La deregolamentazione dei nuovi OGM si avvicina sempre più al passaggio decisivo. Dopo il raggiungimento dell’accordo quadro dello scorso 3 dicembre, il Consiglio Europeo ha approvato le nuove norme sulle piante ottenute attraverso le Nuove Tecniche Genomiche (NGT) in Italia chiamate anche Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA). L’accordo prevede l’equiparazione di gran parte delle NGT/TEA alle varietà convenzionali, esentandole da vari obblighi quali quelli di etichettatura al consumo, tracciabilità lungo la filiera alimentare e valutazione del rischio. In sede di votazione, l’Italia ha votato a favore della misura; il governo Meloni – con il ministro Lollobrigida, effettivamente, si è sempre schierato a favore dello sdoganamento delle NGT/TEA, giudicandole «tecniche innovative che consentono miglioramenti mirati e naturali». Critiche, invece, le associazioni di categoria come Via Campesina e Corporate Europe, che sostengono che la deregolamentazione delle nuove colture rischia di aumentare la concentrazione di tali sementi nel mercato, «compromettendo la resilienza del sistema alimentare».
L’approvazione dell’accordo sulle NGT/TEA da parte dei ministri dell’Agricoltura dei 27 è arrivata ieri, 21 aprile. Per adottare l’accordo serviva la maggioranza qualificata, e in sede di votazione 18 Paesi si sono espressi a favore, 6 contro (Austria, Croazia, Ungheria, Romania, Slovenia e Slovacchia) e 3 si sono astenuti (Belgio, Bulgaria e Germania). L’accordo prevede la distinzione delle piante ottenute attraverso Nuove Tecniche Genomiche in due categorie: le NGT-1, che verrebbero considerate equivalenti alle varietà convenzionali, e le NGT-2 che rimarrebbero soggette alla legislazione comunitaria dell’UE in materia di OGM, «comprese l’autorizzazione, la tracciabilità e l’etichettatura obbligatoria». Con l’equiparazione alle varietà convenzionali, «le piante e i prodotti NGT-1 non saranno etichettati, ad eccezione delle sementi e di altro materiale riproduttivo». L’accordo prevede inoltre l’introduzione di quelle che il Consiglio definisce «nuove misure di trasparenza», quali l’obbligo di trasmissione delle informazioni sui brevetti delle tecnologie a una banca dati pubblica da parte dei loro sviluppatori, e l’istituzione di un gruppo di esperti per valutare l’impatto dei brevetti sulle piante NGT. Con l’approvazione da parte del Consiglio, il testo dovrà venire adottato dal Parlamento europeo, con voto previsto il prossimo 18 maggio.
Contrariamente ai vecchi OGM, che si basano sulla transgenesi – l’inserimento di un gene esogeno all’interno del genoma di un organismo bersaglio che funge da ospite – i nuovi OGM includono la cisgenesi, una tecnica di manipolazione genetica che si fonda sul trasferimento di uno o più geni di un organismo di una determinata specie nel genoma di un organismo della stessa specie, e il genome editing che si riferisce al silenziamento o alla modifica del DNA. La differenziazione tra NGT-1 e NGT-2 si basa sul fatto che sotto l’ombrello di quest’ultima categoria figurano organismi ottenuti con modifiche di parti del genoma più ampie della soglia arbitraria di venti nucleotidi o con tratti potenzialmente sensibili; l’agronomo Stefano Contrini, consultato da L’Indipendente, ritiene che la differenziazione tra categoria 1 e 2 non sia basata – almeno secondo le dichiarazioni ufficiali – su qualche prova scientifica, ma su una stima dell’Agenzia Federale Tedesca per la Protezione dell’Ambiente secondo cui il 94% delle piante NGT presenti a oggi sono ottenute con un massimo di venti modifiche nucleotidiche. Per ottenere i risultati desiderati sono comunque necessarie diverse modifiche del genoma, perché la maggior parte dei caratteri di interesse agronomico riguardano diverse zone del DNA; «a questo punto ci si avvicina sempre più a esperimenti di biologia sintetica», sottolinea Contrini.
L’Italia si è sempre schierata a favore delle Tecniche di Evoluzione Assistita, e ieri ha confermato la propria posizione. Quando venne concordato l’accordo quadro, lo scorso 3 dicembre, il ministro Lollobrigida commentò: «L’accordo raggiunto oggi in sede europea sulle Nuove Tecniche Genomiche rappresenta un passo avanti decisivo per il futuro dell’agricoltura. Rivendichiamo con orgoglio un risultato che permetterà di avere colture più resilienti, più produttive, con meno utilizzo di pesticidi e di acqua. Non si tratta di OGM, ma di tecniche innovative che consentono miglioramenti mirati e naturali. L’Italia è all’avanguardia in questo settore, con i nostri scienziati e ricercatori del CREA in prima fila nello sviluppo di soluzioni che rafforzano la sostenibilità e la competitività del nostro sistema agroalimentare». Contrarie alla deregolamentazione sono invece le maggiori associazioni di categoria europee, quali Via Campesina e Corporate Europe: secondo le associazioni, l’accordo quadro «si basa su vane promesse sulla presunta sostenibilità delle colture NGT, che non è supportata da alcuna prova scientifica né dalla loro disponibilità sul mercato» e lo scopo della misura sarebbe quello di «imporre il modello brevettuale in Europa, costringendo gli agricoltori ad acquistare ogni anno OGM brevettati e consentendo la privatizzazione di tutte le sementi, comprese quelle tradizionali e contadine».





Nel caso di NGT 1 potrei coltivare in modo bio, ma piante che non sono obbligato a certificare come NGT 1…. esiste pero’ l’obbligo di indicarlo se trattasi di sementi: i produttori seri possono quindi certificare come non modificate le sementi da cui derivano cio’ che coltivano….Mi pare l’unica, ed efficace, soluzione visti i tempi che corrono…
autoprodursi i semi e comprare biologico…il male minore per il momento…
Pessima notizia. Una ragione in più per cercare di limitare i danni comprando biologico, ove possibile.