Andrea Cossu, ex calciatore del Cagliari diventatone poi dirigente, dovrà stare quattro anni lontano dai campi da calcio. Lo ha stabilito il TAR della Sardegna, confermando il DASPO emesso dalla Questura. A Cossu sono stati contestati i rapporti con gli Sconvolts. La storica sigla del tifo organizzato rossoblù era finita di recente nel mirino della magistratura: l’operazione Frari ha portato a 33 misure cautelari, all’interno di uno schema accusatorio articolato, che ha scomodato persino l’associazione a delinquere per condotta violenta. Nei confronti degli Sconvolts, come ricostruito dal TAR, Cossu «forniva un contributo causalmente rilevante alla sopravvivenza e al rafforzamento», consegnando «abbigliamento tecnico utilizzato dai calciatori del Cagliari Calcio durante le partite, materiale che successivamente veniva fatto oggetto di lotterie o vendita, il cui ricavato serviva per finanziare l’associazione». Il dirigente sardo ha dunque pagato per il suo ruolo “diplomatico”, di ponte tra società e tifosi, in un calcio, soprattutto a livello professionistico, sempre più spersonalizzato e distante dalla sua base popolare.
Centinaia di agenti, unità cinofile, scientifica e persino un elicottero. Il maxi-blitz dell’operazione Frari ha dato prova della durezza che lo Stato italiano riserva da almeno 40 anni al movimento ultras. Un conflitto a bassa intensità che talvolta si riaffaccia sulla cronaca, come nel caso dei tifosi della Cavese multati per aver ricordato Stefano Cucchi allo stadio. L’attacco frontale al tifo organizzato rossoblù, avvenuto con un’operazione che rievoca le retate anti-mafia, ha portato nel 2022 a 33 misure cautelari. Secondo l’accusa, gli Sconvolts avevano organizzato nel quinquennio precedente diverse aggressioni verso i tifosi avversari, configurando così il reato di associazione a delinquere.
Buona parte degli ultras interessati hanno scelto la via del patteggiamento, così come Andrea Cossu, che il simbolo degli Sconvolts se l’è tatuato sul polpaccio dopo anni di militanza prima di spiccare il volo verso il calcio professionistico e diventare una bandiera del Cagliari. Dopo aver appeso i tacchetti al chiodo, Cossu è diventato dirigente rossoblù, non nascondendo mai le proprie origini. Coinvolto nell’operazione Frari proprio per il suo ruolo “diplomatico”, l’ex trequartista ha visto la sua pena di sei mesi convertita in multa da 22,5 mila euro. Poco dopo si è però attivata la Questura, emettendo nei suoi confronti un DASPO di 4 anni, confermato pochi giorni fa dal TAR. Il divieto di accedere alle manifestazioni sportive risponde a una valutazione di pericolosità sociale dell’interessato, avanzata dalla questura e non rigettata dai giudici. Nel motivare la propria decisione, il TAR della Sardegna ha sottolineato il ruolo di Cossu nel sostentamento economico degli Sconvolts, che negli anni non hanno mancato di realizzare iniziative a sfondo sociale, come raccolte fondi per i bambini dell’isola. Secondo gli inquirenti, l’ex calciatore avrebbe poi favorito «gli incontri tra gli associati e alcuni tesserati del Cagliari Calcio», presenziando «alle riunioni del gruppo ultrà» e frequentandone la sede, «tanto che aveva disponibilità delle chiavi».
Daspo preventivi, di gruppo, fuori contesto: sono tanti gli strumenti repressivi collaudati negli anni sugli ultras, al punto da trasformarli in una sorta di categoria a se stante dei cittadini italiani. Con il caso Cossu lo Stato italiano alza il tiro, stabilendo un indirizzo ben preciso ai rapporti tra calciatori, società e tifosi. Gli addetti ai lavori del panorama calcistico sono avvertiti: spersonalizzazione e distanza dalla base popolare o repressione giudiziaria.




