La Chiesa spagnola fa marcia indietro sugli abusi sessuali commessi e accetta un accordo con il governo per collaborare a un sistema di risarcimento condiviso con lo Stato e assumendosi l’onere di indennizzare le vittime di pedofilia.
L’intesa è stata firmata dal Ministro della Presidenza Félix Bolaños, dal Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) Luis Argüello e dal Presidente della Conferenza Spagnola dei Religiosi (Confer) Jesús Díaz Sariego, e prevede che le richieste di risarcimento possano essere presentate entro un anno e che sia il Defensor del Pueblo (funzionario governativo indipendente) a valutare e proporre le forme di riparazione. Dopo l’analisi delle singole istanze, una commissione ecclesiastica e lo stesso Defensor lavoreranno congiuntamente per definire l’indennizzo, che potrà comprendere compensazioni economiche ma anche riconoscimenti di tipo morale, psicologico o restaurativo.
Fino ad ora, molte vittime avevano evitato di rivolgersi direttamente alla Chiesa per ottenere risarcimenti, anche a causa della mancanza di trasparenza e autonomia nelle procedure. L’accordo con il governo introduce una supervisione statale esterna al contesto ecclesiastico, ampliando così l’accesso alla giustizia riparativa per centinaia di persone che per anni hanno denunciato di essere state ignorate o marginalizzate. Il ministro della Giustizia, Félix Bolaños, ha definito l’accordo come un passo fondamentale per mettere “fine a decenni di silenzio” e per riconoscere formalmente la sofferenza delle vittime.
Le radici di questo scandalo in Spagna risalgono alle indagini giornalistiche di El Pais che, dal 2018 in avanti, hanno identificato oltre 1500 casi di abusi da parte di membri del clero spagnoli. Quell’inchiesta del quotidiano spagnolo aveva costretto istituzioni e opinione pubblica a confrontarsi con la portata reale del fenomeno, contribuendo a rovesciare la cultura dell’omertà e gli insabbiamenti continui.
A livello più ampio, la questione degli abusi sessuali sui minori da parte di religiosi e figure di autorità rimane una ferita aperta in molti paesi europei. Documenti e proposte presentati presso istituzioni come l’Assemblea nazionale francese e il Parlamento europeo sostengono che i limiti temporali per perseguire questi crimini dovrebbero essere aboliti o estesi in tutta l’Unione, con l’obiettivo di eliminare le discriminazioni giuridiche tra Stati membri e garantire un accesso più equo alla giustizia per le vittime di abusi.
Ecco perché l’accordo spagnolo rappresenta un cambio di paradigma: dal silenzio e dalla protezione delle istituzioni verso una cultura della responsabilità e della riparazione.



