Cosa c’è dietro il resort di lusso che ha provocato la rivolta in Albania

In Albania, quella che inizialmente sembrava essere una protesta prettamente di carattere ambientale in difesa di un’area protetta, ribattezzata Rivoluzione dei Fenicotteri, è divenuta presto l’espressione di un malcontento politico e sociale generale nei confronti del governo di Edi Rama. Al centro della contesa c’è laguna di Narta, un’area costiera incontaminata dell’Albania nell’area di Pishe Poro e Zvernec, comprendente l’isola di Sazan (la più grande del Paese). Qui Jared Kushner, genero di Donald Trump, ha messo gli occhi nel 2024 e, insieme ad altri investitori, vuole realizzare un resort di lusso da 1,4 miliardi di dollari. Il Primo Ministro albanese difende il progetto e accusa l’Iran di essere dietro alle proteste in corso. E non è un caso se dietro i rendering patinati si cela, oltre alla volontà di fare il “vile denaro”, una fitta rete di diplomazia transazionale e interessi geopolitici che coinvolgono Stati Uniti e Israele. 

Il via libera all’operazione è arrivato nel 2024, quando il Parlamento albanese, guidato dalla maggioranza del primo ministro Rama, ha approvato emendamenti alla Legge sulle Aree Protette. La riforma consente di bypassare i vincoli ambientali storici per autorizzare hotel a cinque stelle nei parchi nazionali sotto la dicitura di “investimenti strategici”. La modifica ha innescato la reazione di opposizioni e ONG. Recentemente, a complicare i piani, è intervenuta anche la SPAK (la Procura Speciale Anticorruzione albanese), che ha aperto un’indagine formale sulle modalità di adozione della legge e sui criteri di assegnazione dei terreni demaniali, ipotizzando l’assenza di regolari gare d’appalto e favoritismi sistemici.

L’appoggio di Rama all’iniziativa di Kushner è totale. Il premier difende il progetto qualificandolo come un’opportunità storica irrinunciabile, accusando l’Iran di fomentare le proteste in corso. Il collante politico ed economico dell’operazione è Richard Grenell, ex ambasciatore statunitense e inviato speciale della Casa Bianca per i Balcani. Grenell, oggi partner del fondo di Kushner, Affinity Partners, ha coltivato per anni relazioni strettissime con Rama. Molti analisti leggono questa operazione come l’applicazione pratica di una diplomazia transazionale, in cui la concessione di asset territoriali strategici viene utilizzata dai governi locali come una rendita geopolitica per blindare i propri rapporti con i vertici politici di Washington, e non solo. 

Sebbene l’operazione sia condotta con una fitta rete di società, alcune delle quali con sede nel Lussemburgo e nel Delaware (USA), per cui non è possibile conoscere i titolari, l’intera operazione è coordinata da Affinity Partners, il fondo di private equity basato a Miami fondato da Kushner. La stragrande maggioranza dei capitali di questo fondo – da miliardi di dollari – proviene da PIF (Public Investment Fund), il fondo sovrano dell’Arabia Saudita presieduto da Mohammed bin Salman. Affinity Partners, formato nel 2021, è nato con la specifica missione di strutturare corridoi economici tra gli Stati Uniti, le monarchie del Golfo e le imprese hi-tech e della difesa di Israele, proseguendo, sul piano finanziario privato, la logica degli Accordi di Abramo promulgati durante il primo mandato presidenziale di Trump.

La gestione operativa è affidata alla Sazan Real Estate Development, guidata dall’immobiliarista Asher Abehsera, partner storico di Kushner. Sul campo, secondo quanto riportato in una inchiesta di Balkan Insight, il progetto coinvolge personaggi alquanto discutibili e poco raccomandabili. Tra questi c’è la famiglia Kastrati: nello specifico padre e figlio, Shefqet e Musa Kastrati (fotografato con Ivanka Trump ed Edi Rama), alla guida di un colosso aziendale che opera nel settore di carburanti, delle assicurazioni e all’interno dell’aeroporto di Tirana, notoriamente vicino al governo. Poi c’è l’ex presidente della Corte d’Appello di Tirana, Alaudin Malaj. La famiglia dell’ex giudice possiede un appezzamento integrato nel progetto. Il dettaglio critico è che tra il 2013 e il 2019, prima di dimettersi per evitare un processo anti-corruzione, Malaj aveva emesso sentenze chiave (poi annullate dalla Corte Suprema) a favore della famiglia Shehu e di Petritaj, proprio sulle dispute fondiarie in quell’area. Artur Shehu, residente negli USA, è un faccendiere al centro di indagini per appropriazioni illecite di terreni e, secondo un’inchiesta della RAI, è stato indagato in Italia per presunti legami con la Sacra Corona Unita. Proprio Shehu sarebbe ora coinvolto nelle indagini sulla “pista albanese” in riguardo all’attentato ai danni del giornalista, e direttore di Report, Sigfrido Ranucci. Pellumb Petritaj, ex avvocato di Shehu, è stato condannato in primo grado per aver falsificato documenti di epoca ottomana riferiti a reperti che interessano proprio l’area costiera interessata dal progetto di sviluppo edilizio. 

L’interesse per l’isola di Sazan si comprende solo analizzando la sua posizione geostrategica. L’isola domina il Canale d’Otranto, il corridoio marittimo che unisce il Mar Adriatico al Mar Ionio. Inoltre, poco più a nord, vi è situato il punto di attraversamento marittimo del gasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline), che porta il gas azero fino al mercato europeo, approdando in Italia. Il TAP, insieme al Trans Anatolian Pipeline (che attraversa da Est a Ovest la Turchia) e al South Caucasus Pipeline (che porta il gas azero in Turchia), è una delle infrastrutture di trasporto che costituiscono il cosiddetto Corridoio Sud del Gas. Occupata dall’Italia nel 1914 e rimasta sotto la sovranità italia fino al 1947, con il nome di Saseno, durante il fascismo fu fortificata pesantemente. Nella Guerra Fredda divenne l’unico avamposto del Patto di Varsavia nel Mediterraneo, ospitando una base sovietica segreta di sommergibili. Dopo la rottura tra il dittatore Enver Hoxha e l’URSS nel 1961, Sazan fu mutata in una comune militare autarchica iper-blindata, costellata dalla presenza di circa 3.500 bunker. 

Ora, l’isola, così come la costa della zona, dovrebbe diventare un resort di extralusso dove le fortificazioni e i bunker potranno essere un brand per i miliardari globali. Vista l’importanza geostrategica della regione e gli attori coinvolti, diversi speculano (e non sarebbe fantascienza) sul fatto che il resort, viste le numerosissime strutture militari dell’isola, possa avere in realtà funzione dual-use, se non di vera e propria facciata, per un avamposto militare statunitense e israeliano nel Mediterraneo centrale. 

Avatar photo

Michele Manfrin

Laureato in Relazioni Internazionali e Sociologia, ha conseguito a Firenze il master Futuro Vegetale: piante, innovazione sociale e progetto. Consigliere e docente della ONG Wambli Gleska, che rappresenta ufficialmente in Italia e in Europa le tribù native americane Lakota Sicangu e Oglala.

Ti è piaciuto questo articolo? Pensi sia importante che notizie e informazioni come queste vengano pubblicate e lette da sempre più persone? Sostieni il nostro lavoro con una donazione. Grazie.

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Articoli correlati

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

+ visti