Bruxelles accelera per l’ingresso dell’Ucraina in Europa

Con il cambio di governo in Ungheria, l’Unione Europea sta provando a premere sull’acceleratore per fare entrare l’Ucraina nel blocco. A consolidare quanto già nell’aria da tempo sono le indiscrezioni pubblicate dal portale europeo Euractiv, che menzionando un funzionario anonimo ha affermato che la Commissione intenderebbe aprire il primo capitolo negoziale sull’adesione di Kiev il prossimo 16 giugno. L’incontro precederebbe di due giorni una riunione del Consiglio a cui l’esecutivo europeo avanzerebbe formalmente la proposta. La rivelazione di Euractiv segue di qualche giorno una proposta del cancelliere tedesco Merz – male accolta da Zelensky – che ha ipotizzato la creazione di uno status ad hoc per l’Ucraina per accelerare il processo di adesione di Kiev all’Unione. Intanto, in Italia l’indiscrezione è arrivata nelle sale di palazzo Chigi, dividendo il governo: la Lega ha diffuso una nota per esprimere la propria posizione «assolutamente contraria» all’iniziativa, mentre Tajani ha appoggiato l’ipotesi rilanciando anche la candidatura dei Balcani.

Fino a ora il processo di adesione dell’Ucraina all’Unione Europea è stato bloccato prevalentemente dal veto dell’Ungheria. Con l’arrivo di Péter Magyar al governo, che ha spodestato Orbán dal ruolo di primo ministro dopo sedici anni, le cose potrebbero cambiare: Magyar ha posizioni generalmente più allineate a quelle europee e sta avendo un approccio più misurato con l’Ucraina; il nuovo premier ungherese non appoggia direttamente l’adesione di Kiev all’UE, ma secondo le fonti di Euractiv sarebbe orientato a barattare il sollevamento del proprio veto sulla questione per ricevere in cambio uno sblocco dei fondi europei destinati al Paese, congelati a causa delle violazioni del diritto comunitario durante l’era Orbán. Ad aprile, ricorda il portale di informazione, era stata la stessa Commissaria per l’Allargamento, Marta Kos, ad affermare che si sarebbe aspettata l’avvio dei negoziati dopo il completamento della transizione di governo in Ungheria, auspicando che il processo venisse inaugurato prima della fine della presidenza cipriota dell’Unione, in scadenza al termine del prossimo mese.

Nell’ultimo periodo, il tema dell’adesione dell’Ucraina al blocco è emerso in varie occasioni, e sono state discusse le possibili modalità per accelerarne il processo. La scorsa settimana, Merz ha inviato una lettera alle maggiori istituzioni dell’Unione Europea per proporre di candidare l’Ucraina come “membro associatodell’UE; la richiesta era inedita, tanto quanto lo stesso status ipotizzato dal cancelliere per Kiev: non esiste infatti la possibilità di entrare a fare parte dell’Unione come “associato”, ma Merz immaginava la creazione di una posizione apposita per l’Ucraina con lo scopo di velocizzare la sua entrata nell’Unione. Lo stato di membro associato garantirebbe a Kiev di eleggere parlamentari, partecipare a riunioni e beneficiare di parte del bilancio dell’UE, senza tuttavia consentirle diritto di voto; qualche giorno dopo, Zelensky ha bocciato l’iniziativa rilanciando l’avvio di un percorso di piena adesione. Un’altra ipotesi emersa era quella di fare aderire Kiev allo Spazio economico europeo come trampolino di lancio per la piena adesione all’UE.

In ogni caso, il processo di adesione diretta all’Unione Europea che verrebbe aperto il prossimo 16 giugno prevede un percorso a sei passi, detti “cluster”. L’apertura di ciascun capitolo richiede l’approvazione unanime di tutti i 27 governi dell’UE e il diritto di veto può bloccare i negoziati se si ritiene che i Paesi candidati stiano regredendo sulle riforme; il primo cluster riguarda proprio l’adeguamento ai pilastri democratici, economici e istituzionali essenziali dell’UE. Secondo la fonte di Euractiv, i cinque capitoli successivi verrebbero aperti a luglio.

L’indiscrezione di Euractiv si è diffusa rapidamente tanto in Europa quanto in Italia, dove la ricezione da parte dei membri del governo è stata contrastante: il primo partito a esporsi sul tema è stata la Lega, che ha rilasciato una nota in cui boccia senza mezzi termini l’iniziativa: «La Lega è assolutamente contraria ad ogni ipotesi di adesione dell’Ucraina all’Unione Europea. Oltre a non avere i requisiti necessari, che altri Paesi hanno o stanno per ottenere dopo anni di lavoro, Kiev nell’UE rappresenterebbe un danno economico e sociale di enormi proporzioni», si legge nella nota. Alla chiusura totale di Salvini, è arrivata la cauta apertura di Tajani, che ha commentato: «Noi siamo favorevoli all’avvio di un percorso che porti l’Ucraina all’interno dell’Unione Europea, ma non dobbiamo dimenticare che ci sono altri Paesi candidati. Per noi la priorità sono i Balcani»; tra i vari Paesi già candidati, la fonte di Euractiv menziona anche la Moldavia, affermando che il Paese potrebbe ricevere il medesimo trattamento riservato all’Ucraina. L’unica a non avere ancora commentato la questione è la prima ministra Giorgia Meloni, che in passato ha spesso garantito il proprio sostegno all’Ucraina «fino a quando necessario»: non è tuttavia ancora chiaro come l’esecutivo intenda posizionarsi davanti a un ipotetica inaugurazione dei negoziati per l’adesione, che visto quanto emerso fino a ora potrebbe portare a una frattura interna a Palazzo Chigi.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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5 Commenti

  1. Mi risulta che paesi che hanno contese sui confini o che siano in conflitto non possano aderire alla UE. Tutto ciò dimostra che non è per i popoli che si vuole l’adesione, ma per il capitale, per saccheggiare il paese, come hanno fatto con noi e tutti gli altri paesi della UE.
    Si affrettano perché hanno paura che i Russi non lascino nulla?
    Lo scontro e la sconfitta contro la Russia sono sempre più inevitabili, che tristezza

  2. Far aderire all’europa (che già è messa male) un paese in rovina,corrotti fino al midollo e pieno di debiti, cosa mai potrebbe andare storto?
    Spero che un giorno qualcuno vada di a prenderli a casa questi infami faccendieri al soldo di lobby e multinazionali!

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