Dalla produzione alla condivisione, Rimini sperimenta la comunità energetica urbana

Il Comune di Rimini ha avviato il percorso che porterà alla nascita della prima Comunità Energetica Rinnovabile (CER) cittadina, un sistema che consente a cittadini, imprese ed enti locali di produrre e condividere energia da fonti rinnovabili, riducendo i costi e redistribuendo i benefici sul territorio. Con particolare attenzione alle famiglie più fragili e al tessuto produttivo locale. Il progetto è già operativo sul piano organizzativo e infrastrutturale e si presenta come uno dei più strutturati a livello urbano in Italia.

A differenza di molte esperienze ancora in fase sperimentale, la Comunità Energetica di Rimini potrà contare fin dall’inizio su impianti fotovoltaici per circa 2 megawatt complessivi, installati su edifici e aree comunali, tra cui scuole, impianti sportivi e il parcheggio del centro commerciale Le Befane. Cittadini e imprese possono aderire alla CER senza sostenere costi di ingresso o di gestione. La partecipazione è gratuita e consente di accedere agli incentivi statali previsti per l’energia condivisa, erogati dal Gestore dei Servizi Energetici. In concreto, l’energia prodotta dagli impianti viene immessa in rete e condivisa virtualmente tra i membri della comunità, che ricevono un ritorno economico proporzionale alla quota di energia condivisa. 

Uno degli aspetti più rilevanti del regolamento riguarda la redistribuzione dei benefici. Una parte degli incentivi viene modulata in base alla condizione economica dei nuclei familiari, in modo da sostenere chi è più esposto al peso delle bollette. Un ulteriore 10% delle risorse è destinato a piccole e medie imprese e associazioni del territorio, riconoscendone il ruolo economico e sociale. Un altro elemento che amplia la platea dei beneficiari è l’eliminazione di vincoli territoriali legati alla cabina primaria per i cittadini. In pratica, molti più riminesi possono aderire alla comunità rispetto a quanto avviene in altre CER, dove l’accesso è limitato a specifiche aree della rete elettrica.

Dal punto di vista ambientale ed economico, secondo le stime il progetto dovrebbe evitare l’emissione di circa 935 tonnellate di CO₂ all’anno, un valore paragonabile all’assorbimento di oltre 41.000 alberi. Per l’amministrazione comunale è previsto un risparmio annuo di circa 44 mila euro per almeno 25 anni, mentre i membri della comunità beneficeranno di una riduzione diretta dei costi energetici in bolletta. Tutto questo senza consumo di nuovo suolo, perché gli impianti vengono installati esclusivamente su superfici già esistenti.

Una comunità energetica è un’alleanza tra cittadini, imprese, enti locali o associazioni che decidono di produrre, condividere e utilizzare energia rinnovabile in modo collettivo, trasformando l’energia da semplice servizio a bene comune. Alla base c’è un principio semplice ma rivoluzionario: l’energia non è solo qualcosa che si compra, ma qualcosa che si può creare insieme. Ciononostante, a fine 2025 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha ridotto drasticamente i fondi PNRR destinati alle CER, passando da 2,2 miliardi a meno di 800 milioni di euro. Una scelta che ha creato incertezza per molte realtà in fase di avvio, che renderebbero la transizione ecologica un’esperienza concreta, quotidiana. Alla portata di tutti.

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Gloria Ferrari

Laureata in Culture e Letterature del mondo moderno a Torino. Scrive di diritti umani e ambiente per diverse testate giornalistiche italiane. Collabora con L’Indipendente dal 2021.

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