«Siete un giornale di sinistra», «Non è vero che siete imparziali, date sempre contro al governo». Ci capita ogni tanto di leggere commenti come questi sotto le pagine social de L’Indipendente. Può essere quindi utile spendere alcune parole su queste due obiezioni, sia per chiarire alcune cose su “chi siamo” ai nostri lettori, sia per riflettere su cos’è per noi il giornalismo. Partiamo dalla prima questione. La nostra pur breve storia, in verità, potrebbe già bastare a rispondere per noi. L’Indipendente esiste da appena cinque anni ma ha già fatto in tempo anche a essere sospettato del contrario. Piena epoca Covid, al potere si erano avvicendati i governi Conte II e Draghi, la nostra ostinazione per il mestiere giornalistico ci aveva portato nella scomodissima posizione di chi cercava di fare luce su risultati e conseguenze delle politiche pandemiche, senza adeguarsi necessariamente al coro di un mondo mediatico che si limitava a fare comunicazione istituzionale: per diversi commentatori questo era stato più che sufficiente a collocarci nell’area dei quotidiani «di destra».
La verità è che l’idea che un quotidiano debba avere per forza una collocazione partitica è una tipica distorsione italiana, conseguenza del fatto che da noi i media indipendenti non sono praticamente mai esistiti e quasi tutti sono espressione di un gruppo d’interesse con precise relazioni di potere. Noi, che non abbiamo padroni politici da soddisfare, possiamo concentrarci sul provare a fare del nostro meglio su quello che è il vero dovere del giornalismo: essere, come dicono gli inglesi, il “cane da guardia della democrazia”, controllando e riportando ai lettori le azioni del potere. Ora che in Italia, e sempre più in molti Paesi occidentali a partire dagli Stati Uniti, al potere vediamo governi di destra, fare giornalismo significa necessariamente raccontare le azioni di questi poteri e farlo, come è naturale che sia, mettendone in luce le contraddizioni e i punti critici affinché diventino di dominio pubblico.
Passiamo ora alla questione dell’imparzialità. Qui la questione si fa più sottile perché nasce da una confusione semantica, che porta a confondere il giornalismo imparziale con quello neutrale. Se essere “neutrali” significa infatti non schierarsi, essere “imparziali” significa invece rispettare la deontologia, garantendo la massima oggettività nel racconto dei fatti e facendo in modo che le opinioni di chi scrive non sovrastino il dovere di raccontare la realtà. Rivendicare di essere “imparziali” non significa essere “neutrali”. L’Indipendente, su questo, è sempre stato molto netto: per quanto ci riguarda il dovere del giornalismo è difendere l’interesse pubblico, i diritti umani e quelli democratici. Questa è una precisa scelta di campo.
Nel raccontare un crimine di guerra, per come la vediamo, il dovere del giornalismo non è rimanere neutrale tra l’esercito che spara e i civili che muoiono; nel raccontare il licenziamento di centinaia di lavoratori il dovere del giornalismo non è rimanere neutrale tra i profitti di una multinazionale e la vita di centinaia di operai; nel raccontare le leggi approvate in Italia per criminalizzare chi scende in piazza il compito del giornalismo non è rimanere neutrale tra le derive repressive di un governo e il diritto alla protesta dei cittadini. Noi cerchiamo ogni giorno di essere imparziali, cioè di raccontare le cose come sono basandoci sulle fonti e senza distorcere i fatti, ma non ci interessa essere neutrali: se no – nel pieno del genocidio israeliano a Gaza – non avremmo certo deciso di pubblicare una guida intitolata “Boicottare Israele”. Questo non significa essere dalla parte di un partito o di quell’altro, ma dalla parte dell’umanità, della giustizia e della democrazia. Questa è la nostra parte.





Grazie per aver sottolineato ed evidenziato il vostro ruolo, per questo vi sostengo e vi leggo.
Bravi
Personalmente amo i giornali che non Censurano i lettori e che non Censurano i giornalisti e che se un giornalista scrive cose diverse da un collega, magari proprio contrarie, non fanno alcun Editoriale per dettare la linea, ma li lasciano liberamente anche sbagliare.
Così i lettori si abitueranno che se un giornalista scrive sbagliato, si può sempre dirglielo nei commenti.