemmeno il figlio della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, sarà presente. Nel frattempo, i media riferiscono della sospensione dei colloqui con gli Stati Uniti, con Trump che ha dichiarato di aver «concesso» al Paese una settimana di tregua per ricordare il proprio leader, mentre cresce il timore per eventuali attacchi di Israele volti a sabotare i colloqui.

Le celebrazioni, iniziate ufficialmente alle sei di questa mattina, si protrarranno fino al prossimo giovedì 9 luglio. Secondo il capo della polizia, citato dall’agenzia di stampa ufficiale IRNA, i veicoli in ingresso a Teheran sono aumentati del 40% a partire da ieri, venerdì 3 luglio. Provengono per lo più dalle province di Alborz, Mazandaran e Isfahan, ma anche da diversi Paesi vicini. Diverse strutture mediche sono state allestite intorno alla Grande Moschea di Teheran, dove si svolge la cerimonia, e diverse persone hanno già registrato malori dovuti al forte calore. Il governatore Mohammad-Sadeq Motamadian ha dichiarato che l’intera provincia di Teheran rimarrà chiusa fino a martedì, per permettere lo svolgimento delle celebrazioni. Secondo i media, saranno tra le dieci e le venti milioni in tutto le persone che prenderanno parte all’evento.

Alla cerimonia, scrive il media di informazione di opposizione Iran International, che ha sede a Londra, non sarà presente alcun leader mondiale. Se da un lato nessun capo di Stato europeo è stato invitato, non saranno presenti nemmeno quelli del mondo arabo, anche se è stata confermata la presenza di funzionari provenienti da Iraq, Libano, Yemen, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Egitto e Tunisia. Assenti rappresentati dell’Autorità Palestinese. Nella capitale, riporta il quotidiano, sono entrate in vigore le misure di lutto obbligatorio, che limitano le attività quotidiane e richiedono ingenti risorse pubbliche, in un momento critico per la popolazione, sottoposta a enormi pressioni economiche per via della guerra.

La portata dell’evento avrebbe comportato una temporanea sospensione nei colloqui di Teheran con Washington. Nel corso delle celebrazioni per i 250 anni dalla creazione degli Stati Uniti, che ricorrono oggi, il presidente americano Trump ha dichiarato che i leader iraniani «non vedono l’ora di raggiungere un accordo» e che «lo vogliono a tutti i costi», aggiungendo: «gli abbiamo concesso una settimana di permesso per un funerale, perchè siamo gentili». Nel frattempo, alcuni funzionari del governo USA avrebbero sollevato il timore di un possibile attacco israeliano volto a uccidere alcune delle figure centrali nei negoziati per la pace, inclusi il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Aragchi. L’informazione, riferita dal New York Times, è stata subito smentita dall’ufficio del primo ministro israeliano, che l’ha definita una fake news. 

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Valeria Casolaro

Classe 1991, prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Collabora con L'Indipendente dal 2021, occupandosi di diritti, migrazioni e movimenti sociali.

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