Nel 2017 la Gapminder Foundation ha chiesto a campioni rappresentativi della popolazione adulta di quattordici Paesi ad alto reddito una domanda semplice: «Negli ultimi vent’anni la povertà estrema nel mondo è quasi raddoppiata, rimasta più o meno uguale, o diminuita a meno della metà?». L’89 per cento delle persone ha risposto in maniera sbagliata. La risposta giusta è l’ultima: la povertà estrema si è più che dimezzata, passando dal 34 per cento del 1993 a meno dell’11 per cento nel 2013. Quasi nessuno lo sapeva. Non perché fossero stupidi, ma perché un sistema informativo costruito per catturare l’attenzione attraverso la paura tende a non raccontare i miglioramenti graduali: non generano click e non fanno vendere pubblicità.
Da questa constatazione nasce Il mondo che migliora — Vittorie, conquiste e cambiamenti che non fanno notizia, frutto del lavoro della redazione de L’Indipendente che raccoglie in quindici capitoli storie, dati e analisi su ciò che nel mondo sta andando meglio di quanto le notizie quotidiane lascino immaginare, senza nascondere le contraddizioni e senza fare propaganda del progresso.
Uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Personality — condotto su oltre 84mila persone in 59 Paesi — ha dimostrato che chi si sente minacciato dalla criminalità, dalla povertà o dall’instabilità è più propenso a sostenere forme di governo autoritarie, a cercare protezione in leader forti e soluzioni sbrigative. La paura non produce solo rassegnazione: produce obbedienza. Un sistema di comunicazione che alimenta la paura ogni giorno non ha solo un effetto sulla capacità delle persone di capire il mondo: ha un effetto diretto sulla capacità di governarle.
Il libro è diviso in quattro parti. La prima — I numeri che nessuno racconta — raccoglie i dati sui miglioramenti globali che il flusso informativo quotidiano tende a ignorare: l’aspettativa di vita raddoppiata in un secolo, il vaiolo eradicato, la mortalità infantile dimezzata, l’alfabetizzazione mondiale passata dal 12 per cento del 1820 all’87 per cento di oggi, la crescita esponenziale delle rinnovabili. La seconda parte — Dal basso — racconta le vittorie dei movimenti sociali e delle comunità: i lavoratori Amazon che si sindacalizzano, le fabbriche recuperate in Argentina e in Italia, i portuali di Genova che rifiutano di caricare armi, le cooperative di comunità che tengono in vita borghi destinati allo spopolamento. La terza — Dall’alto — analizza le politiche pubbliche che hanno prodotto cambiamenti reali: dalla sanità universale in Rwanda e Thailandia alla depenalizzazione delle droghe in Portogallo, dal Trattato sull’Alto Mare al riconoscimento del primo bosco vetusto d’Italia. La quarta — Sovranità — affronta la geopolitica del cambiamento: il declino dell’egemonia occidentale, il movimento globale per la pace, le flottiglie civili che sfidano i blocchi navali.
Ogni capitolo racconta però le contraddizioni insite in ogni progresso: non si tratta di un bilanciamento formale, ma della volontà di evitare una distorsione di segno opposto. La povertà estrema si è dimezzata, ma le disuguaglianze interne ai Paesi ricchi sono esplose. Il buco dell’ozono si sta chiudendo, ma i PFAS contaminano il sangue di milioni di persone e il governo italiano ha abbassato la protezione del lupo poche settimane dopo aver riconosciuto il primo bosco vetusto. I diritti civili avanzano in molte parti del mondo e arretrano in altre. Il libro prende atto di tutto questo senza rinunciare al dato fondamentale: che il pezzo di realtà che manca quasi sempre dall’informazione è quello dei miglioramenti, non quello delle crisi.
Il mondo che migliora esce nella primavera del 2026 con una convinzione di fondo: che il cambiamento non arrivi mai da solo, ma sempre da chi decide di mettersi in gioco, di perseverare e di costruire insieme ad altri qualcosa che da soli sarebbe stato impossibile. È il messaggio che tiene insieme tutti e quindici i capitoli, al di là dei temi che affrontano. E che il libro affida al lettore non come una morale, ma come uno stimolo, storia dopo storia, dato dopo dato.
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Ci vorrebbe un TG delle belle notizie per invertire la percezione errata della paura.