Almeno diciotto lupi sono stati trovati senza vita nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, e i primi risultati delle analisi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo hanno confermato il sospetto: si tratta di avvelenamento con fitofarmaci, pesticidi agricoli facilmente reperibili in commercio, inseriti in bocconi di carne e nascosti in sacchetti. I cadaveri sono stati rinvenuti in due momenti distinti tra Pescasseroli, Alfedena e altre aree del Parco, insieme a tre volpi e almeno una poiana. La Procura di Sulmona ha aperto un fascicolo contro ignoti per uccisione ingiustificata di animali, mentre le indagini dei Carabinieri Forestali cercano di risalire ai responsabili di quella che appare come una strage premeditata.
La modalità operativa delle uccisioni suggerisce un’azione coordinata e intenzionale volta a sterminare la fauna selvatica. Le sostanze tossiche utilizzate non fanno sconti: i fitofarmaci, pensati per eliminare parassiti dell’agricoltura, diventano letali per i grandi carnivori come il lupo, interferendo con il sistema nervoso e provocando la morte in breve tempo. La modalità – bocconi di carne occultati – lascia pochi dubbi sulla natura intenzionale del gesto. «Siamo di fronte a un fatto di eccezionale gravità», ha dichiarato il Parco nazionale in un comunicato, assicurando il massimo impegno operativo per difendere «un patrimonio che appartiene alle comunità locali e all’intero Paese». Nel frattempo è stato attivato un coordinamento tra forze dell’ordine e direzione del Parco per intensificare i controlli e prevenire nuovi episodi, mentre i lupi recuperati sono ancora in laboratorio per esami tossicologici più approfonditi.
La strage ha suscitato sdegno in tutto il mondo ambientalista. Il WWF ha parlato di «un gesto ignobile», Legambiente di «una vergogna nazionale», chiedendo al governo un tavolo urgente a Pescasseroli. «L’utilizzo delle esche avvelenate – ha dichiarato il presidente nazionale Stefano Ciafani – è un atto vile e da codardi, che nuoce alla biodiversità ma anche alla sicurezza dell’intero territorio». Anche il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha espresso ferma condanna, annunciando il rafforzamento dei controlli da parte del Comando unità forestali. L’Ispra ha ribadito che «la diffusione di esche avvelenate rappresenta un rischio concreto per altre specie selvatiche protette e per la pubblica sicurezza». L’Enpa ha evidenziato come l’uccisione di animali protetti sia punita con pene «paradossalmente modeste»: da tre mesi a un anno di arresto o fino a 8.000 euro di ammenda. «Occorre trasformare l’uccisione della fauna selvatica in un delitto punito con pene molto più severe, da due a dieci anni di reclusione», ha dichiarato Annamaria Procacci, responsabile fauna selvatica dell’associazione.
In Italia, nel frattempo, il Parlamento ha approvato definitivamente la legge europea che contiene il recepimento del declassamento dello status di protezione del lupo, con il governo che potrà ora adottare un decreto che sancirà il passaggio del lupo da specie “rigorosamente protetta” a semplicemente “protetta”. L’Italia ha scelto il recepimento immediato, risultando tra i primi Paesi a farlo. Se fino ad oggi ogni singolo abbattimento richiedeva una deroga specifica, con la nuova normativa le uccisioni potranno invece avvenire nell’ambito di piani di gestione regionali, eseguiti da personale specializzato. Le singole regioni potranno quindi approvare dei “piani di prelievo”, attraverso i quali decidere un numero di abbattimenti. Molti esponenti delle associazioni ambientaliste, che denunciano sul punto una pericolosa radicalizzazione del conflitto sociale, sostengono che il declassamento dello status di protezione del lupo abbia alimentato confusione, legittimando indirettamente comportamenti illegali. L’associazione «Io non ho paura del lupo» ha addirittura scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiedendo «un presidio morale e istituzionale capace di riaffermare che la violenza contro la fauna selvatica non può trovare spazio nella nostra società».





L’ipocrisia regna sovrana.
Premesso che giustizierei con un colpo alla nuca questa gente, ma che associazioni per la protezione degli animali si dicano scandalizzate per l’uccisione di una decina di animali coscienti mentre sanno benissimo che ogni secondo decine di migliaia di individui subiscono una sorte orribile per finire nei vostri piatti è di un’ipocrisia rivoltante.
Ovviamente la differenza la fa la legge: si possono compiere le peggiori nefandezze dietro lo scudo del diritto. Per questo l’unica giustizia non può che essere extra diritto. E non può che essere proporzionata: macellai e macellatori, trasportatori, cacciatori, allevatori dovrebbero subire lo stesso orrore. Niente come l’esperienza risulta ‘formativa’