Cosa sappiamo dell'”imminente accordo” con l’Iran annunciato da Trump

Dopo lo stallo nei colloqui degli scorsi giorni, USA e Iran tornano a discutere della proposta in 14 punti contenuta nel memorandum di intesa attualmente in discussione tra le due parti e, secondo Trump, stavolta l’accordo sarebbe stato in larga parte negoziato e sarebbe pronto a essere finalizzato. Secondo il presidente, il documento includerebbe anche un accordo per la riapertura di Hormuz. Da parte sua, l’Iran non ha ancora commentato l’annuncio, ma in un’intervista rilasciata nelle scorse ore il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, aveva dichiarato che un eventuale accordo avrebbe dovuto contenere un’intesa sul nucleare e sulla rimozione delle sanzioni americane a Teheran, oltre che la fine del blocco navale USA su Hormuz (definito «pirateria»). I termini dell’accordo non sono ancora stati ufficialmente delineati da nessuna delle due parti.

Nell’annuncio fatto da Trump sul proprio social Truth, il presidente ha specificato che «è stato negoziato in larga misura un accordo, soggetto a finalizzazione, tra gli Stati Uniti d’America, la Repubblica Islamica dell’Iran». Al colloquio erano presenti anche alcuni tra i Paesi del Golfo, quali Arabia Saudita, Emirati e Qatar, oltre a Pakistan, Turchia, Egitto, Giordania e Bahrein. Il presidente USA ha anche riferito di aver avuto successivamente una telefonata con Netanyahu che «è andata molto bene», ma sulla quale non sono stati forniti ulteriori dettagli. «Gli aspetti finali e i dettagli dell’accordo sono attualmente in fase di discussione e saranno annunciati a breve» ha riferito il presidente, che ha aggiunto che tra i vari elementi dell’accordo è prevista la riapertura dello Stretto di Hormuz.

L’Iran per il momento non commenta, anche se nelle scorse ore il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, aveva confermato che Teheran si trovasse nella fase finale della redazione di un memorandum per la fine della guerra con gli USA. L’accordo è composto di 14 punti e contiene i principali punti da negoziare per la fine di una «guerra imposta», ma che questi punti verranno discussi in un «tempo ragionevole compreso tra i 30 e i 60 giorni». Alla fine di questo periodo, sarà discusso l’accordo finale. «Siamo attualmente nella fase di concludere questo memorandum d’intesa». Baqaei ha inoltre aggiunto che Teheran è ancora diffidente nei confronti degli USA e che non vi è sicurezza che Washington non cambi il proprio atteggiamento repentinamente come avvenuto in passato, aggiungendo però che il processo sembra andare verso una «convergenza di posizioni». Secondo Baqaei, inoltre, non spetta agli USA prendere decisioni sullo Stretto di Hormuz, ma a Iran e Oman, in quanto Stati che vi affacciano direttamente. Le discussioni sullo Stretto rientrerebbero in quelle concernenti il memorandum, ha detto il portavoce, aggiungendo però che la prerogativa iraniana è «porre fine pirateria e al banditismo marittimo statunitensi» contro la navigazione internazionale. Un accordo sul nucleare, che nelle dichiarazioni pubbliche di Trump è sempre stato il pretesto per giustificare l’aggressione all’Iran e la difficoltà nel giungere a un accordo definitivo, dovrebbe essere incluso nel memorandum, così come la revoca delle sanzioni USA all’Iran.

Il primo ministro pakistano, Shebhaz Sharif, ha parlato della telefonata nei termini di «uno scambio di utili opinioni sulla situazione regionale attuale e su come far progredire gli sforzi di pace in corso per portare una pace duratura nella regione» e ha aggiunto di «sperare» di poter ospitare presto il prossio round di colloqui.

Le richieste di ritirare le sanzioni USA e di porre fine al blocco su Hormuz erano state avanzate dall’Iran già la scorsa settimana, quando aveva rifiutato la proposta di pace di Washington proprio perchè mancavano tali condizioni. La proposta, infatti, non conteneva novità sostanziali rispetto a quanto già richiesto dagli USA in oltre due mesi di guerra. Secondo Axios, che cita funzionari USA vicini ai colloqui, l’accordo attualmente in discussione prevedrebbe un cessate il fuoco di 60 giorni, durante il quale Hormuz verrebbe riaperto e vebbero sospesi tutti i pedaggi richiesti alle navi per il passaggio. In cambio, gli USA revocherebbero il blocco dei porti iraniani e potrebbero concedere deroghe a Teheran sulle sanzioni, in modo che il Paese possa riprendere a vendere liberamente il proprio petrolio. Il blocco dovrebbe essere revocato non appena lo Stretto sarà completamente sminato, per garantire una navigazione in sicurezza. La richiesta iraniana di una completa sospensione delle sanzioni sarebbe stata per il momento respinta, in quanto prima sarebbero state necessarie «concessioni tangibili».

Successivamente si riprenderebbero i negoziati inerenti il nucleare iraniano. La bozza includerebbe l’impegno dell’Iran a non acquisire armi nucleari e a negoziare la sospensione del proprio programma di arricchimento dell’uranio, oltre all’eliminazione delle scorte di uranio arricchito. In particolare, poi, la bozza includerebbe come condizione necessaria la fine della guerra israeliana contro il Libano, ma non di un «cessate il fuoco unilaterale» – ovvero, anche Hezbollah dovrebbe deporre le armi.

Le provocazioni tra le due parti, tuttavia, non si fermano. Subito prima dei colloqui, tuttavia, Trump ha pubblicato sui propri social una mappa dell’Iran coperta dalla bandiera americana accompagnata dalla scritta «United States of Middle East», mentre Baqaei ha pubblicato quella dell’Impero Romano, commentando che quando questo ha provato a invadere la Persia si è poi trovato costretto a negoziare una pace alle condizioni delle popolazioni locali.

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Valeria Casolaro

Classe 1991, prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Collabora con L'Indipendente dal 2021, occupandosi di diritti, migrazioni e movimenti sociali.

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