La generazione Z continua a essere protagonista nel mondo. Dopo il successo registrato alle urne in Nepal, i giovani malgasci hanno causato, attraverso un’intensa ondata di proteste, la caduta del governo. Il presidente ad interim del Madagascar Michael Randrianirina ha infatti destituito il primo ministro Herintsalama Rajaonarivelo e l’intera squadra di governo, annunciando che sceglierà presto un nuovo premier. Restano in allerta i giovani malgasci, che dopo aver protestato contro la carenza di acqua ed elettricità vedono erosa la legittimità nei confronti della nuova leadership. In tal senso, la misura di Randrianirina può essere vista come un (ultimo) tentativo di tenere sotto controllo la situazione e rafforzare la propria autorità dopo mesi difficili, nonostante gli entusiasmi iniziali.
Continua la fase di turbolenze politiche del Madagascar, aperta con le proteste della generazione Z che nel settembre dello scorso anno portarono alle dimissioni del primo ministro Christian Ntsay. Pochi giorni dopo il presidente Andy Rajoelina scelse come capo del governo il generale Ruphin Zafisambo. Le proteste si intensificarono, fino a diventare rivolta e a sfociare nel colpo di Stato condotto dal colonnello Randrianirina, schieratosi al fianco dei manifestanti. Randrianirina è così diventato presidente ad interim, promettendo elezioni entro due anni e nominando Herintsalama Rajaonarivelo come nuovo primo ministro. Il mandato di Rajaonarivelo è durato appena 5 mesi, finendo ben presto sotto la lente critica dei giovani malgasci che hanno manifestato contro la carenza diffusa di acqua ed elettricità.
Le autorità ad interim sono state poi accusate di governare con poca trasparenza, escludendo i protagonisti della transizione politica dai suoi sviluppi. Randrianirina è corso dunque ai ripari, sollevando Rajaonarivelo dal suo incarico e inviando un segnale di apertura ai manifestanti. Questo potrebbe non bastare: i giovani infatti chiedono misure concrete per una gestione condivisa della nuova fase politica nazionale. Alcuni gruppi hanno inviato un vero e proprio ultimatum al presidente, pretendendo un cambio di rotta, pena l’intensificazione delle proteste. I prossimi mesi saranno cruciali per capire gli equilibri di forza politici in vista del 2027, anno in cui dovrebbe chiudersi il periodo di transizione con la stesura della nuova Costituzione e l’elezione di un nuovo presidente. Appuntamenti a cui i giovani malgasci, protagonisti delle rivolte, pretendono di partecipare con un ruolo primario, dando continuità al protagonismo che la generazione Z sta riportando nel mondo.




