Seul sta attraversando un’epoca d’oro sul piano economico. Tra la normalizzazione globale dei servizi cloud e l’espansione dei progetti legati all’intelligenza artificiale, il Paese gode di una robusta crescita finanziaria trainata dalla sua poderosa industria di produzione di microchip e memorie DRAM. Un fenomeno positivo per la nazione che, tuttavia, preoccupa Kim Yong-beom, Segretario Capo Presidenziale per le Politiche, il quale mette in guardia sulla concreta possibilità che il benessere ricavato dalla digitalizzazione internazionale non venga ridistribuito, finendo con il defluire nelle tasche dei soliti noti.
Secondo quanto riporta il Seoul Economic Daily, il politico avrebbe pubblicato una pungente riflessione sui suoi social: “se il benessere nazionale guadagnato dai semiconduttori sarà assorbito in rendite immeritate nel settore immobiliare e i frutti della crescita si concentreranno solo tra i pochi, questo boom economico non durerà a lungo”. Il politico lamenta che già ora il PIL sia aumentato considerevolmente, ma che il potere d’acquisto delle persone normali non ne risulta impattato in proporzione.
“I profitti operativi di Samsung Electronics e SK Hynix si stanno impennando, eppure i negozi di quartiere soffrono per i locali vuoti”, continua Kim, sostenendo che, paradossalmente, questa fase di crescita stia potenzialmente indebolendo la valuta locale, il won. Per evitare che il flusso di introiti si coaguli nelle mani di chi detiene già il potere, suggerisce di correre d’anticipo proponendo misure fiscali patrimoniali. “Guardando al passato, questo genere di introiti ha dimostrato la tendenza a defluire nel mercato immobiliare ed è difficile garantire che questa volta andrà diversamente. La tassazione della proprietà deve essere normalizzata. È necessario e giusto adeguare razionalmente l’imposta sulle partecipazioni e l’imposta sulle plusvalenze”.
Kim si interroga su come poter effettivamente condividere questo benessere prima che il ritorno alla normalità dei tassi di interesse finisca con lo stritolare i lavoratori precari, gli indebitati, i giovani e i membri più vulnerabili della società – ovvero coloro che non stanno beneficiando del grande flusso di denaro derivante dall’esportazione di componenti elettroniche. Una visione di politica economica che ambisce a scardinare un sistema già ben consolidato: basti pensare allo strapotere di Samsung, la quale esercita un’influenza tale da essere considerata da molti al di sopra della legge e della politica stessa.
L’esempio più recente della posizione dominante della famiglia fondatrice del colosso tech risale al 2022, quando Lee Jae-yong, erede del marchio condannato per corruzione nel 2017, ricevette la grazia con la motivazione che la sua liberazione avrebbe servito gli interessi nazionali. Le lobby statunitensi, ansiose di far fronte alla cronica carenza di chip, avevano fatto pressioni sul governo coreano affinché Lee venisse rilasciato. Tornato in libertà, l’imprenditore è stato ricompensato con la presidenza esecutiva di Samsung.
La questione della disparità economica non è tuttavia un’esclusiva coreana. Secondo quanto stimato nei giorni scorsi dalla Banca d’Italia, nel quarto trimestre del 2025 la ricchezza netta è risultata in aumento rispetto all’anno precedente, tuttavia “la distribuzione della ricchezza si conferma concentrata”. L’istituzione precisa che il 10% delle famiglie più ricche detiene da sola il 60,6% della ricchezza totale e che, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, l’indice di disuguaglianza è aumentato.
Nelle fasi iniziali del boom dell’IA, i dirigenti tech erano soliti sottolineare la propria consapevolezza del problema: si dicevano preoccupati che una nuova rivoluzione industriale avrebbe alimentato la disuguaglianza economica e indicavano come soluzione il reddito universale di base. Una proposta che ora, a distanza di anni, è scivolata molto in fondo alla loro lista di priorità.




