Per qualche ora le strade svizzere hanno fatto riaffiorare i ricordi delle intense manifestazioni di inizio millennio promosse dal movimento noglobal. In occasione del G7 organizzato a Évian, sul lago Lemano, decine di migliaia di persone hanno infatti sfilato in corteo per le vie di Ginevra. Il serpentone, partito dal parco di Mon Repos nel pomeriggio, ha lasciato dietro di sé qualche vetrina rotta e una Tesla in fiamme. Poi, all’altezza della stazione di Cornavin, sono scoppiati i primi scontri con la polizia. Da un lato il lancio di oggetti e razzi pirotecnici, dall’altro gas lacrimogeni e idranti. Il corteo ha continuato il suo percorso, tornando in serata al punto di partenza, dove la polizia ha disperso la folla con l’uso della forza.
«La cura è rivoluzionaria», recita uno degli striscioni portati in piazza domenica da decine di migliaia di manifestanti — 50mila secondo gli organizzatori. Mentre i leader dei Paesi del G7 — Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti — si preparavano ad arrivare nella piccola cittadina di Évian, a qualche chilometro di distanza montava la protesta. Alla chiamata di oltre 70 associazioni, tra cui sigle sindacali e organizzazioni femministe, per «un futuro libero dall’imperialismo, dal fascismo, dal patriarcato, dal capitalismo, dalla supremazia bianca e dall’oppressione delle minoranze e dei gruppi vulnerabili», hanno risposto persone provenienti da tutta Europa. Il G7 è stato contestato dai manifestanti perché considerato il simbolo di una società distante dalla sua base popolare. «Gli Stati del G7, insieme alla Russia e alla Cina, sono responsabili dell’aumento globale di guerre e tensioni imperialiste. L’industria bellica sta guadagnando enormi profitti, mentre le condizioni di vita dei lavoratori vengono costantemente attaccate», scrivono i promotori.
Con queste premesse, il corteo anti-G7 è partito domenica pomeriggio dal parco di Mon Repos, a Ginevra. Il serpentone ha costeggiato la riva destra del lago Lemano, lasciando dietro di sé alcune vetrine rotte di una filiale bancaria e un’auto Tesla incendiata. Poco dopo la piazza si è radicalizzata, ingaggiando uno scontro con le forze di polizia all’altezza della stazione di Cornavin. Gli scontri sono proseguiti anche nei pressi della sede delle Nazioni Unite. Ai lanci di oggetti, pietre e petardi da parte dei manifestanti, la polizia ha risposto con gas lacrimogeni e idranti. Il corteo non si è disperso: una parte minoritaria è rimasta intorno al quartiere dell’ONU, ingaggiando nuovi scontri in serata, mentre la quasi totalità dei manifestanti ha continuato il percorso fino al rientro, intorno alle 19, al parco di Mon Repos. Poco dopo la polizia in tenuta antisommossa ha disperso la folla rimanente, indirizzandola verso il pont du Mont-Blanc. A quel punto è iniziato un accerchiamento andato avanti fino alle prime luci del mattino e duramente contestato dai promotori del corteo.
A poche ore dalla manifestazione — conclusasi con 28 fermi e nessun ferito — l’Évian Resort ha accolto i leader del G7, che fino a domani discuteranno di Ucraina, cooperazione economica, intelligenza artificiale e Asia Occidentale. Il tema più caldo sul tavolo riguarda la recente intesa raggiunta tra Stati Uniti e Iran, che dovrebbe essere firmata venerdì al lago di Lucerna, a circa 200 chilometri dalla località francese.




