sabato 29 Novembre 2025

Spotify investe in armi: 650 musicisti dei Paesi Baschi ritirano la loro musica

Una sollevazione corale sta scuotendo il panorama musicale basco, dove più di 650 artisti, riuniti sotto il nome di Musikariak Palestinarekin (Musicisti con la Palestina), hanno deciso di rimuovere i propri brani dalla piattaforma Spotify. La scelta coinvolge 162 gruppi e nomi di primo piano, tra i quali Fermin Muguruza, La Furia e Jon Maia, e costituisce una reazione diretta agli ingenti investimenti nel settore bellico da parte del fondatore e principale azionista della piattaforma, Daniel Ek. L’atto è scaturito in particolare dall’indignazione per i quasi 700 milioni di euro da questi destinati a Helsing Defense, azienda che sviluppa droni militari dotati di intelligenza artificiale.

L’iniziativa, presentata pubblicamente alla libreria Katakrak di Pamplona, affonda le sue radici nella situazione in Palestina. I portavoce del collettivo hanno ricordato che «sono trascorsi più di due anni da quando lo Stato sionista di Israele ha intensificato violentemente l’occupazione del popolo palestinese». Un processo che, come hanno anche sottolineato, è stato normalizzato dai media «come rumore di fondo», pur essendo «niente meno che un genocidio». In questo contesto, la notizia dell’investimento di Ek, resa pubblica lo scorso giugno, è stata, hanno spiegato, «la goccia che ha fatto traboccare il vaso». La piattaforma Spotify, interpellata sull’argomento, ha replicato attraverso i suoi portavoce in Spagna, difendendo la scelta di Ek. La società ha dichiarato che Helsing, l’azienda in questione, viene utilizzata e distribuita nei paesi europei a scopo di «deterrenza e difesa contro l’aggressione russa in Ucraina», citando una dichiarazione della stessa Helsing. Inoltre, hanno cercato di tracciare una linea di separazione, affermando che Spotify e Helsing sono due società separate e di essere «certi» di «non essere coinvolti a Gaza».

Tuttavia, per i musicisti di Musikariak Palestinarekin, questa distinzione è inaccettabile. Il collettivo, nato all’inizio di agosto da un nucleo iniziale di pochi gruppi, si è progressivamente ampliato fino a coinvolgere centinaia di aderenti. Pur riconoscendo che le piattaforme di streaming «non sono generalmente strumenti creati per favorire i musicisti», il loro obiettivo va oltre la semplice protesta economica. «Sapendo che per Spotify noi non siamo nulla, vogliamo promuovere la stessa premessa nella direzione opposta: che Spotify non è niente per noi», hanno spiegato in occasione dell’evento in cui hanno raccontato della scelta di eliminare dalla piattaforma il loro catalogo, aggiungendo che il loro gesto è finalizzato a costruire un network ancora più ampio di protesta e a dare un senso collettivo al boicottaggio, trasformandolo in un potente strumento politico.

Consapevoli della natura simbolica della propria azione e delle differenze materiali che caratterizzano il settore musicale di Euskal Herria, i musicisti insistono sul fatto che Musikariak Palestinarekin «non è nato per parlare da un punto di vista morale né per puntare il dito contro i colleghi». L’invito, invece, è aperto a tutti: «Non siamo ancora così numerosi come vorremmo; abbiamo molti strati da superare. Invitiamo chiunque voglia unirsi a noi a farlo: le porte sono spalancate». Il messaggio che intendono diffondere è chiaro e si sta propagando in tutta la scena musicale basca: disconnettersi da Spotify di fronte a un modello che, denunciano, «trae profitto dal genocidio di Gaza». L’azione si conclude con un appello diretto al pubblico: «Da oggi in poi, chiediamo il boicottaggio dell’organizzazione: contro il sionismo e a favore della resistenza palestinese».

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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