In appena sei mesi l’entusiasmo che ha accompagnato l’ingresso della Bulgaria nell’eurozona ha lasciato spazio alla frustrazione. Il nuovo governo di Sofia si trova stretto tra due fuochi: da un lato i cittadini che di fronte all’adozione dell’euro lamentano alti tassi di inflazione e perdita di potere d’acquisto, dall’alto l’Unione europea che intende ricorrere alla procedura d’infrazione visti gli indicatori di deficit. Secondo le previsioni, infatti, il rapporto tra deficit (la differenza tra uscite ed entrate pubbliche) e PIL sfonderà il tetto del 3% fissato dai rigidi vincoli europei. Per il 2026 il rapporto dovrebbe attestarsi sul 4,1%, crescendo poi di 0,2 punti percentuali l’anno successivo.
«Per la Bulgaria — dice il commissario europeo Valdis Dombrovskis — lo scorso anno il deficit di bilancio non ha superato il 3% del PIL, se si scorpora la spesa aggiuntiva per la Difesa prevista dalla clausola di salvaguardia nazionale. Tuttavia, a partire da quest’anno, il rapporto superiore al 3% non è più interamente spiegato da spese aggiuntive per la Difesa». Visto che il criterio del disavanzo non è rispettato, «la Commissione proporrà di aprire una procedura d’infrazione nei confronti della Bulgaria». Con queste parole, il commissario per l’economia si rivolge a Sofia nell’ambito del semestre europeo, l’appuntamento annuale con cui Bruxelles valuta la traiettoria economica degli Stati membri.
Soltanto sei mesi fa, il 1° gennaio 2026, l’UE brindava alla svolta monetaria della Bulgaria, definendola «un’importante pietra miliare per il Paese, per la storia dell’euro e per l’UE nel suo complesso». «L’euro apporterà benefici pratici ai cittadini e alle imprese bulgari», diceva la Commissione. Ora il Paese deve fare i conti con un’inflazione galoppante, raddoppiata tra gennaio e maggio, quando ha raggiunto il 7% su base annua, il valore più alto dal 2023. Il malcontento per la perdita di potere d’acquisto è diffuso, alimentato soprattutto da quei settori dell’opinione pubblica già in precedenza contrari all’adozione dell’euro. Non spegne gli animi l’intenzione di Bruxelles di procedere, previo confronto con il Comitato economico e finanziario, lungo la via della procedura d’infrazione, che aggraverebbe i già fragili conti pubblici bulgari.
Soltanto poche settimane si è chiusa, con la nomina del governo Radev, una crisi di governo lunga diversi mesi. Bulgaria Progressista, una coalizione di centro-sinistra fondata in occasione dell’ultimo appuntamento elettorale, dovrà ora gestire la pressione proveniente dall’opinione pubblica e da Bruxelles, che stima un rapporto tra deficit e PIL pari al 4,1% per il 2026 e al 4,3% per l’anno prossimo.





